OSCE: quando Pino chiama, socialisti e verdi rispondono!

Gioventù Comunista
La Gioventù Comunista ha preso atto – non senza una certa sorpresa – dell’adesione del Partito Socialista, dei Verdi e del Forum Alternativo alla manifestazione contro la conferenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) convocata dal Movimento per il Socialismo per il 28 novembre.
Un’adesione piuttosto strana, dato che tutti questi tre partiti hanno votato a favore della concessione del credito milionario per l’organizzazione dell’evento durante la seduta di Gran Consiglio del 6 ottobre 2026. Il co-presidente del PS Fabrizio Sirica in particolare aveva strenuamente difeso tale conferenza, esaltandone le presunte opportunità prestigiose per il nostro Paese nella sua presentazione del rapporto di maggioranza e negli interventi in replica a coloro che – giustamente – la osteggiavano.
Socialdemocratici, ecologisti e compagnia voltano dunque la faccia e – nemmeno un mese dopo il voto – saltano sul carro del “nuovo alleato” MpS. Evidentemente con questa espressione virgolettata ci riferiamo alla recente nascita del sedicente campo largo all’italiana che correrà insieme alle elezioni cantonali. Ed ecco forse svelate le reali dinamiche dietro l’adesione alla manifestazione: quando Pino Sergi tira la manica della giacca (o camicia), ecco che Sirica risponde sull'attenti e il suo partito diventa improvvisamente un irriducibile oppositore a quella che veniva definita l’organizzazione “del dialogo” e della “Pace”. Balle, ovviamente, come il nostro segretario politico Massimiliano Ay ha giustamente spiegato nel suo intervento in Gran Consiglio. Tuttavia, ci limitiamo a riportare quanto detto dai “compagni”.
Di fronte a questo palese opportunismo e a questa indigeribile incoerenza – considerate anche le differenze politiche nell’opposizione all’OSCE promossa dal Partito Comunista e rispettivamente dal campo largo ormai a guida MpS – la Gioventù Comunista è ben contenta di non essere stata coinvolta nella mobilitazione del 28 novembre e dichiara che si mobiliterà il giorno prima, il 27, a Lugano proponendo un presidio e – in seguito – una conferenza di approfondimento.



