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LUCA FRASA

Ai giovani non basta un lavoro. Serve un futuro

Luca Frasa
Ai giovani non basta un lavoro. Serve un futuro
LUCA FRASA
Ai giovani non basta un lavoro. Serve un futuro
Luca Frasa

Studiare, formarsi, ottenere un diploma o una laurea e poi trovarsi davanti a una scelta: restare in Ticino oppure cercare altrove migliori prospettive professionali.

È una realtà sulla quale dovremmo riflettere maggiormente. Perché il problema non è soltanto trovare un impiego, ma poter costruire una carriera, raggiungere una certa indipendenza economica e, magari, mettere su famiglia nel proprio Cantone. I numeri ci mostrano una situazione che merita attenzione. Secondo l'Ufficio federale di statistica, nel 2024 il salario mediano lordo in Ticino era di 5'708 franchi mensili, contro i 7'024 della media svizzera.

Una differenza importante, che dipende anche dalla struttura della nostra economia, ma che inevitabilmente entra nelle valutazioni di chi cerca opportunità professionali. C'è però anche un dato positivo. Secondo l'ultima indagine SUPSI, il 93% dei diplomati intervistati lavora o prosegue gli studi a un anno dal conseguimento del titolo. Tra coloro che lavorano, il 76% è occupato in Ticino. Segno che il nostro territorio sa offrire opportunità e dispone di aziende capaci di valorizzare le competenze. Ma trovare lavoro e avere prospettive di crescita sono due cose diverse.

Non tutti possono diventare dirigenti, né possiamo pretendere che ogni azienda offra gli stessi stipendi delle grandi realtà economiche d'oltre Gottardo. Le imprese ticinesi, soprattutto quelle piccole e medie, affrontano a loro volta costi, concorrenza e difficoltà nel reperire personale qualificato. Proprio per questo occorre affrontare il tema con concretezza. Rafforzare il collegamento tra formazione e mondo del lavoro, favorire l'insediamento di attività ad alto valore aggiunto, sostenere chi investe e crea impieghi qualificati e offrire ai giovani maggiori possibilità di crescita professionale. Un'attenzione particolare va riservata anche alle nostre valli, dove le opportunità sono inevitabilmente più limitate e dove la partenza di un giovane può significare perdere una futura famiglia, competenze e partecipazione alla vita locale.

Fare esperienza fuori Cantone è positivo. Conoscere altre realtà, imparare nuove lingue e confrontarsi con mercati più grandi arricchisce professionalmente e personalmente. Il problema nasce quando partire non è più una scelta, ma diventa una necessità.

Non dobbiamo chiedere ai giovani di rimanere in Ticino per attaccamento al territorio. Dobbiamo creare le condizioni affinché possano scegliere di farlo. Perché un Cantone che investe nella formazione delle nuove generazioni deve anche interrogarsi sulle opportunità che sarà in grado di offrire loro domani. Il futuro del Ticino dipende anche da quanto futuro sapremo dare ai nostri giovani.

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