Cinque ore per riaprire l’A2: il caso Mezzovico a Berna

Dopo l’incidente dell’8 agosto e 13 chilometri di colonne, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri chiede tempi più brevi per ripristinare la viabilità: «Alcune tempistiche appaiono davvero difficili da giustificare».
LUGANO/BERNA - Il grave incidente dell’8 agosto 2026 sulla A2 a Mezzovico, con la circolazione bloccata in direzione nord e colonne fino a 13 chilometri, arriva sui tavoli della politica federale. Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha presentato oggi una mozione con cui chiede al Consiglio federale di intervenire per abbreviare i tempi di ripristino della viabilità autostradale dopo gli incidenti.
Nel caso di Mezzovico, ricorda il politico nella motivazione, la riapertura completa dell’autostrada è avvenuta oltre cinque ore dopo l’incidente. Pur riconoscendo che gli incidenti gravi possono rendere inevitabile una chiusura temporanea, il consigliere nazionale sostiene che «alcune tempistiche appaiono davvero difficili da giustificare».
La mozione incarica quindi il Consiglio federale di adottare, nell’ambito delle competenze della Confederazione e in particolare dell’USTRA, le misure necessarie affinché i tempi di ripristino della viabilità vengano «sensibilmente ridotti». Tra le richieste figura una verifica, ed eventualmente una revisione, delle procedure e del coordinamento tra USTRA, autorità cantonali, polizia, servizi di soccorso e imprese incaricate del recupero dei veicoli.
Quadri propone inoltre di definire, laddove sia tecnicamente e operativamente possibile, tempi-obiettivo per la riapertura almeno parziale della carreggiata, una volta garantiti i soccorsi, la sicurezza e gli accertamenti necessari. Chiede anche un confronto intercantonale sui tempi di chiusura e riapertura delle autostrade dopo incidenti analoghi, così da individuare eventuali differenze nelle procedure e nelle modalità di intervento.
Un altro punto riguarda la tecnologia. La mozione invita il Governo a verificare la possibilità di ricorrere maggiormente a strumenti per la raccolta e la messa in sicurezza delle prove, citando come esempio un utilizzo più esteso dei droni per effettuare i rilievi.
Secondo l'esponente della Lega dei Ticinesi, chiusure prolungate come quella registrata a Mezzovico non generano soltanto disagi per gli automobilisti, ma anche «rilevanti costi economici», tra ore di lavoro perse, ritardi nel trasporto di persone e merci, maggiori consumi e conseguenze sulla rete viaria subordinata. Da qui la richiesta di verificare se le procedure attuali siano «sufficientemente efficienti» e se, una volta garantita la sicurezza, sia possibile contenere maggiormente i tempi necessari a ripristinare la circolazione.



