Tagli e privatizzazioni: «Chi ci guadagna e chi ci perde davvero?»

Un risparmio per il Cantone può trasformarsi in un costo per famiglie e Comuni. Un'iniziativa parlamentare di Yannick Demaria chiede più trasparenza sulle conseguenze dei tagli ai servizi pubblici.
BELLINZONA - Prima di tagliare, esternalizzare o privatizzare un servizio pubblico, il Cantone dovrebbe valutarne tutte le conseguenze. Non soltanto quelle finanziarie, ma anche gli effetti sulla popolazione, sul personale, sui comuni e sulla qualità delle prestazioni.
È quanto chiede un'iniziativa parlamentare presentata oggi, primo novembre, da Yannick Demaria (GISO), che propone di introdurre nella legislazione ticinese un vero e proprio «test del servizio pubblico».
La proposta, elaborata con il contributo dell'Associazione per la difesa del servizio pubblico (ASP), punta a modificare l'articolo 57 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato. L'obiettivo è obbligare il Governo a fornire al Parlamento un quadro più completo delle conseguenze delle proprie decisioni, soprattutto quando queste comportano una riduzione delle prestazioni o il loro affidamento a soggetti esterni.
Il risparmio del Cantone può diventare un costo per altri
Il problema, secondo Demaria, è che le attuali valutazioni contenute nei messaggi governativi si concentrano prevalentemente sulle conseguenze finanziarie e amministrative per il Cantone, trascurando altri aspetti.
Un taglio alla spesa cantonale, sostiene il deputato, non equivale necessariamente a un risparmio per la collettività. Può infatti tradursi in maggiori oneri per i Comuni, in un aumento delle fatture per gli utenti oppure in nuove spese per le famiglie. In alcuni casi, la riduzione delle prestazioni pubbliche può anche comportare un aumento del lavoro di cura non retribuito, che ricade principalmente sulle donne.
Il rischio, evidenziato nell'iniziativa, è che il Gran Consiglio si trovi a decidere sulla base del risparmio immediato per le casse cantonali, senza conoscere pienamente le conseguenze sociali, territoriali ed economiche della misura.
Un'analisi prima delle decisioni
Per colmare questa lacuna, Demaria propone di introdurre una valutazione d'impatto obbligatoria per i progetti che hanno effetti rilevanti sulle prestazioni pubbliche. L'analisi dovrebbe essere proporzionata all'importanza della decisione, diventando particolarmente approfondita nei casi di soppressione, riduzione sostanziale, esternalizzazione o privatizzazione di un servizio.
I messaggi governativi dovrebbero indicare gli effetti sull'accessibilità, sulla qualità, sulla continuità e sul costo delle prestazioni per gli utenti. Dovrebbero inoltre esaminare le conseguenze sulle condizioni di lavoro del personale, sulle competenze interne all'amministrazione e sulla capacità dello Stato di mantenere il controllo del servizio.
La valutazione comprenderebbe anche gli effetti ambientali e climatici, i costi e i benefici sul lungo periodo e gli eventuali oneri trasferiti a Comuni, famiglie e altri enti. Il Governo sarebbe inoltre chiamato a illustrare le alternative considerate e a spiegare le ragioni della soluzione scelta.
La proposta non intende attribuire automaticamente un giudizio positivo o negativo ai progetti. Governo e Parlamento manterrebbero la propria libertà decisionale, ma disporrebbero di informazioni più complete per confrontare le diverse opzioni.
Verificare i risultati e, se necessario, tornare indietro
Un altro elemento centrale dell'iniziativa riguarda ciò che accade dopo l'adozione di una misura. Il test del servizio pubblico non dovrebbe infatti esaurirsi nella valutazione preliminare.
Per ogni progetto rilevante dovrebbero essere definiti indicatori e scadenze per verificare se gli obiettivi siano stati raggiunti. Il Consiglio di Stato sarebbe quindi chiamato a controllare, a distanza di un periodo adeguato, se i risparmi annunciati si siano concretizzati e quali effetti abbia prodotto la decisione.
Qualora emergessero conseguenze negative o gli obiettivi non fossero stati raggiunti, dovrebbero essere previste misure correttive. Nei casi in cui risultasse necessario, si potrebbe arrivare anche al ripristino della prestazione precedente.
L'ASP: «Non basta promettere che un servizio costerà meno»
L'iniziativa ha il sostegno dell'Associazione per la difesa del servizio pubblico, che ha partecipato alla sua elaborazione. In un comunicato diffuso oggi, l'ASP sottolinea la necessità di rendere più trasparenti le conseguenze delle riorganizzazioni e delle politiche di risparmio.
«Non basta annunciare che un servizio funzionerà meglio o costerà meno: occorre precisare ciò che cambierà per la popolazione e per il personale», afferma l'associazione, che da oltre venticinque anni si batte contro le privatizzazioni e a favore di una gestione pubblica sottoposta al controllo democratico.
Particolare preoccupazione viene espressa per la perdita di competenze che può accompagnare l'esternalizzazione delle prestazioni. Secondo l'ASP, affidare un compito all'esterno rischia di disperdere l'esperienza accumulata nell'amministrazione e di indebolire la capacità dello Stato di controllare il servizio e intervenire in caso di problemi.
Una volta smantellata un'organizzazione pubblica, osserva l'associazione, tornare alla situazione precedente può risultare difficile. Da qui l'importanza di valutare preventivamente non soltanto i possibili risparmi, ma anche le conseguenze a lungo termine.
L'ASP insiste inoltre sulla necessità di verificare i risultati delle scelte politiche: «Non si può chiedere alla popolazione di sopportare le conseguenze di una scelta sbagliata senza che nessuno sia chiamato a risponderne».
Gli esempi degli altri cantoni
A sostegno della proposta, Demaria richiama alcune esperienze già sviluppate nel resto della Svizzera. A Friburgo è prevista una valutazione degli effetti sociali, economici e ambientali dei progetti, da effettuare in tempo utile per consentire eventuali modifiche prima della decisione.
Il Canton Berna applica invece una valutazione della sostenibilità agli affari cantonali di importanza strategica. San Gallo e Argovia hanno sviluppato criteri specifici per le esternalizzazioni e le partecipazioni pubbliche, considerando anche la perdita di controllo e coordinamento da parte dell'ente pubblico.
Il modello proposto per il Ticino sarebbe più mirato: la valutazione verrebbe inserita direttamente nei messaggi governativi sottoposti al Gran Consiglio e riguarderebbe i progetti con effetti significativi sulle prestazioni pubbliche.
L'iniziativa cita anche il recente processo di digitalizzazione degli sportelli amministrativi come esempio concreto discusso con l'ASP per individuare gli aspetti che rischiano di rimanere esclusi dalle attuali valutazioni.



