Trump sta perdendo il controllo?

A poche settimane dalle elezioni di metà mandato, il presidente americano deve fare i conti con una credibilità in calo, contraddizioni nella sua amministrazione e crescenti scontri interni.
Donald Trump sembra sempre più in difficoltà. Dalla guerra in Ucraina alle tensioni nel Golfo Persico, passando per le faide alla Casa Bianca, la settimana appena trascorsa ha messo in luce le fragilità della presidenza americana. E in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre - rileva il TagesAnzeiger in una lunga analisi -, i segnali di nervosismo si moltiplicano.
Il caso Starshield
Uno degli episodi più delicati riguarda Starshield, il sistema satellitare utilizzato dalle forze ucraine per coordinare droni e operazioni militari. Per circa 24 ore il servizio ha perso parte delle proprie capacità, compromettendo il rilevamento dei droni russi più veloci. Il ripristino della funzionalità non ha cancellato i sospetti di Kiev, che teme un intervento deliberato di Washington.
Inizialmente Elon Musk, la cui SpaceX gestisce l'infrastruttura satellitare, ha attribuito la responsabilità al Pentagono e, in ultima istanza, al presidente. Secondo Reuters, citando fonti ufficiali anonime statunitensi e occidentali, sarebbe stata proprio la Casa Bianca a ordinare una limitazione del sistema. Trump ha però negato qualsiasi coinvolgimento, dichiarando di non sapere chi abbia preso la decisione.
I colloqui tra Trump e Putin
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha interpretato l'episodio come un tradimento, in un momento già segnato dalle tensioni con Washington. A peggiorare la situazione è stato l'annuncio di un possibile importante accordo per l'acquisto di carburante diesel russo, arrivato dopo un colloquio telefonico tra Trump e Vladimir Putin. Un'intesa che, secondo le critiche riportate nell'articolo, rischierebbe di aggirare le sanzioni e garantire nuove entrate alle casse del Cremlino.
Il politologo Robert Pape, dell'Università di Chicago, ritiene che l'operazione non abbia una giustificazione strategico-militare e risponda piuttosto a esigenze di politica interna americana. Secondo questa lettura, Trump cercherebbe di mobilitare il proprio elettorato in vista delle elezioni, anche a costo di indebolire la pressione sulla Russia.
Il fronte iraniano
La sua autorità appare in difficoltà anche sul fronte iraniano. Teheran starebbe sfruttando il calo di credibilità del presidente, intensificando gli attacchi contro navi mercantili e petroliere nello Stretto di Hormuz e sostenendo le iniziative degli Houthi contro obiettivi sauditi. Le minacce di Washington non sembrano quindi sufficienti a contenere l'escalation.
Caos alla Casa Bianca
Le difficoltà non riguardano soltanto la politica estera. Katie Zacharia ha lasciato l'incarico di portavoce presidenziale dopo appena cinque giorni. Il suo debutto era stato segnato da risposte incerte alle domande dei giornalisti, mentre successive rivelazioni del Wall Street Journal hanno sollevato dubbi sul suo modo di presentarsi come un'avvocata, nonostante non avesse superato l'esame di abilitazione in California.
La sua uscita di scena si inserisce in un clima di rivalità e sospetti. Nel mirino sono finiti anche James Blair e Chris LaCivita, consulenti impegnati nella strategia elettorale repubblicana, per una loro attività di consulenza a favore del governo filorusso della Republika Srpska, in Bosnia-Erzegovina. Attività analoghe sono state attribuite anche alla figlia della capo di gabinetto Susie Wiles.
Le indiscrezioni hanno alimentato le voci su un possibile ridimensionamento della stessa Wiles, soprannominata "Ice Maiden" per i capelli grigi. Sia lei sia Trump hanno respinto le ricostruzioni, ma a Washington si ipotizzano cambiamenti ai vertici dopo le elezioni.
Lotte interne al partito
Secondo Dan Turrentine, ex consulente democratico citato nel podcast The Huddle, le lotte interne tendono ad aumentare quando un partito teme di perdere terreno. Dopo una prima fase della seconda presidenza Trump caratterizzata da maggiore compattezza, i sondaggi sfavorevoli avrebbero alimentato rivalità e giochi di potere.
Le elezioni di novembre potrebbero dunque rappresentare un passaggio decisivo, non soltanto per gli equilibri politici interni, ma anche per la credibilità internazionale degli Stati Uniti. Resta da vedere se Trump riuscirà a recuperare il controllo di una squadra sempre più divisa.



