Manifestare è un diritto. Distruggere no

Sandro Fora
In Francia, ora in Italia e la Svizzera non ne è immune, sono in corso manifestazioni studentesche. Va bene manifestare. È giusto farsi sentire, è giusto protestare, è un diritto sacrosanto di ogni giovane che crede in qualcosa.
Ma quando inizi a distruggere beni pubblici e privati e a colpire i poliziotti, quel diritto lo perdi.
Perché non è più una manifestazione. È vandalismo.
E poi i danni chi li paga? Chi paga i muri imbrattati, le vetrine spaccate, i bus bruciati, le scuole devastate? Non li pagano loro. Purtroppo cadranno sui genitori. Sulle famiglie che già faticano. Sulla collettività, cioè su tutti noi.
La polizia è chiamata ad intervenire per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza. Lo devono fare, è il loro compito, è quello che lo Stato gli ha dato e che devono rispettare. Non sono nemici. Non sono violenti. Sappiate che fra tanti poliziotti ci possono essere i vostri genitori, i vostri fratelli, i vostri amici, che non vorrebbero mai trovarsi confrontati con queste azioni. La polizia ha già compiti gravosi e pericolosi. E a loro vengono tolte risorse e tempo per occuparsi di crimini e violenze vere, solo per dover respingere ragazzi che a volte nemmeno sanno perché stanno manifestando. E poi si aggrediscono le autorità perché i minorenni vengono ammanettati e arrestati. Ma non esiste azione senza conseguenza.
Se alzi le mani contro un agente, se spacchi tutto, non puoi pretendere che non succeda nulla solo perché hai 16 anni. La cosa più assurda è questa: se vuoi dimostrare che il sistema della scuola non funziona, perché bruci proprio la scuola? Perché aggredisci proprio i professori? Stai distruggendo l'unico strumento che hai per crescere. Questi giovani cresceranno. Non hanno l'eterna gioventù. E quando arriveranno le fatture - quelle vere della vita - le denunce, i debiti, la fedina sporca, un futuro lavorativo compromesso, non sarà certo una vita agevolata quella che li aspetta. Riflettete e poi discutete. Ma siate consapevoli che a nessuno è dato il potere di distruggere, ferire e sentirsi nel giusto.
*E la storia si ripete.*
Gli anni del '68 erano in piena era di manifestazioni. Si protestava contro la guerra in Vietnam, contro la guerra fredda, contro tutto il sistema. Piazze piene, slogan forti, voglia di cambiare il mondo ma, comunque, la violenza e la distruzione non hanno mai costruito un futuro per nessuno. Allora ragazzi, ascoltate: lottate per una vita sana. Vissuta da giovani, sì, ma guardando al futuro. Non con un'arma di violenza in mano, perché quella violenza non vi garantisce nessun futuro.



