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Sandro Fora

20 novembre: manifestare sì, ma senza calpestare le aiuole

Sandro Fora, Il Noce
20 novembre: manifestare sì, ma senza calpestare le aiuole
TiPress
20 novembre: manifestare sì, ma senza calpestare le aiuole
Sandro Fora, Il Noce

C'è attesa per la manifestazione del 20 novembre. Ci saranno movimenti, sigle, tanti giovani. È giusto così. Manifestare è un diritto previsto dalla Costituzione, ed è sano che in un momento difficile la gente scenda in piazza.

Ma c'è un punto su cui vorrei soffermarmi con spirito di comprensione, non di polemica: il rispetto. "Non calpestare le aiuole" non è solo un invito letterale. È una metafora. Vuol dire manifestare nel rispetto dell'ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini. Vuol dire non confondere il diritto di farsi sentire con il diritto di rompere, di imbrattare, di bloccare chi in quella piazza ci vive e ci lavora.

Viviamo un tempo complicato. Non solo in Italia o in Ticino. Ovunque si respira malcontento, impoverimento, fatica ad andare avanti. Nessuno lo nasconde. E ognuno, nelle difficoltà, cerca di condurre la propria vita con dignità.

Sarebbe facile incolpare sempre il Governo o la politica. Ma chi ha qualche anno in più sa che le difficoltà non sono una novità.

Chi è nato come me negli anni '50 e '60 è cresciuto in famiglie numerose, spesso con un solo stipendio, quello del papà. Non avevamo telefonini, non avevamo vestiti firmati. Quello che avevamo ci bastava. Eravamo maggiorenni a 20 anni, non a 18. Crescevamo con valori semplici: responsabilità, rispetto, lavoro.

Tanti ricorderanno il primo motorino. Non pagato con una vacanza a Riccione o a Ibiza, ma guadagnato con i lavoretti estivi: nei campi di pomodori, in azienda, oppure a raggruppare carrelli alla Coop. Eravamo soddisfatti. Molti avrebbero voluto continuare a studiare, ma la strada era segnata: imparare un mestiere che garantisse un futuro.

Oggi è tutto diverso. E sarebbe ingiusto dire "ai miei tempi era meglio". I tempi di allora sono passati. Ora è il momento dei giovani. E i giovani assorbono come spugne quello che la società offre, il buono e il cattivo.

Non vanno giudicati. Vanno accompagnati. Vanno compresi. Spesso non dicono apertamente il loro disagio, siamo noi adulti che dobbiamo cogliere i segnali, prima che quei segnali arrivino in piazza.

E il primo luogo dove coglierli è la famiglia. Che resta, nonostante tutto, la base più sicura. Quella che non ci lascia mai soli.

Per questo l'invito per il 20 novembre vuole essere un invito da padre, da nonno, da cittadino: manifestate, fate sentire la vostra voce, ma fatelo senza calpestare le aiuole.

Senza distruggere ciò che è di tutti. Senza mettere in difficoltà chi deve garantire la sicurezza, anche la vostra.

Perché la libertà di manifestare è preziosa solo se si accompagna al senso civico di rispettare.

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