Social sul gabinetto, un'accoppiata pericolosa

Indugiare sul WC più del dovuto è un'abitudine di molti. Che però ha delle conseguenze. Un esperto spiega quali.
LUGANO - Portarsi lo smartphone in bagno è diventata un'abitudine diffusa. Tra social, messaggi e video, quello che dovrebbe essere un momento che richiede pochi minuti può trasformarsi in una lunga permanenza sul WC. Abitudine questa, apparentemente innocua, che però può avere conseguenze sulla salute.
A confermarcelo è il Dr. Med. Andrea Morri, proctologo presso la clinica Endo Surgical Care di Paradiso. Il problema, ci spiega, non è lo smartphone in sé, ma il tempo che ci porta a trascorrere in una posizione poco favorevole per la circolazione venosa.
Dottor Morri, utilizzare lo smartphone mentre si è seduti sul WC può davvero provocare problemi di salute?
«Sì, è un'affermazione corretta. La postura che assumiamo sul WC non è ottimale. Teoricamente, per evacuare dovremmo adottare una posizione simile a quella utilizzata nei bagni alla turca, caricando il peso sulle gambe. Quando invece siamo seduti sulla toilette, la pressione venosa tende a concentrarsi nella parte più bassa del corpo, in particolare nella zona anale e rettale».
Che cosa succede esattamente alle vene quando rimaniamo seduti troppo a lungo?
«Durante l'evacuazione, quando spingiamo con l'addome, esercitiamo quello che viene chiamato torchio addominale. Questo aumenta ulteriormente la pressione all'interno delle vene. Di conseguenza, le vene dell'ano e del retto si dilatano, tendono a fuoriuscire e aumenta la loro congestione. Se una persona rimane a lungo sul gabinetto, questa pressione ha più tempo per agire e può provocare un progressivo sfiancamento delle pareti venose».
Quindi chi utilizza lo smartphone in bagno rischia maggiormente di sviluppare emorroidi?
«Non possiamo stabilire una correlazione diretta, nel senso che utilizzare lo smartphone non significa necessariamente sviluppare emorroidi. Tuttavia, se il telefono ci porta a rimanere seduti più a lungo, aumenta la probabilità di avere problemi. Si verifica infatti una maggiore stasi del sangue venoso nei plessi emorroidari. Con il tempo, questo può determinare uno sfiancamento progressivo delle pareti e favorire anche la discesa della mucosa anale».
Nei casi più gravi si può arrivare anche a un prolasso?
«Sì, questa abitudine può contribuire a predisporre al prolasso emorroidario e mucoso. Parliamo del prolasso della mucosa anale, che può accompagnarsi alla discesa delle emorroidi, non del prolasso del retto».
Quanto tempo dovremmo trascorrere sulla toilette?
«L'ideale sarebbe limitarsi ai tre o quattro minuti necessari per evacuare. Il problema nasce quando si prolunga inutilmente la permanenza sul WC. Alcune persone continuano a rimanere sedute anche dopo aver evacuato, altre perseverano nei tentativi di spinta. Questi comportamenti possono innescare dei circoli viziosi, sia a livello dei riflessi dell'ampolla rettale sia nelle abitudini personali, rendendo più difficoltosa l'evacuazione e favorendo i problemi emorroidari».
È un problema che riguarda anche i più giovani?
«Sì, vediamo parecchi pazienti giovani. Tra le abitudini scorrette c'è proprio quella di trascorrere troppo tempo sulla toilette, invece di limitarsi ai pochi minuti necessari».
Se compaiono emorroidi o altri disturbi, come si interviene?
«Dipende dalla gravità del problema. Inizialmente si cerca di correggere le abitudini alimentari e lo stile di vita. Una dieta appropriata, una corretta idratazione e la riduzione del tempo trascorso sulla toilette possono già portare benefici. Se necessario, si possono aggiungere farmaci che agiscono sul tono delle vene e aiutano a ridurre l'infiammazione dei plessi emorroidari. In alcuni casi si ricorre anche a emollienti fecali o blandi lassativi, ma questi ultimi dovrebbero essere utilizzati solo saltuariamente. È sempre preferibile migliorare la regolarità intestinale attraverso l'alimentazione».
E quando queste misure non sono sufficienti?
«Esistono diverse tecniche mini-invasive per trattare le emorroidi. Si può intervenire attraverso procedure di sclerosi o di rinforzo dei plessi emorroidari. Ci sono anche tecniche che utilizzano la radiofrequenza. Se invece siamo di fronte a un prolasso importante, con emorroidi che fuoriescono, può essere necessario un intervento di emorroidectomia».
L'intervento chirurgico tradizionale rimane quindi l'ultima soluzione?
«Esattamente. L'emorroidectomia classica rappresenta l'ultima possibilità e oggi viene eseguita sempre più raramente. Disponiamo di tecniche mini-invasive molto efficaci, soprattutto nei prolassi emorroidari di secondo e terzo grado. Alcune consentono un recupero rapidissimo, anche nell'arco di poche ore, senza un decorso postoperatorio particolarmente impegnativo. In certi casi il paziente può riprendere le proprie attività senza perdere giorni di lavoro».
Oltre all'abitudine di utilizzare lo smartphone in bagno, quali altri comportamenti possono favorire questi disturbi?
«Sicuramente la sedentarietà. I giovani trascorrono sempre più tempo davanti agli schermi, anziché dedicarsi all'attività sportiva, che è fondamentale. Anche l'alimentazione ha un ruolo importante. Si ricorre spesso a pasti veloci, poveri di fibre, e si beve troppo poco. Il ritmo della vita è diventato molto frenetico, ma bisognerebbe ritagliarsi il tempo necessario per mangiare correttamente e prendersi cura del proprio organismo».
Quali sono, allora, le regole alimentari da seguire?
«Occorre bere adeguatamente e seguire una dieta equilibrata, con il giusto apporto di fibre vegetali. È consigliabile ridurre il consumo di alimenti raffinati e privilegiare i carboidrati complessi rispetto a quelli semplici. Per esempio, sarebbe meglio evitare di aggiungere zucchero al caffè e limitare le bevande zuccherate, come le bibite gassate e i succhi di frutta. L'acqua rimane sempre la migliore fonte di idratazione».



