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La malattia che ritorna: c'è la paura del camionista

Si chiama polmonite enzootica e sta mettendo in difficoltà diversi allevamenti di maiali oltre Gottardo. Le riflessioni di Adrian Feitknecht, titolare della fattoria Al Ramello di Cadenazzo.
La malattia che ritorna: c'è la paura del camionista
Foto di Davide Giordano/ tio.ch
La malattia che ritorna: c'è la paura del camionista
Si chiama polmonite enzootica e sta mettendo in difficoltà diversi allevamenti di maiali oltre Gottardo. Le riflessioni di Adrian Feitknecht, titolare della fattoria Al Ramello di Cadenazzo.

CADENAZZO - «E pensare che questa malattia la si dava per debellata in Svizzera. Invece è riuscita a tornare». Adrian Feitknecht, titolare della fattoria Al Ramello di Cadenazzo, appare relativamente sereno di fronte alla notizia della ricomparsa della polmonite enzootica. Oltre Gottardo in diversi Cantoni e in parecchie aziende la situazione è grave. Si rischia la soppressione di centinaia di maiali, con danni enormi per le fattorie. 

Il vostro è l'allevamento di maiali più grande della Svizzera italiana. Come state vivendo questa situazione?
«Ci facciamo delle domande. Questa malattia su suolo elvetico non c'era più. Era presente invece in alcuni Paesi dell'Unione Europea. Ma il traffico di animali vivi con l'Unione Europea è proibito».

Di conseguenza forse qualcuno ha sgarrato?
«Possibile. Non ho altre spiegazioni al momento. C'è anche da considerare un altro elemento».

Vale a dire?
«In Svizzera interna molte grosse aziende sono strutturate a settori. I maialini e le scrofe vengono spostati da un settore all'altro a seconda del peso e dell'età. Questi spostamenti, se già c'è in giro una malattia, possono favorirne la propagazione. Noi invece facciamo tutto in un unico posto e quindi da quel punto di vista siamo tranquilli. Inoltre non facciamo acquisti, non compriamo suini da fuori. Però...» 

Però...?
«C'è comunque gente esterna che può portare un virus in una stalla. Ad esempio il camionista che arriva e prende i maiali per portarli oltre Gottardo. Se il camionista in precedenza è stato in una stalla infestata, può essere un vettore involontario della malattia. Quindi, è vero che siamo tranquilli. Ma teniamo gli occhi bene aperti in questo particolare periodo». 

Quanto conta questo "stare all'erta"?
«È meglio sempre prevenire. Pensate alla peste suina. Se ne parla da anni e ci sono ancora casi nel nord Italia. Eppure finora non ha varcato il confine. Significa che la prevenzione probabilmente è stata utile».

Ma non vi sentite stressati?
«È uno stress relativo. Nella nostra fattoria tutti sanno cosa significa dovere risanare una stalla. Negli anni '90 proprio la polmonite enzootica aggredì l'allevamento. E mio padre fu costretto ad abbattere gli animali. Io avevo solo tre anni all'epoca. Ma in famiglia quello viene ricordato come un momento doloroso».

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