Gamba ritrovata nel Reno: la scoperta sconvolge la comunità locale, soprattutto gli asilanti

Uno dei richiedenti l'asilo che ha compiuto il macabro ritrovamento ha dichiarato che la possibile vittima potrebbe essere un amico, un attivista scomparso da sabato
Uno dei richiedenti l'asilo che ha compiuto il macabro ritrovamento ha dichiarato che la possibile vittima potrebbe essere un amico, un attivista scomparso da sabato
STEIN - Le autorità argoviesi potrebbero essere vicine a una svolta nel caso del macabro ritrovamento avvenuto domenica mattina nelle acque del Reno a Stein, località al confine con la Germania. La gamba umana rinvenuta all'interno di un sacco nero potrebbe appartenere a un 27enne originario del Burundi, del quale era stata denunciata la scomparsa nella giornata di sabato, dopo che di lui si erano perse le tracce venerdì sera.
Sono stati tre uomini a trovare l'arto. Uno di essi è Faustin, connazionale 36enne della presunta vittima, che ha passato l'intera giornata di sabato alla sua ricerca. Il ritrovamento ha dato il via a una vasta operazione di ricerca, durante la quale la polizia ha recuperato altri sacchi contenenti resti umani.
La polizia cantonale argoviese ha avviato le ricerche poco dopo le 7.30 di domenica, impiegando un'imbarcazione e dei sommozzatori. Nel corso della giornata sono stati trovati altri sacchi contenenti resti umani. I servizi di emergenza sono rimasti in azione anche nella giornata di lunedì. La polizia e la Procura hanno aperto un'inchiesta. L'identità della vittima non è ancora stata accertata, ma secondo la Cantonale le circostanze fanno pensare a un omicidio. Restano da chiarire il luogo e l'ora del delitto, così come l'identità del responsabile o degli eventuali responsabili.
L'Istituto di medicina legale di Argovia sta esaminando i resti per stabilire l'identità dell'uomo e le circostanze della morte. La polizia criminale cerca testimoni che abbiano notato movimenti sospetti sulle rive del Reno a Stein o altrove. Le segnalazioni possono essere inviate all'indirizzo leibleben.kripo@kapo.ag.ch.
La scoperta e l'allarme
Il 36enne ha raccontato a 20 Minuten come sono avvenuti i fatti. «Un altro residente nello stesso centro di accoglienza, anche lui del Burundi, non riusciva a dormire. Domenica alle 6 si è alzato ed è andato sulle rive del Reno a cercare il nostro amico». Il 36enne lo ha raggiunto circa mezz'ora dopo. Poco dopo, uno dei connazionali ha individuato il sacco sott'acqua, poco al di sotto della superficie. «Lo abbiamo tirato a riva con dei grossi rami», ha spiegato Faustin. Dal sacco è quindi emersa la gamba di un uomo. I tre hanno subito allertato la polizia.
Faustin non può affermare con certezza che i resti appartengano all'amico. La pelle era già sbiancata dall'acqua, ha spiegato, ma nella parte superiore dell'arto gli è sembrato di scorgere dell'epidermide più scura. «Non sono sicuro al 100% che sia il mio amico scomparso», ha precisato. Secondo il suo racconto, la gamba era intatta e presentava «un taglio netto nella parte superiore».
Il 36enne ha detto di essere ancora traumatizzato e di dormire pochissimo dalla scoperta. «Soprattutto, ho paura per la mia incolumità. I richiedenti asilo provenienti dal Burundi a volte vengono sorvegliati. Anche il mio amico, scomparso da venerdì sera, aveva la sensazione di essere osservato. Il suo compagno di stanza al centro di accoglienza continuava a chiedergli dove fosse quando non passava la notte a Stein».
Attivista e tramite
Secondo Faustin, il 27enne scomparso era un attivista per i diritti umani e faceva da tramite tra i richiedenti asilo e alcuni attivisti politici svizzeri. «Era il nostro referente presso gli attivisti svizzeri che si battono per noi. Ora mi chiedo: sono in pericolo anch'io?».
Il modo in cui i resti sono stati gettati nel fiume gli ricorda inoltre, sostiene, i metodi utilizzati nel suo Paese d'origine: «I membri dell'opposizione vengono uccisi in massacri, smembrati e gettati nei fiumi». La polizia, ribadisce, non gli ha confermato che la vittima sia il suo amico. «Ma viste le circostanze, sospetto fortemente che si tratti di lui».
La speranza del coinquilino
Il coinquilino del 27enne, U.M., un 43enne originario del Bangladesh, continua invece a sperare che l'uomo sia ancora vivo. «Il mio coinquilino è uscito venerdì sera e ha lasciato il caricabatterie in camera. Nutro ancora la speranza che sia vivo e che semplicemente non riusciamo a trovarlo perché il suo cellulare è spento».






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