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ALBERTO TOGNI

No alla Nato, sì alla neutralità

Alberto Togni, membro di direzione Partito Comunista
No alla Nato, sì alla neutralità
Alberto Togni
No alla Nato, sì alla neutralità
Alberto Togni, membro di direzione Partito Comunista

La situazione internazionale è grave. I conflitti si moltiplicano e l'Europa si è lanciata in una nuova corsa al riarmo che promette un’ulteriore escalation. In questo contesto, anche la Svizzera sta cambiando rapidamente posizione, come dimostrano le numerose nuove integrazioni con la NATO e le strutture di difesa dell’UE avviate dal 2022.

Ciò che fino a oggi appare impensabile può diventare realtà in pochi anni. Lo testimoniano altri Paesi europei, come la Finlandia, passati in breve tempo da una lunga tradizione di neutralità all’adesione alla NATO. Oggi questi stati devono confrontarsi, oltre che con il riarmo e la militarizzazione dei loro confini, con la presenza di basi militari statunitensi sul loro territorio e con la prospettiva di ospitare, in futuro, armi nucleari straniere.

Al di fuori dell’Europa, la recente esperienza dei Paesi del Golfo mostra bene che queste collaborazioni non hanno significato maggiore sicurezza: al contrario, hanno trasformato quei Paesi in bersagli militari a causa di decisioni politiche prese altrove. Questi esempi mostrano chiaramente che non esistono neutralità “flessibili” o “cooperative”, contrariamente a quanto ripetuto da Cassis e dal resto del governo.

Un Paese non può essere neutrale soltanto quando conviene e solamente in tempo di Pace. O la neutralità viene applicata in modo coerente e integrale oppure perde ogni significato e credibilità. L'iniziativa sulla neutralità permette non solo di arrestare questa deriva, ma si spinge oltre.

Essa afferma dei principi molto semplici e chiari: la Svizzera non deve aderire ad alleanze militari, non deve partecipare ai guerre tra Stati terzi e non deve adottare sanzioni unilaterali che la trasformano in parte di una guerra. Al contrario, deve utilizzare la propria neutralità come strumento di mediazione e di pace.

Sostenere l’iniziativa significa rafforzare la sovranità politica del nostro Paese in un contesto sempre più instabile e pericoloso. Significa impedire che le decisioni della Svizzera vengano subordinate agli interessi della NATO, degli USA e dell’UE, mantenendo la libertà di scegliere autonomamente la propria politica estera e quella delle nostre forze armate.

Significa inoltre rifiutare sanzioni che non sortiscono altro effetto se non impoverire (quando non direttamente uccidere) lavoratori, pensionati e famiglie tanto nei Paesi che le subiscono quanto in quelli che le applicano. Una Svizzera neutrale, fuori dai blocchi contrapposti, può invece perseguire una maggiore diversificazione delle proprie relazioni economiche e commerciali, riducendo le dipendenze e tutelandosi dai ricatti e dai capricci di Washington e di Bruxelles.

Una neutralità permanente e credibile permette infine alla Svizzera di dialogare con tutti gli attori e di offrire i propri buoni uffici, fungendo da ponte tra parti in conflitto e blocchi e contribuendo, così seriamente, alla distensione internazionale.

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