Il nuovo Congresso, fra impeachment e la guerra a Hegseth e Musk

I democratici rafforzano il controllo sulle camere e preparano indagini sulle controversie dell’amministrazione Trump
WASHINGTON D.C. - L'inizio della fine dell'era Donald Trump. I democratici conquistano il Congresso e sono pronti a dare battaglia al presidente, alla sua famiglia e ai suoi più stretti alleati, simboli - a loro avviso - di quella corruzione che ha contribuito al loro successo alle urne.
Pur assicurando di non volersi concentrare sulla vendetta politica, i liberal stanno già affilando le armi consapevoli che con una maggioranza forte al Senato e alla Camera possono bloccare le nomine del presidente, anche quelle per la Corte suprema, e influenzare le sue avventure all'estero, come la guerra in Iran.
Sul conflitto sono puntati i riflettori: i democratici vogliono ottenere informazioni e ricevere quelle risposte che l'amministrazione finora ha evitato di fornire. Vogliono che il capo del Pentagono risponda delle sue azioni in Medio Oriente ma anche negli attacchi alle navi della droga nei Caraibi e in Sudamerica.
Per Pete Hegseth la strada non sarà facile: inviso anche a molti repubblicani, il ministro della difesa rischia l'impeachment, al quale potrebbe sfuggire in caso di dimissioni o se Trump lo silurasse. Pubblicamente Trump continua a difenderlo, ma dietro le quinte si moltiplicano le voci su una sua possibile sostituzione per la guerra in Iran, una delle principali responsabili della sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato e per la quale potrebbe essere il capro espiatorio.
Il primo banco di prova per Hegseth sarà già nelle prossime settimane, ancora prima dell'insediamento del 120esimo Congresso il 3 gennaio. Prima della pausa per il voto, il deputato repubblicano Thomas Massie aveva infatti presentato otto articoli per la sua messa in stato di accusa che saranno votati probabilmente entro la fine dell'anno e, con il caos scoppiato fra i conservatori per la sconfitta, nessun risultato è escluso.
"Finiremo la guerra in Iran", ha assicurato il leader dei democratici in Senato Chuck Schumer, ricordando che fra le armi a disposizione del Congresso ci sono le leggi di spesa e i finanziamenti al Pentagono, bloccando i quali verrebbero a mancare i fondi per la guerra.
Senza scendere nel dettaglio, Schumer ha lasciato intendere che ci saranno indagini nei confronti dell'amministrazione. "C'è stata talmente tanta corruzione che devono esserci", ha spiegato. I democratici potrebbero decidere di fare luce sui milioni guadagnati dalla famiglia Trump da quando il tycoon è tornato alla presidenza fra scommesse sulle criptovalute e sul settore della difesa, in alcuni casi leggermente prima degli annunci del presidente.
Con un Congresso democratico, Trump sa che uno dei rischi che corre è quello di un terzo impeachment per la guerra non autorizzata all'Iran o altre offese fra le quali, riferiscono alcune fonti, i democratici possono scegliere. Fra queste figurano il pugno duro sull'immigrazione e i raid dell'ICE, l'agenzia per l'immigrazione.
La messa in stato di accusa del presidente spacca però gli stessi liberal non convinti che sia la strada migliore, anche se potrebbero avere i numeri (con l'aiuto di repubblicani ribelli) per spuntarla anche in Senato e sottoporre Trump a un processo pubblico che avrebbe effetti anche sulle chance dei repubblicani per il 2028.
Una decisione comune non è ancora stata presa e per questo Hegseth o Elon Musk, altro fedelissimo di Trump, sembrano rischiare molto di più del presidente. L'uomo più ricco del mondo è nel mirino per il ruolo avuto al Dipartimento dell'efficienza del governo (DOGE) nel tagliare le spese federali e per i contratti milionari ottenuti dalle sue società dall'amministrazione, senza contare lo stop imposto a Starlink per l'Ucraina. Musk, uno dei maggiori finanziatori dei repubblicani alle midterm con 455 milioni di dollari, ha molto da perdere, e ancora di più rischiano le sue società.



