Quale futuro per i giovani che si macchiano di reati contro tutti?

Matteo Muschietti, municipale e sentinella dell'ambiente.
Matteo Muschietti, municipale e sentinella dell'ambiente.
Le manifestazioni che si sono tenute in Francia e in Italia devono farci profondamente riflettere.
Intere bande di adolescenti, infiltratesi nei cortei pacificamente organizzati per denunciare salari insufficienti a garantire una vita dignitosa, hanno messo a ferro e fuoco le città. Ma perché questi ragazzi sono così arrabbiati e pronti a delinquere? È una domanda urgente che richiede un momento di seria riflessione.
Oggi le famiglie vivono in una condizione di grande difficoltà: entrambi i genitori lavorano duramente solo per sbarcare il lunario, mentre i salari restano bassi e il costo della vita aumenta inesorabilmente giorno dopo giorno.
Le spese per il carburante, l'energia e i beni di prima necessità non permettono di guardare al futuro con serenità. Crescere i figli non è mai stato semplice, ma oggi mancano punti di riferimento fondamentali che un tempo erano solidi. Il dialogo franco e sincero con i ragazzi è sempre più raro, spesso sacrificato dai genitori per ritagliarsi spazi personali, concedendo in cambio una libertà assoluta e incontrollata.
Allo stesso tempo, scarseggiano i luoghi di aggregazione sani, spazi protetti e positivi in cui i giovani possano incontrarsi ed essere accolti con amore. Abbandonati a se stessi, i ragazzi finiscono per aggregarsi in gruppi dominati dalla legge del più forte, un contesto che insegna la violenza e la prevaricazione.
La nostra società ha purtroppo smarrito lo spirito di unione e la capacità di accompagnare i giovani in un percorso costruttivo, dimenticando di insegnare loro che una comunità giusta si fonda sull'amore, non sull'odio o sulla delinquenza. Lasciati in solitudine, i ragazzi si annoiano e covano nel silenzio azioni di guerriglia e saccheggio, guidati dal bisogno di sentirsi importanti e di possedere ciò che la famiglia non può permettersi, come abiti e scarpe firmate.
Anche la politica ha le sue responsabilità di fronte a quanto accaduto a Milano e Parigi, così come nelle realtà minori dove piccoli gruppi di adolescenti, se non adeguatamente monitorati, si rendono protagonisti di atti vandalici e comportamenti irrispettosi della quiete pubblica.
Un ruolo cruciale è giocato dai mass media: la televisione esalta costantemente modelli di bellezza irraggiungibili e ricchezza ostentata, mentre il cinema propone una violenza sempre più spinta, fatta di morte e torture inaudite.
Non è di questo che i nostri giovani hanno bisogno. Viviamo in una società che assomiglia a una gara a chi appare in perfetta forma, indossando firme prestigiose; chi non possiede questi status symbol rischia di essere deriso ed emarginato.
E che dire della scuola? Le sue responsabilità sono enormi: non deve limitarsi a insegnare a leggere e scrivere, ma ha il compito fondamentale di trasmettere il valore di una comunità umana basata sulla comprensione e sull'affetto.
E in Ticino? Ci sono anche qui da noi, bande di adolescenti che disturbano la quieta pubblica. Non sottovalutiamoli e continuiamo a monitorarli e a parlare con loro in modo chiaro ma risoluto, coinvolgendo in modo diretto le famiglie e la scuola. Milano è appena a 30 km dal nostro confine.
Riflettiamo, gente, e proviamo a crescere i nostri figli camminando ogni giorno al loro fianco, con amore.




