Una chiamata e perdi migliaia di franchi

Banche e autorità mettono in guardia: mai autorizzare pagamenti o fornire dati personali durante chiamate sospette.
Banche e autorità mettono in guardia: mai autorizzare pagamenti o fornire dati personali durante chiamate sospette.
CANTONE - Non passa giorno senza che qualcuno tenti di truffarci. Le chiamate sospette sono sempre più diverse e sofisticate e il rischio di cadere nella rete dei malintenzionati è costantemente dietro l'angolo. Lo sa bene un 40enne che racconta di essere stato contattato da un numero apparentemente ticinese. Dall'altra parte della cornetta, una voce che parlava un italiano fluente si è presentata come un operatore della sua banca, Raiffeisen, chiedendogli di autorizzare un bonifico. Un tentativo di carpire i suoi dati bancari e indurlo ad approvare una transazione fraudolenta. «All'inizio pensavo fosse una voce vera, poi, dal modo in cui rispondeva e dalle tempistiche, ho capito che era stata generata con l'intelligenza artificiale», racconta.
Un'esperienza simile è capitata anche a una 70enne del Sopraceneri, contattata da un presunto operatore di Raiffeisen che le chiedeva di autorizzare un bonifico di 600 franchi. In questo caso, però, la voce non sembrava artificiale, ma aveva un accento straniero. «Mi è capitato due volte», racconta. «Inizialmente mi hanno colta alla sprovvista e ho cominciato a chiedermi se avessi dei debiti con qualcuno. L'ho chiesto anche a mio marito, ma non abbiamo conti in sospeso con nessuno». Una situazione che l'ha messa in difficoltà: «Il rischio di consegnare i miei dati, in preda al panico, è stato elevato. Non si può stare più tranquilli».
Le false chiamate della polizia
Un altro tentativo di truffa telefonica segnalato in questi giorni sfrutta il numero della Polizia Città di Lugano. Durante le chiamate, una voce registrata informa il destinatario della presunta presenza di multe scadute e annuncia che verrà ricontattato in un secondo momento per procedere al pagamento.
Nei giorni scorsi, la Polizia Città di Lugano ha messo in guardia la popolazione, precisando che si tratta di tentativi di truffa. L'invito è a non dare seguito a queste telefonate, a non fornire dati personali o bancari e a non effettuare alcun pagamento. La polizia ha inoltre ricordato che non richiede telefonicamente il pagamento di contravvenzioni disciplinari.
Vishing e spoofing: come funzionano
Queste truffe rientrano nel fenomeno del vishing (abbreviazione di voice phishing): una forma di phishing telefonico in cui i criminali sfruttano la voce e la manipolazione psicologica per fingersi interlocutori affidabili e convincere le vittime a condividere codici d'accesso o ad approvare pagamenti fraudolenti.
A rendere i tentativi ancora più insidiosi è lo spoofing telefonico, una tecnica che consente di falsificare il numero del chiamante, facendo apparire sul display un numero locale o persino quello autentico di una banca o di un ente pubblico. A questo si aggiunge l'impiego dell'intelligenza artificiale, che permette di generare voci sintetiche estremamente credibili, rendendo più difficile riconoscere una chiamata fraudolenta.
Come difendersi
Per difendersi da tentativi di vishing e spoofing telefonico, le raccomandazioni fondamentali condivise dalle banche e dai centri di sicurezza informatica (come la Polizia cantonale o l'Ufficio federale della cibersicurezza UFCS) sono:
- Non fidarsi del numero sul display: Il mittente può essere facilmente falsificato (Caller ID Spoofing). Anche se compare il prefisso 091 o il numero ufficiale della propria filiale, non c'è garanzia che la chiamata sia autentica.
- Interrompere subito la chiamata e richiamare: Se l'interlocutore sostiene di essere della banca o solleva urgenze su bonifici e blocchi di sicurezza, riagganciare senza esitazione. Contattare poi la propria banca digitando manualmente il numero ufficiale (reperibile sul retro della carta di debito/credito o sul sito web), mai usando il tasto "richiama".
- Mai autorizzare notifiche o bonifici su richiesta: Nessun operatore bancario ha il permesso o la necessità di far approvare bonifici, transazioni o notifiche push (tramite app di autenticazione come PhotoTAN, SMS OTP o Mobile ID) durante una conversazione telefonica.
- Mai cedere credenziali o codici: Password di e-banking, PIN, numeri di sicurezza (CVV/CVC) e codici monouso sono strettamente personali. La banca non li chiederà mai via telefono o messaggio.
- Non farsi prendere dal panico o dalla fretta: L'urgenza emotiva (un presunto debito, un bonifico fraudolento da fermare subito, il rischio di blocco del conto) è l'arma principale del truffatore per impedire un ragionamento lucido.
- Cosa fare se si è già ceduto un dato: Contattare immediatamente il servizio clienti o il numero di emergenza della banca per bloccare l'accesso all'e-banking e le carte, e sporgere denuncia alla polizia.




