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Tutti al crematorio: «In alcuni casi è una vera mancanza di rispetto»

Il trend: sempre meno chiesa, l'ultimo saluto si celebra in "campo neutro". Magari anche per defunti credenti, su scelta della famiglia. Il sacerdote Simone Bernasconi non manca quasi mai.
Tutti al crematorio: «In alcuni casi è una vera mancanza di rispetto»
Tutti al crematorio: «In alcuni casi è una vera mancanza di rispetto»
Davide Giordano tio.ch
Tutti al crematorio: «In alcuni casi è una vera mancanza di rispetto»
Il trend: sempre meno chiesa, l'ultimo saluto si celebra in "campo neutro". Magari anche per defunti credenti, su scelta della famiglia. Il sacerdote Simone Bernasconi non manca quasi mai.

MORBIO INFERIORE - Gatti, campane, treni, cartoline vecchie del Ticino. Gli interessi di don Simone Bernasconi, momò doc e rettore del Santuario di Morbio Inferiore, sono infiniti. Ma ce n’è uno in particolare che colpisce. Quello per nostra Sorella Morte. «Chiamarlo interesse è forse esagerato – sottolinea –. Diciamo che il tema della morte mi affascina».  

Le imminenti celebrazioni per i defunti durano circa 48 ore. C'è il primo di novembre, giorno di "Tutti di Santi", e poi c'è il 2 novembre.
«È una specie di giornata da 48 ore. Inizialmente ci si dedica ai Santi. Che non sono solo i Santi riconosciuti dalla Chiesa. In realtà apparteniamo tutti noi a questa schiera di fratelli e sorelle. Non per niente il primo di novembre è considerato dai padri della Chiesa come la Pasqua dell'autunno che prosegue il giorno dopo con il ricordo specifico di tutti i nostri cari defunti».

Che valore dare oggi a questa ricorrenza?
«Il valore del ricordo, della commemorazione. Ricordare significa rimettere nel cuore. Nel caso specifico rimettiamo nel cuore le persone care che non sono più tra noi».

Parliamo di funerali. È vero che sempre di più si fa solo la cerimonia al crematorio?
«Questa è la tendenza purtroppo. E capita anche per quei defunti che in vita magari venivano sempre a messa in chiesa. A decidere di fare la cerimonia solo al crematorio in quelle circostanze sono i figli o i parenti».

Cosa pensi di queste situazioni specifiche?
«Ci vedo una mancanza di rispetto verso la persona defunta. Ed è la conferma che il funerale lo facciamo per i vivi e non per i morti».

Perché si opta così tanto per il crematorio?
«Per fare più veloce. Per concentrare tutto nello stesso luogo. Nel Mendrisiotto il crematorio di riferimento è a Chiasso. Tante cerimonie si svolgono solo lì. Ma anche nel resto della Svizzera italiana la tendenza è questa. Diciamo che l'era della pandemia da Covid, con le sue restrizioni, ha accelerato un processo che era già in corso».

Alcuni sacerdoti si rifiutano di andare a celebrare il funerale solo al crematorio. Tu invece ci vai. Perché?
«Anche solo una celebrazione al crematorio, che a me piace chiamare "momento di preghiera", ha il suo valore. Lo penso davvero. Una parola ben detta può comunque riscaldare il cuore di una persona addolorata».

Al crematorio si mettono video e canzoni. Cosa fai quando magari ci scappa una canzone un po' "estrema"?
«Chiedo di potere fare il "momento di preghiera" prima. E poi mi siedo nel massimo rispetto. Lasciando spazio ai desideri del defunto e dei suoi cari. Sono già capitate cose bizzarre. Ma non mi metto di certo a giudicare».

Semmai la butti sull'ironia. È vero che a te piacciono le battute sulla morte?
«Piacere è un parolone. Però sdrammatizzo. Ogni tanto affermo che "ogni giorno che passa si avvicina la cassa". In un recente funerale di un Cereghetti mi sono permesso di dire che se tutti i Cereghetti del Mendrisiotto fossero parenti ci servirebbe uno stadio per fare il funerale. Non sono mai offensivo comunque».

Sappiamo che grazie alla tua umanità sei molto gettonato per le celebrazioni funebri, anche per defunti di altre parrocchie. Non ti senti una specie di "don Funerale"?
«È vero che sono richiesto. Partecipo, concelebro, se c'è bisogno suono l'organo. Ma non mi sento nessuno. C'è ad esempio don Donato Brianza di Gordola che è molto più in gamba di me. Ha tanta empatia. Solo che è più riservato e non fa interviste...»

Sarà. Ma non puoi negare di avere un rapporto particolare con la morte.
«Confermo. Non ho mai avuto paura della morte, nemmeno da giovanissimo. In casa se ne parlava serenamente. E da piccolo andavo a fare il chierichetto ai funerali. Non solo. Andavo a visitare il morto coi preti già da ragazzino. Ancora oggi prima di celebrare un funerale ho bisogno di vedere il defunto in volto. Come se cercassi il contatto con qualcosa di molto spirituale».

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