Europa in fiamme mentre USA e Russia si accordano

di Tiziano Galeazzi, Deputato UDC in Gran Consiglio, già Municipale di Lugano
LUGANO - Quando infatti raggiungono le previsioni. Il 12 aprile 2025 scrivevo sui media: «Nuovo disegno mondiale, la Russia nel mirino commerciale?». Avanzavo un’ipotesi: Washington avrebbe potuto cercare un’apertura al mercato russo, allentando le sanzioni molto presto, mentre l’Europa rischiava di restare ai margini. Diciotto mesi dopo, quella lettura trova un primo riscontro.
Pochi giorni fa Trump ha aperto alle forniture di diesel russo; il 16 ottobre ha disposto deroghe a nuove sanzioni e dazi americani. Restano altre restrizioni. È una svolta parziale, ma politicamente eloquente: quando il costo interno cresce, Washington ricalcola il proprio interesse.
Chi governa deve distinguere ciò che desidera da ciò che accade. Le intenzioni non fermano il rincaro dell’energia; le dichiarazioni non sostituiscono una strategia. Il potere misura le occasioni. Chi rinuncia a misurarle si consegna alle decisioni altrui.
Nell’aprile 2025 legavo l’apertura economica alla possibile fine del conflitto. Oggi il commercio si apre parzialmente, le sanzioni americane si allentano, mentre la guerra continua. Questo limite conta: la previsione di un riavvicinamento trova riscontro, la pace resta da costruire.
L’Europa deve dunque rispondere: quali risultati cerca, a quale prezzo, con quale capacità di correggere la rotta? Le sanzioni si giudicano dagli effetti, gli aiuti dagli obiettivi. Perseverare può essere fermezza; perseverare senza obiettivi può diventare ostinazione pagata dai cittadini.
L'Europa si sta infiammando, Spagna, Francia, Italia, quali esempi, i disordini di massa sono sotto gli occhi di tutti. Chi manifesta per una casa, chi manifesta per il rincaro inaccettabile, chi manifesta per una condizione sociale migliore e chi manifesta con un solo obiettivo, distruggere per il piacere di farlo.
Il malessere sta crescendo e potrebbe contagiare anche altre nazioni del Continente. La Germania è economicamente e politicamente in difficoltà, tanto quanto il Regno Unito, ma per molti di questi paesi sembrerebbe più importante armarsi contro la Russia piuttosto che dirottare i propri fondi per correggere e risollevare le proprie economie e aiutare la propria popolazione
Ogni nuovo impegno, però, esige una copertura e una priorità. Il ceto medio non è il tesoretto dei Governi. Una famiglia che rinuncia alle cure, al futuro e all’autonomia propria e dei figli vede il costo concreto delle decisioni pubbliche.
Gli shock petroliferi degli anni Settanta mostrarono il prezzo della dipendenza e così ancora oggi. Il 2008 mostrò quello dei rischi accumulati. La prudenza consiste nel prepararsi prima che la necessità imponga condizioni peggiori e qualcuno questa lezione non l’ha imparata.
La Svizzera custodisca questa lezione. Sovranità, federalismo e democrazia diretta richiedono decisioni proprie e responsabilità e non si faccia trascinare nel baratro che investe l’Europa continentale con le sciagurate scelte suicide dell’Unione Europea.



