Manifestare è un diritto. Devastare le città no!

Andrea Sanvido granconsigliere Lega dei Ticinesi e Luca Frasa municipale di Quinto Lega dei Ticinesi
Quanto accaduto nel fine settimana del 17 e 18 ottobre in Francia e a Milano deve far riflettere anche noi ticinesi.
Manifestazioni nate per denunciare il caro vita e le difficoltà economiche sono state accompagnate da violenze, saccheggi, incendi e scontri con le forze dell’ordine. A Milano negozi devastati e gruppi di giovani incappucciati hanno seminato il caos. In Francia si è arrivati persino a incendiare il municipio di Limoges.
Ma siamo davvero sicuri che tutti scendano in piazza per rivendicare migliori condizioni di vita? O c’è anche chi approfitta di queste occasioni per creare disordini e distruggere?
Il disagio sociale è reale e merita risposte concrete. Manifestare è un diritto fondamentale, ma quando si assaltano negozi, si incendiano edifici e si aggrediscono poliziotti non siamo più di fronte a una protesta, bensì a comportamenti criminali.
Non bisogna confondere chi manifesta pacificamente con chi sfrutta queste occasioni per seminare violenza. Allo stesso tempo, non possiamo continuare a cercare giustificazioni per comportamenti inaccettabili.
*E alla fine chi paga?*
I commercianti che si ritrovano le attività danneggiate, i cittadini che subiscono le conseguenze e, troppo spesso, i contribuenti chiamati a sostenere i costi della devastazione.
Questi avvenimenti devono rappresentare un campanello d'allarme anche per la Svizzera. La sicurezza non è qualcosa di scontato e va tutelata ogni giorno.
In Ticino dobbiamo continuare a sostenere concretamente le nostre forze dell'ordine, investire nella prevenzione e garantire che chi commette reati venga identificato, perseguito e chiamato a risarcire i danno secondo la legge, e se non riesce a farlo, allora tocca alla sua famiglia.
Non servono allarmismi, ma nemmeno ingenuità. Le difficoltà economiche vanno affrontate dalla politica, non utilizzate per giustificare la violenza.
Perché in una democrazia tutti devono avere il diritto di far sentire la propria voce. Nessuno, però, può pretendere il diritto di distruggere ciò che appartiene agli altri.



