Il costo nascosto dei risparmi sull'educazione

Fidel Ruggia, segreteria Politica Costituzione Radicale
Le immagini dei saccheggi e dei vandalismi compiuti in Francia e in Italia sono indifendibili. Devastare vetrine ed edifici pubblici, saccheggiare negozi per rubare merce da rivendere online è violenza pura, da condannare senza appello.
È fondamentale, tuttavia, distinguere chi approfitta delle proteste per compiere questi atti da studenti e giovani che manifestano per denunciare condizioni di vita e di studio sempre più difficili e rivendicare migliori prospettive per il proprio futuro.
Eppure, nel dibattito politico, queste due realtà vengono talvolta confuse, riconducendo un malessere generazionale a semplici manifestazioni di degrado sociale, mancanza di educazione o perdita di rispetto per le autorità. Condannare i saccheggi è doveroso, ma sarebbe un errore fermarsi a questo, senza interrogarsi sulle ragioni più profonde del disagio giovanile.
Un disagio che nasce anche dalla sensazione di essere lasciati ai margini, con prospettive sempre più incerte e istituzioni percepite come distanti. Basta guardare alle condizioni in cui molti ragazzi sono chiamati a studiare. In Francia, tra le rivendicazioni dei liceali figurano richieste che dovrebbero far riflettere: edifici scolastici degradati, insegnanti assenti e non tempestivamente sostituiti, servizi igienici privi persino di porte, sapone o carta igienica. Non si chiedono privilegi, ma condizioni dignitose per poter studiare. Come si può chiedere ai giovani di avere fiducia nelle istituzioni quando queste faticano a garantire loro un'istruzione dignitosa?
E, con le dovute proporzioni, anche alle nostre latitudini sarebbe opportuno interrogarsi sulle priorità. Quando si tratta di risanare le finanze pubbliche, scuola e formazione finiscono spesso al centro delle misure di risparmio. In Ticino, per il 2027 sono previste riduzioni dei contributi cantonali di 5,5 milioni di franchi all'USI e di 1,3 milioni alla SUPSI. Nelle scuole medie si prevede inoltre di aumentare da 16 a 18 gli allievi nei gruppi di inglese di quarta in alcune sedi, per un risparmio stimato di appena 90'000 franchi...
È proprio qui che emerge una contraddizione: ai giovani si chiedono senso civico, fiducia e rispetto per le istituzioni, mentre alcune scelte politiche rischiano di indebolire proprio gli strumenti che dovrebbero offrire loro opportunità e prospettive.
Prima di impartire l'ennesima lezione di educazione civica, sarebbe forse opportuno che anche il mondo politico facesse un esame di coscienza, riconoscendo la propria parte di responsabilità nel futuro delle nuove generazioni.
Risparmiare oggi sull'istruzione può sembrare una scelta necessaria, ma rischia di avere un costo ben più alto per la società di domani. Come ricorda una celebre massima attribuita a Derek Bok: «If you think education is expensive, try ignorance.» Se pensi che l'istruzione sia costosa, prova con l'ignoranza.



