5'000 franchi al mese, famiglia di quattro persone: il conto non torna

Casa, cassa malati, spesa, scuola, trasporti, energia, tasse e imposte: quanto resta davvero in tasca?
di Elio Del Biaggio
Quanto paghiamo davvero in tasse, imposte e costi obbligatori in Ticino? La domanda sembra semplice, mentre la risposta, invece, lo è molto meno.
Perché il vero peso sulle famiglie non è soltanto quello che compare nella dichiarazione fiscale. È tutto ciò che viene prelevato, fatturato, tassato o semplicemente aggiunto al prezzo prima che un franco possa essere considerato veramente disponibile.
Proviamo allora a fare un conto concreto: 5'000 franchi netti al mese e una famiglia di quattro persone: due adulti e due figli in età scolastica. Come se la cava?
Partiamo dalla casa: un appartamento adeguato per quattro persone può facilmente costare 1'800-2'000 franchi al mese, senza considerare eventuali spese accessorie.
Poi arriva la cassa malati: nel 2026 il premio medio mensile dell'assicurazione obbligatoria in Ticino è di 501,50 franchi considerando tutte le fasce d'età, contro 393,30 franchi a livello svizzero. Per due adulti e due figli, naturalmente, il costo complessivo dipende dall'età dei bambini, dalla franchigia e dal modello assicurativo, ma può comunque rappresentare diverse centinaia di franchi ogni mese, se non di più.
Poi ci sono elettricità, acqua e riscaldamento: almeno 250-300 franchi ogni mese.
La spesa alimentare per quattro persone? Anche mantenendo un comportamento prudente, 1'000-1'200 franchi al mese non sono una cifra irrealistica, considerando alimentari, prodotti per la casa e per l'igiene.
E i figli crescono... Vestiti, scarpe, materiale scolastico, attività sportive, trasporti, mensa, gite, libri, piccoli acquisti: anche la scuola, pur essendo pubblica, non significa che crescere due figli sia gratuito, almeno non per tutti.
Poi c'è l'automobile: in molte realtà ticinesi non è un lusso, ma un mezzo necessario per andare al lavoro, accompagnare i figli e gestire la vita quotidiana. Fra assicurazione, imposte, manutenzione, pneumatici e carburante, 500-600 franchi al mese possono sparire rapidamente.
Aggiungiamo telefono e Internet, assicurazioni, Serafe, rifiuti, piccole spese sanitarie, abbigliamento e altri costi inevitabili.
Facciamo allora un conto prudente, ma concreto, di quanto costa davvero vivere ogni mese:
- Casa e spese accessorie: 1'900 franchi
- Cassa malati: circa 1'000 franchi
- Elettricità, acqua e riscaldamento: 275 franchi
- Alimentari e prodotti quotidiani: 1'100 franchi
- Automobile e mobilità: 550 franchi
- Telefono e Internet: 100 franchi
- Assicurazioni varie: 150 franchi
- Serafe: circa 30 franchi
- Scuola, abbigliamento e piccole spese per due figli: 250 franchi
- Altre spese inevitabili: 200 franchi
Il totale mensile diventa così di ben 5'555 franchi: ben oltre lo stipendio netto disponibile.
E non abbiamo messo vacanze. Non abbiamo messo ristoranti e bar. Non abbiamo messo palestra. Non abbiamo messo regali. Non abbiamo messo una macchina nuova. Non abbiamo messo una grossa e imprevista riparazione. Non abbiamo messo una visita medica importante o una franchigia. Non abbiamo messo risparmio, previdenza privata o denaro da accantonare per il futuro dei figli.
E, soprattutto, manca ancora un conto importante: quello delle imposte sul reddito, se i 5'000 franchi sono considerati prima della tassazione ordinaria.
A questo punto la domanda è quasi brutale: come può una famiglia di quattro persone vivere con 5'000 franchi netti al mese in Ticino, se il costo reale della vita continua a salire e i salari non riescono da troppo tempo ormai a tenere il passo?
La risposta è semplice: spesso non ce la fa senza sacrifici, rinunce o una seconda entrata.
E qui emerge una contraddizione che meriterebbe molta più attenzione politica: si parla continuamente di sostegno alle famiglie, di natalità, di conciliazione tra lavoro e famiglia, di futuro dei giovani. Ma, una famiglia che decide di avere due figli, deve affrontare contemporaneamente casa, premi di cassa malati, energia, trasporti, alimentazione, scuola e tutto il resto.
Il problema non è soltanto quanto costa crescere un figlio: è quanto costa semplicemente vivere.
Ogni aumento, preso singolarmente, può sembrare sopportabile: cinquanta franchi in più di cassa malati, trenta sulla bolletta, cento al supermercato, un affitto più caro, il carburante, l’assicurazione, una nuova tassa comunale,...
Presi uno alla volta sembrano poca cosa, ma alla fine del mese si sommano tutti e il conto, inevitabilmente, arriva.
Eppoi, ricordiamolo: anche quando il cittadino spende ciò che gli rimane, una parte torna inevitabilmente allo Stato attraverso l’IVA e tutti gli altri oneri incorporati nei prezzi, con l’aliquota ordinaria che oggi è dell’8,1 per cento.
Insomma, prima si tassa ciò che guadagniamo, poi si tassa nuovamente ciò che spendiamo. Tecnicamente non è magari considerata una vera e propria doppia imposizione sullo stesso reddito, ma dal punto di vista del cittadino il concetto è semplice: una parte del denaro già guadagnato e già tassato viene nuovamente tassata quando viene spesa.
Ecco perché parlare soltanto di “pressione fiscale” significa raccontare solo una parte della realtà: il vero peso sulle famiglie è dato dalla somma di tasse, premi, tariffe, imposte e costi obbligatori.
Non tutto ciò che esce dal portafoglio è una tassa, naturalmente: la cassa malati è un premio – si fa per dire - assicurativo, l'affitto è un costo abitativo, la spesa è consumo. Ma dal punto di vista della famiglia c'è una realtà molto concreta: sono tutti franchi che non possono più essere utilizzati per altro.
Ed è questa la vera pressione sul bilancio familiare.
Allora forse dovremmo smettere di chiederci soltanto: “Quanto paghiamo davvero di tasse?” e cominciare a chiederci: “Di ogni 100 franchi che guadagniamo, quanti rimangono realmente disponibili dopo avere pagato tutto ciò che è obbligatorio o praticamente indispensabile?”.
Per una famiglia con due figli, la risposta può essere sorprendentemente bassa.
E quando il reddito non basta più, arrivano le rinunce: niente vacanze, meno attività per i figli, meno risparmio, meno previdenza, acquisti rimandati, automobile tenuta più a lungo, spese mediche valutate con attenzione. Tutto ciò, fino a quando basta un imprevisto per mandare in rosso il bilancio.
Questa non è necessariamente povertà, ma è qualcosa di diverso e forse ancora più insidioso e peggiore. Una famiglia che lavora, guadagna, paga tutto ciò che deve pagare e tuttavia non riesce più a costruirsi un margine di sicurezza.
Ed è qui che la politica dovrebbe guardare: non soltanto al PIL (il Prodotto interno lordo), non soltanto al gettito fiscale, non soltanto allo stipendio medio, ma a quanto rimane davvero nelle tasche di una famiglia alla fine del mese.
Perché uno stipendio può anche sembrare alto sulla carta ma, se tra tasse, premi di cassa malati, affitto, energia, spesa, trasporti, scuola e IVA il denaro scompare prima della fine del mese, la domanda resta: quanto è davvero ricca una famiglia che non riesce più a permettersi di risparmiare?
Forse il vero indicatore del benessere non dovrebbe essere tanto quanto entra, ma dovrebbe essere soltanto quanto resta davvero in tasca.



