Dal ragazzino che ci prova all’anziano che fa il furbo: in viaggio sul bus senza biglietto

C'è chi è convinto che di domenica si viaggia gratis. Chi per una sola fermata "non ha senso fare il biglietto". E poi le minacce e le aggressioni. In viaggio sul bus senza un titolo valido di trasporto.
C'è chi è convinto che di domenica si viaggia gratis. Chi per una sola fermata "non ha senso fare il biglietto". E poi le minacce e le aggressioni. In viaggio sul bus senza un titolo valido di trasporto.
LUGANO - C’è il ragazzino che ci prova e c’è l’anziano che fa il furbetto. Ma anche il turista di passaggio che, semplicemente, non sa come funziona il sistema. È estremamente varia l’utenza con cui ogni giorno i controllori dei biglietti si confrontano sui bus ticinesi. Per questo, ci racconta Giacomo Baggi, responsabile del team Controllo titoli di trasporto, è difficile stilare un identikit preciso di chi viaggia senza un titolo valido. «Non si possono generalizzare i singoli episodi», puntualizza.
E se il numero delle infrazioni può sembrare in aumento, c’è un elemento da tenere in considerazione: «Negli ultimi anni è cresciuto anche il numero di persone che utilizzano il trasporto pubblico».
Nel 2026 qualche multa in più
«In generale - riferisce il portavoce di AutoPostale Ben Küchler - nel comprensorio tariffale Arcobaleno, dove la società svolge una parte dei controlli, osserviamo da diversi anni una situazione sostanzialmente stabile. La quota di viaggiatori trovati senza un titolo di trasporto valido si è mantenuta costante, attestandosi tra circa il 3,5% e il 4% delle persone controllate». Nel primo semestre del 2026 la quota è risultata «leggermente più elevata rispetto ai trimestri precedenti», ma «non è possibile parlare di una tendenza consolidata nel lungo periodo».
«Da quando ho iniziato, nel 2021, a oggi facciamo qualche denuncia in più», racconta Baggi. Ma a questo va aggiunto il maggior numero di passeggeri: «Significa più persone da controllare e, di conseguenza, più infrazioni».
A questo si aggiunge un sistema che oggi è cambiato rispetto a diversi anni fa. L’autista non controlla più sistematicamente il titolo di trasporto per evitare eventuali ritardi e, sulle linee urbane, non è più possibile acquistare il biglietto direttamente dal conducente. Nel frattempo, i distributori automatici alle fermate vengono progressivamente eliminati. Una scelta che tende quindi a responsabilizzare l’utente: il passeggero deve salire a bordo già in possesso di un titolo valido. «Devi essere tu che sai di avere un titolo di trasporto valido. Poi arriva il controllo a sorpresa e devi essere in regola», spiega il responsabile.
17 controllori in tutto
I controllori, chiamati a coprire questa rete, sono in tutto 17: dieci nel Sottoceneri e sette nel Sopraceneri. A loro spetta il controllo di tutto il trasporto pubblico su gomma, oltre a FLP, Centovallina e navigazione. I controlli si concentrano soprattutto nelle zone più frequentate, come «Bellinzona, Lugano, Locarno, Mendrisio e Chiasso», ma devono essere garantiti anche sulle linee meno frequentate. «Una piccola valle viene controllata molto meno rispetto a una città come Lugano o Bellinzona: ci sono meno bus e meno gente, il grado di controllo è minore».
I turni coprono il servizio dalle prime corse del mattino, attorno alle 5, fino alle ultime della sera, che il venerdì e il sabato arrivano circa all’una di notte. Di giorno il minimo è di due controllori, anche se Baggi cerca di pianificare i turni con almeno quattro persone, per ragioni di sicurezza ed efficienza. Nei turni serali e nei weekend il gruppo sale ad almeno cinque o sei persone.
Ma cosa succede se non si riesce davvero a comprare il biglietto? Un’applicazione che non funziona o un problema tecnico non significano necessariamente una multa automatica. «Se non si riesce a fare il biglietto per un motivo o per un altro, vai dall’autista e glielo comunichi», spiega. Il controllore può verificare la situazione con l’autista e annotarla nelle osservazioni. «Bisogna però essere in buona fede e comportarsi in maniera corretta».
Sarà poi l’ufficio competente, anche sulla base dell’eventuale contestazione del cliente, a prendere una decisione. «Io devo essere coerente, non posso chiudere un occhio con uno e con l’altro no», sottolinea Baggi.
Le infrazioni hanno importi diversi a seconda del caso. Un biglietto elettronico acquistato in ritardo può costare 90 franchi, mentre infrazioni come l'utilizzo improprio di un titolo a metà prezzo o il viaggio al di fuori della zona tariffaria acquistata comportano una sanzione di 75 franchi. «È tutto stabilito da un regolamento», precisa. E nel caso in cui ci si dovesse dimenticare l’abbonamento a casa? «Possiamo verificare se al nominativo corrisponde un abbonamento».
Non esiste un identikit di chi viaggia gratis
Più difficile, invece, è stabilire un identikit di chi tenta consapevolmente di viaggiare gratis. Tra le giustificazioni che i controllori sentono più spesso ce n’è una apparentemente banale: «Per una fermata devo pagare il biglietto?». E poi c’è chi pensa che la domenica si viaggi gratis.
Il controllo dei biglietti non è però sempre una questione tranquilla. AutoPostale riferisce di un aumento sporadico delle aggressioni verbali e degli episodi di violenza nei confronti del personale. E anche Baggi racconta di essersi ritrovato in una situazione delicata.
Tolleranza zero verso eventi violenti
«Nel 2021, prima di diventare capo team, ho sporto denuncia per tentata aggressione», racconta. «È successo un giorno, in tarda mattinata, nel Locarnese. L’utente che avevo controllato, sprovvisto di un titolo di trasporto valido, non mi aveva dato i suoi dati. Stava scendendo dal bus. Avevo in mano il telefono di servizio e ha pensato che lo stessi filmando. In realtà, il dispositivo serve per leggere gli abbonamenti e per svolgere il nostro lavoro. Lui pensava lo stessi filmando, quindi è tornato indietro e ha tentato di tirarmi un pugno in testa. Non ha sferrato il colpo, però. Poi è fuggito».
«Ai miei collaboratori dico sempre: tolleranza zero nei confronti di minacce, tentate aggressioni e aggressioni - aggiunge Baggi -. Chiedo sempre che questi episodi vengano segnalati immediatamente, in modo da poter intervenire e fornire il necessario supporto e gestire la situazione secondo le procedure interne dell'azienda».
Per questo motivo è stata ulteriormente rafforzata la collaborazione con le forze di polizia e che si investe nella formazione continua del personale, «in particolare corsi sulla gestione dei conflitti e misure volte a proteggere il personale», puntualizza il portavoce Ben Küchler.
«Non siamo solo "i cattivi"»
Nel suo racconto, Baggi tiene infine a sottolineare il lato umano del suo lavoro. «Se controllo una persona sulla stessa corsa dieci o quindici volte all’anno, alla fine ci si riconosce. Poi diamo una mano agli anziani, se hanno la spesa e devono scendere dal bus, li aiutiamo noi. Lo stesso vale per la persona con disabilità. Non siamo solo controllori che danno multe. Con la maggior parte dell’utenza c’è un bel rapporto. Facciamo parte del trasporto pubblico e svolgiamo pure attività di assistenza alla clientela e di sensibilizzazione, per esempio quando iniziano le scuole e abbiamo a che fare con i ragazzi».




