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MATTEO BUZZI

Caro carburanti: a chi mandiamo il conto?

Matteo Buzzi, deputato Verdi in Gran Consiglio, Locarno
Caro carburanti: a chi mandiamo il conto?
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Caro carburanti: a chi mandiamo il conto?
Matteo Buzzi, deputato Verdi in Gran Consiglio, Locarno

L’ennesima impennata dei prezzi di benzina, diesel, gas e olio da riscaldamento, alimentata dalle tensioni in Medio Oriente e dal proseguire della guerra in Ucraina, mostra in tutta la sua gravità la vulnerabilità energetica del Ticino, dipendente per oltre il 50-60% dall'importazione di combustibili fossili. La bolletta energetica annuale che inviamo all'estero è salita dai circa 250 milioni di franchi a una media di 320 milioni annui, con la prospettiva di raggiungere la cifra di 370 milioni nel 2026. Questo extracosto pesa in modo insostenibile sulle tasche di cittadine, cittadini, enti pubblici e aziende.

Di fronte a questi rincari, i partiti di centro-destra (Lega, UDC e PLR) intervengono puntualmente con proposte cerotto a scopo preelettorale, ma evitano di interrogarsi sulla vera origine del problema: l'ostinata dipendenza dai combustibili fossili, che non è frutto del caso ma di precise scelte politiche. Il centro-destra ha infatti sistematicamente ostacolato le politiche climatiche, ricorrendo a retoriche deresponsabilizzanti, come l'esiguità delle emissioni svizzere a livello globale per giustificare il proprio disimpegno dalla tutela del clima e dall’uscita dai combustibili fossili.

Questo ritardo nella transizione energetica comporta un prezzo economico salatissimo per l'intera comunità. Una piena e tempestiva approvazione e implementazione delle misure contenute nel Piano Energetico e Climatico Cantonale (PECC) avrebbe infatti consentito al Ticino di risparmiare entro il 2050 almeno 3.5 miliardi di franchi altrimenti destinati all'acquisto di fonti fossili estere. Risorse che possono essere anticipate sotto forma di investimenti produttivi nella transizione energetica, come l'installazione di impianti fotovoltaici e pompe di calore, capaci di ripagarsi ampiamente nel loro ciclo di vita e di produrre un netto guadagno finanziario nel tempo.

Puntare con decisione sull'autonomia energetica porterebbe immensi benefici anche al tessuto economico locale, poiché oltre il 70% di quei 3.5 miliardi rimarrebbe sul territorio ticinese. Inoltre, la riduzione dell’uso dei combustibili fossili diminuirebbe i costi sanitari legati all'inquinamento dell'aria e alleggerirebbe il peso dei danni da disastri climatici estremi, che solo negli ultimi tre anni hanno causato in Ticino ben 600 milioni di franchi di costi.

L'ulteriore frenata sulle misure del PECC imposta da PLR, LEGA, UDC, AVANTI, HELVETHICA e in parte dal CENTRO farà perdere tra i 5 e i 10 anni di tempo, traducendosi in altri 350-1400 milioni di franchi spesi inutilmente in fonti fossili. Anziché promuovere ricette cerotto controproducenti, come il taglio della tassa sul CO2 che priva di risorse la transizione stessa, il centro-destra deve finalmente assumersi la responsabilità dei costi economici che le sue anacronistiche scelte impongono alla popolazione.

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