Dal proporzionale al maggioritario: il Ticino abbia il coraggio di cambiare

Le regole hanno una storia. E anche quelle che ci hanno servito bene meritano, prima o poi, di essere rimesse in discussione.
Le regole hanno una storia. E anche quelle che ci hanno servito bene meritano, prima o poi, di essere rimesse in discussione.
Il sistema proporzionale per l’elezione del Consiglio di Stato nacque da una delle pagine più travagliate della storia ticinese. Dopo la Rivoluzione del 1890 e i violenti scontri tra liberali e conservatori, il Consiglio federale impose di fatto, nel 1891, una svolta istituzionale per porre fine alle profonde divisioni politiche. Con l’approvazione popolare della riforma elettorale nel 1892, il Ticino poté finalmente ritrovare la pace e aprire una nuova stagione di convivenza politica. Un merito storico che nessuno può e deve negare. Ma ciò che oltre un secolo fa rappresentò una soluzione necessaria per ricomporre le fratture del passato non è detto che sia ancora oggi la risposta migliore alle esigenze del nostro Cantone. I tempi cambiano, la società evolve e anche le istituzioni devono avere il coraggio di rinnovarsi.
Il Ticino è rimasto l’unico Cantone svizzero a eleggere il Governo con il proporzionale. Eppure il Consiglio di Stato non è un Parlamento in miniatura, dove ogni partito deve avere la propria quota. È un Esecutivo di cinque persone chiamate a prendere decisioni, affrontare problemi concreti e rispondere dei risultati. Dalla sanità alle finanze pubbliche, i cittadini non chiedono una spartizione equilibrata: chiedono un Governo che funzioni.
Il maggioritario darebbe più spazio alle persone, alle competenze, alla credibilità e alla capacità di convincere anche chi la pensa diversamente. Spingerebbe chi si candida a guardare oltre il proprio partito, a parlare al Cantone intero. E renderebbe più diretto il legame di fiducia con gli elettori. Certo, non sarebbe una bacchetta magica e il timore che alcune sensibilità politiche restino escluse merita rispetto. Ma la rappresentanza delle diverse idee è anzitutto il compito del Gran Consiglio. Al Governo serve soprattutto la capacità di lavorare insieme e prendere decisioni che siano in favore della popolazione.
Per una questione di trasparenza, coerenza e rispetto nei confronti dei cittadini, questa riforma dovrebbe essere realizzata già in vista delle elezioni cantonali del 2027. Il tempo a disposizione è certamente poco, ma più che il tempo ciò che conta davvero è la volontà politica di cambiare. Se questo obiettivo non fosse raggiungibile, il 2031 dovrà però rappresentare una scadenza inderogabile. Perché continuare a rinviare una riforma necessaria significherebbe, ancora una volta, anteporre gli interessi dei partiti a quelli dei cittadini.
Il proporzionale ha aiutato il Ticino a superare le divisioni. Oggi possiamo onorare quella storia senza restarne prigionieri. Perché cambiare le regole non significa rinnegare il passato. Significa avere il coraggio di costruire il futuro.
Davide Buzzi,
sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro




