Ha parlato a lungo con i media e quando il corpo è stato identificato, è scoppiato a piangere

Il 43enne bengalese, primo sospettato dell'efferato omicidio e smembramento di un 33enne richiedente l'asilo, non si è negato ai giornalisti, anzi. E poi la sorpresa dell'arresto.
STEIN (AG) - Era calmo e disponibile, e sembrava sinceramente preoccupato per il coinquilino scomparso.
Così si è presentato ai giornalisti il 43enne del Bangladesh arrestato per l’omicidio del 33enne burundese rinvenuto, smembrato, in alcuni sacchi sulle rive del Reno.
Il giorno prima dell’arresto l’uomo aveva rilasciato interviste a diversi media, tra cui Blick e 20 Minuten, davanti alla struttura in cui erano ospitati entrambi.
«Ho parlato con lui per almeno un’ora», racconta la giornalista di Blick Karin Frautschi. Lunedì 26 ottobre il 43enne era uscito dal centro e si era rivolto spontaneamente ai cronisti, in un tedesco stentato e in parte in inglese.
Era stato lui a dire che il compagno di stanza era sparito: lo aveva visto l’ultima volta venerdì verso le 22, nella camera che condividevano. Aveva anche raccontato che la polizia aveva perquisito la stanza e gli aveva sequestrato il cellulare, che contava di riavere presto.
Alla domanda se il corpo potesse essere quello del coinquilino, aveva detto di non sapere dove fosse né cosa stesse succedendo. Poco dopo è intervenuto un altro ospite del centro - Faustin, anche lui intervistato da diversi media - lo stesso uomo che domenica mattina aveva trovato il sacco con una gamba.
Quando ha detto di essere convinto dell'identità del morto il sospettato è scoppiato in lacrime e ha continuato a ripetere: «Cosa? E.* è morto?». Ha parlato della vittima solo in termini positivi. È persino rientrato nel centro per scrivere su un foglio il nome corretto del defunto e consegnarlo ai giornalisti.
A rendere la vicenda ancora più cupa è il luogo in cui si è consumata. Quello di Stein non è un centro d’asilo qualsiasi, ma una struttura specializzata nell’accoglienza di richiedenti l’asilo con problemi psichiatrici.
Come già confermato in precedenza dal Ministero pubblico argoviese, durante le indagini il sospettato «ha mostrato segni di instabilità psichica». Resta da chiarire se e in che misura ciò sia legato al reato. Per ora gli inquirenti escludono un movente politico o religioso.
Il centro è stato temporaneamente sgomberato per permettere tutte le verifiche del caso.
*vero nome noto alla redazione



