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Fabio Regazzi

Fuochi d’artificio: per risolvere un problema non serve sempre un divieto

Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati e Presidente usam
Fuochi d’artificio: per risolvere un problema non serve sempre un divieto
TiPress
Fonte Fabio Regazzi
Fuochi d’artificio: per risolvere un problema non serve sempre un divieto
Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati e Presidente usam

GORDOLA - Energia, sicurezza, sanità, pensioni, competitività delle nostre imprese, rapporti con l’Europa: le sfide importanti per il nostro Paese certamente non mancano. Eppure, il 29 novembre saremo chiamati alle urne anche per decidere se inserire nella Costituzione federale un divieto riguardante i fuochi d’artificio rumorosi. Non perché il tema sia completamente irrilevante. Il rumore può infastidire, gli animali possono spaventarsi, esistono rischi d’incendio e non tutti fanno uso della pirotecnica con il necessario buon senso. Sono argomenti che meritano rispetto. Ma davvero ogni problema della nostra quotidianità deve trasformarsi in una questione costituzionale?

A mio avviso, no. Dietro questa votazione c’è infatti una domanda molto più interessante dei fuochi d’artificio: che cosa ci aspettiamo dallo Stato? Che intervenga ogni volta che un comportamento può creare un disturbo, oppure che stabilisca regole ragionevoli lasciando poi spazio alla responsabilità delle persone? Io continuo a preferire la seconda strada. I fuochi d’artificio non sono oggi una terra di nessuno. Esistono già prescrizioni e misure di sicurezza. Devono essere utilizzati senza mettere in pericolo persone, animali o cose e, quando il rischio d’incendio lo richiede, possono essere imposte limitazioni. Questo non significa che non si possa fare meglio. Significa farlo dove serve e nella misura in cui serve. E significa anche rispettare il nostro federalismo. Se si ritiene necessario introdurre ulteriori restrizioni, lasciamo che siano i Cantoni e, dove opportuno, i Comuni a farlo, tenendo conto delle diverse realtà locali. Non tutto ciò che può essere regolato deve necessariamente esserlo a livello federale. Un conto è l’uso sconsiderato di petardi in un quartiere densamente abitato, un altro sono alcuni fuochi durante una ricorrenza. Un conto è accenderli durante un periodo di siccità, un altro farlo quando non esiste un particolare pericolo. Trattare situazioni differenti nello stesso modo è certamente semplice, ma non necessariamente è intelligente.

E poi c’è un principio che rischiamo di perdere: la libertà comprende anche il dovere di non abusarne. Chi accende un fuoco d’artificio dovrebbe preoccuparsi dei vicini, degli animali, degli orari, del luogo e delle condizioni ambientali. Se non lo fa, servono regole e, se necessario, sanzioni. Ma dall’irresponsabilità di alcuni non dovrebbe automaticamente nascere un divieto per tutti. È una differenza importante. Perché oggi discutiamo di fuochi d’artificio, domani il principio potrà riguardare tutt’altro. Una società non diventa necessariamente migliore accumulando divieti. Diventa migliore quando riesce a far convivere libertà, rispetto e responsabilità.

La politica ha già abbastanza problemi seri da risolvere. Non trasformiamo anche il buon senso in un articolo costituzionale. Ecco perché il 29 novembre voterò No.


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