Bellinzona, prima di aumentare le imposte, impariamo a risparmiare

Elio Del Biaggio
A Bellinzona, quando i conti faticano a tornare, il rischio è sempre lo stesso: chiedere ancora ai contribuenti. E oggi, all’orizzonte, si profila anche lo spettro di un possibile aumento del moltiplicatore comunale. Eppure, prima di percorrere questa strada, sarebbe opportuno domandarsi se tutte le risorse disponibili siano davvero utilizzate nel modo migliore.
Il preventivo 2027 prevede un disavanzo di 10,6 milioni di franchi e investimenti netti per 25 milioni, mentre il moltiplicatore rimane al 93%, che tra l’altro è uno dei più alti del Ticino. Numeri che impongono riflessioni serie, non soltanto sulla necessità di nuove entrate, ma anche sulle priorità di spesa.
Nessuno mette in discussione l’importanza di investire in scuole, infrastrutture, manutenzione e servizi essenziali. Ma tra ciò che è necessario e ciò che è semplicemente desiderabile esiste una differenza sostanziale. Non tutto deve essere realizzato subito, né ogni progetto ambizioso rappresenta automaticamente un buon investimento. Contano l’utilità collettiva, i costi futuri e il numero di cittadini che ne trarranno beneficio.
Il denaro pubblico non è infinito e non è senza proprietario. Con i soldi degli altri, del resto, sono tutti bravi a coltivare grandi ambizioni. La responsabilità consiste nel scegliere con giudizio, rinunciando alle opere rinviabili e alle manie di grandezza che rischiano di avvantaggiare pochi a spese di tutti.
Rimane poi una domanda che meriterebbe una risposta chiara: quanto è costata realmente l’aggregazione di Bellinzona? A distanza di anni, sarebbe opportuno disporre di un bilancio trasparente che confronti spese iniziali, nuovi costi strutturali, risparmi effettivi e benefici conseguiti. L’aggregazione può aver portato vantaggi, ma questi vanno misurati, non semplicemente evocati.
Nel frattempo, famiglie e imprese devono fare i conti con premi di cassa malati, affitti, energia, trasporti e spese quotidiane sempre più pesanti. Il moltiplicatore – che oggi si vorrebbe addirittura aumentare ulteriormente – è fermo al 93% dal 2018, ma questo non significa che il carico complessivo sia diventato leggero.
Chiedere ulteriori sacrifici a chi fatica già ad arrivare a fine mese non può essere la risposta più semplice a ogni problema di bilancio.
Le alternative esistono: razionalizzare le procedure, ridurre le duplicazioni, verificare consulenze e mandati esterni, migliorare gli acquisti, controllare i costi di gestione e sottoporre i grandi investimenti a valutazioni rigorose. Risparmiare non significa tagliare a caso, ma distinguere ciò che serve davvero da ciò che può attendere.
Naturalmente, anche le decisioni cantonali e federali incidono sulle finanze comunali. Proprio per questo occorre separare ciò che il Municipio non può controllare da quanto dipende dalle proprie scelte.
Il disavanzo previsto non va ignorato, ma nemmeno trasformato in un alibi per aumentare automaticamente le entrate. Prima servono trasparenza, verifica delle priorità e un piano credibile di risanamento.
Bellinzona deve guardare al futuro, senza confondere lo sviluppo con la moltiplicazione dei progetti. Una città migliore è quella che garantisce servizi efficienti, quartieri curati e opportunità per tutti, non necessariamente quella che realizza le opere più appariscenti.
Prima di chiedere di più ai cittadini, dimostriamo di saper spendere meglio. Perché una buona amministrazione non è quella che trova sempre nuove entrate, ma quella che utilizza con intelligenza le risorse che già possiede. E la lungimiranza politica si misura anche dalla capacità di dire qualche volta “no”, nell’interesse della collettività.



