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Daniele Schmid, ex dipendente

Caso SNL e la memoria corta di Avanti con Ticino&Lavoro

Daniele Schmid, ex dipendente SNL
Caso SNL e la memoria corta di Avanti con Ticino&Lavoro
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Caso SNL e la memoria corta di Avanti con Ticino&Lavoro
Daniele Schmid, ex dipendente SNL

LUGANO - Nel giugno 2025, Avanti con Ticino&Lavoro utilizzava parole particolarmente dure nei confronti della gestione SNL. In un'interrogazione parlamentare, Giovanni Albertini, Amalia Mirante ed Evaristo Roncelli denunciavano carenze nella governance, mancanza di innovazione e scelte gestionali discutibili.

Scrivevano testualmente: «Se oggi i conti non tornano, non è certo colpa del personale».

Chiedevano un cambio di rotta nella governance aziendale e una maggiore tutela dei collaboratori. Arrivavano persino a interrogare il Governo sull'eventuale presenza di legami politici nella gestione della società.

Parole forti, che oggi sembrano appartenere a un'altra stagione politica.

A distanza di poco più di un anno, infatti, il Consiglio di Stato ha deciso di cambiare il modello di gestione della navigazione sul Lago Maggiore, puntando sul coinvolgimento delle FART dopo le criticità riscontrate nell'attuale organizzazione.

Un percorso sostenuto anche dal personale SNL interessato, che nell'assemblea del 29 settembre 2026 ha chiesto una transizione ordinata, garanzie occupazionali e condizioni di lavoro adeguate.

Eppure, proprio mentre Governo e lavoratori guardano a questa nuova soluzione, Avanti con Ticino&Lavoro concentra le proprie iniziative sulla contestazione dell'operato cantonale, arrivando, attraverso Amalia Mirante, a chiedere la sospensione delle iniziative governative.

Ed è qui che la coerenza politica merita qualche domanda.

Le responsabilità aziendali denunciate nel 2025 sono improvvisamente scomparse? La governance allora tanto criticata ha forse risolto tutte le proprie problematiche? Oppure oggi la battaglia contro il Consiglio di Stato ha assunto maggiore importanza rispetto alle questioni che riguardano i lavoratori?

Nel frattempo, la situazione del personale continua a far discutere. Nel settembre 2026, i sindacati hanno denunciato nuove misure occupazionali prospettate a cinque collaboratori, confrontati con possibili cessazioni del rapporto di lavoro o trasformazioni da impieghi fissi a stagionali.

Ancora una volta, a confrontarsi con l'incertezza sono le persone che lavorano.

Scrivo queste riflessioni da ex dipendente SNL, licenziato nel 2025 con la motivazione ufficiale di una riorganizzazione aziendale.

Ho sempre svolto il mio lavoro con serietà e spirito costruttivo, senza rinunciare a esprimere opinioni e sollevare osservazioni. Le modalità del mio licenziamento, soprattutto l'assenza di un confronto autentico e di spiegazioni chiare, mi hanno lasciato la convinzione personale che il pensiero critico non fosse particolarmente gradito.

E proprio per questa esperienza mi colpisce un contrasto: quando una riorganizzazione riguarda i dipendenti, le conseguenze possono essere immediate. Quando invece si prospetta un cambiamento nella gestione del servizio, iniziano resistenze, ricorsi e battaglie istituzionali.

Una differenza che meriterebbe qualche riflessione, soprattutto quando si parla di un servizio d'interesse pubblico sostenuto anche da risorse dei contribuenti.

Ma ciò che trovo ancora più sorprendente è l'atteggiamento di Avanti con Ticino&Lavoro.

Un movimento che nel 2025 criticava apertamente la gestione SNL e chiedeva maggiore attenzione per i dipendenti dovrebbe spiegare perché quelle stesse problematiche sembrino oggi passate in secondo piano, mentre gli attacchi alle decisioni del Governo occupano il centro della scena.

Avanti con Ticino&Lavoro ambisce a rappresentare il cambiamento e a proporsi come alternativa alla politica tradizionale. Ma il cambiamento non può essere soltanto uno slogan da utilizzare contro gli avversari politici.

Chi si propone come forza di rinnovamento dovrebbe dimostrare coerenza anche quando il cambiamento viene promosso da altri. E soprattutto, chi porta la parola Lavoro nel proprio nome dovrebbe ricordarsi dei lavoratori anche quando la battaglia politica prende un'altra direzione.

Perché il vero cambiamento non consiste semplicemente nell'opporsi a chi governa, ma nel dimostrare che i principi dichiarati valgono indipendentemente da chi prende le decisioni.

In vista delle elezioni cantonali del 2027, questa riflessione assume un significato ancora maggiore.

Leggendo le dichiarazioni di ieri e quelle di oggi, il dubbio politico è inevitabile: si sta ancora cercando una soluzione alle problematiche di SNL oppure la contrapposizione con il Governo è diventata la questione principale?

Non occorre immaginare interessi nascosti per porre questa domanda. Basta confrontare le dichiarazioni pubbliche e osservare come siano cambiate le priorità degli interventi politici.

Da ex dipendente non cerco rivalse personali. Chiedo soltanto che non vengano dimenticate le responsabilità gestionali, i lavoratori licenziati e quelli che oggi chiedono garanzie per il proprio futuro.

Ad Avanti con Ticino&Lavoro rivolgo quindi una domanda precisa:

Nel 2025 chiedevate un cambiamento nella gestione SNL e difendevate i lavoratori. Oggi chiedete di sospendere il percorso cantonale. Che fine hanno fatto le vostre critiche di allora e quale soluzione concreta proponete oggi per il personale?

Perché il cambiamento non dovrebbe essere soltanto uno slogan elettorale.

E la difesa dei lavoratori non può diventare una questione secondaria ogni volta che cambia il fronte della battaglia politica.


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