20 novembre: il diritto di essere ascoltati

Ogni manifestazione, per essere davvero tale, deve saper garantire la propria sicurezza interna. Vale per una partita, per un corteo di carnevale, vale ancora di più per una manifestazione in piazza.Penso a quella del 20 novembre. So che chi la organizza lo fa in buona fede, con il desiderio legittimo e sacrosanto di essere ascoltato. E ai giovani dico: la vostra voce è importante, nessuno ve la vuole togliere.
Ma oggi manifestare è diventato più difficile. Lo vediamo nei giornali, nella vicina Italia, in tutta Europa: in mezzo a chi manifesta pacificamente si infilano quasi sempre terzi soggetti che non c'entrano nulla con le vostre idee. Gente che viene solo per delinquere, per rompere, per cercare lo scontro.La legge dice che il servizio d'ordine spetta alla Polizia, ed è giusto così. Ma chi organizza ha una responsabilità morale che viene prima della legge: quella di proteggere i propri ragazzi e la propria manifestazione.Serve un coordinamento interno, lucido e coraggioso, capace di riconoscere chi vuole rovinare tutto e di allontanarlo subito. Perché non si può chiedere alla Polizia di fare tutto da sola. Come dice il proverbio, "non si può cantare e portare la croce". Il mio è un invito, non un rimprovero.
Ragazzi, andate in piazza. Rivendicate ciò in cui credete, dite il vostro dissenso a voce alta. Ma fatelo in un modo che nessuno possa strumentalizzare. Nessuno di noi vuole vedere manganelli e idranti. Nessuno vuole vedere la vostra speranza trasformata in un verbale.Ricordatevi questo: se c'è un atto vandalico, la gente non ascolta più le vostre ragioni, ascolta solo il rumore del vetro rotto. E quella speranza di ascolto che avevate portato in piazza si trasforma, agli occhi di tutti, in un motivo per punirvi. Essere nel giusto non è gridare più forte degli altri.Essere nel giusto è stare in piazza non contro chi vi deve ascoltare, ma con la dignità di chi merita rispetto e pretende risposte.
Sandro Fora




