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Lorenzo Onderka

13ª AVS e aumento dell’IVA: non basta fare i conti. Servono risposte.

Lorenzo Onderka, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro
13ª AVS e aumento dell’IVA: non basta fare i conti. Servono risposte.
Lorenzo Onderka
Fonte Lorenzo Onderka
13ª AVS e aumento dell’IVA: non basta fare i conti. Servono risposte.
Lorenzo Onderka, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro

BIOGGIO - Il prossimo 29 novembre saremo chiamati a decidere se aumentare l'IVA per contribuire al finanziamento della 13ª rendita AVS, già approvata dal popolo svizzero.

Sono prossimo alla pensione e mi sono posto una domanda: quanto inciderà realmente questo aumento sulla mia vita quotidiana? Probabilmente meno che su quella di molte giovani famiglie. I miei principali investimenti sono già stati fatti, le mie necessità di consumo sono cambiate e posso contare su una certa stabilità economica.

Ma è giusto che, nel prendere una decisione che riguarda il futuro della previdenza sociale, io consideri soltanto la mia situazione personale? Credo che chi beneficia già della pensione, o è vicino a riceverla, abbia una responsabilità particolare: ascoltare anche le generazioni che dovranno sostenere il sistema nei prossimi decenni.

Per questo ho voluto confrontarmi con alcuni giovani e famiglie. Molti mi hanno espresso la loro contrarietà a un ulteriore aumento dell'IVA. Li capisco. Tra affitti, premi di cassa malati e costo della vita, ogni spesa aggiuntiva pesa sui bilanci familiari. Ma durante queste conversazioni abbiamo allargato la riflessione alle possibili alternative.

Tra gli oppositori all'aumento dell'IVA, in particolare negli ambienti politici di UDC e PLR, vi sono esponenti favorevoli a riforme strutturali dell'AVS che comprendono anche un innalzamento dell'età pensionabile.

Naturalmente, votare NO il 29 novembre non significa votare automaticamente per il pensionamento a 70 anni. Ma una bocciatura potrebbe rafforzare politicamente chi sostiene questa alternativa. Ed è proprio qui che nasce la mia preoccupazione.

Dal punto di vista finanziario, lavorare più a lungo può contribuire a ridurre la pressione sui conti dell'AVS.

Ma siamo sicuri che il nostro mercato del lavoro sia pronto ad accogliere e mantenere occupate persone fino a 67, 68 o persino 70 anni?

Già oggi, chi perde il lavoro dopo i 50 anni incontra spesso maggiori difficoltà a reinserirsi. Dopo i 60 anni, la situazione può diventare particolarmente critica. A chi propone un innalzamento dell'età pensionabile vorrei quindi rivolgere una domanda precisa: quali misure concrete intendete promuovere per garantire alle persone tra i 50 e i 70 anni la possibilità di trovare e mantenere un lavoro, con condizioni e salari dignitosi?

Non basta modificare un'età sulla carta. Occorre coinvolgere le imprese, le associazioni economiche e le istituzioni, creando condizioni che favoriscano sia il mantenimento dell'occupazione sia il reinserimento di chi ha perso il posto. Senza misure efficaci, il rischio è che un numero crescente di persone, esaurito il diritto alla disoccupazione, debba ricorrere all'assistenza sociale prima di raggiungere l'età pensionabile.

Avremmo così ridotto le uscite dell'AVS, ma potenzialmente aumentato quelle di altre casse pubbliche. Un risparmio per un'assicurazione sociale non equivale necessariamente a un risparmio per la collettività. Chi propone una riforma deve assumersi anche la responsabilità delle sue possibili conseguenze, non soltanto presentarne i benefici finanziari.

La sostenibilità dell'AVS è una responsabilità condivisa. Ma non può essere affrontata ignorando la realtà del mercato del lavoro e le difficoltà di chi deve ancora costruire il proprio futuro. E allora mi pongo una domanda: possiamo davvero considerare sostenibile una riforma che promette risparmi per l'AVS, senza sapere se questi rischiano di tradursi in maggiori costi sociali e, soprattutto, in nuove difficoltà per le persone coinvolte?

È anche alla luce di queste preoccupazioni che, personalmente, guardo con favore al finanziamento attraverso l'IVA, pur comprendendo le ragioni di chi vi si oppone.



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