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LOCARNO

Dall’alto contro le fiamme: «Serve sangue freddo»

Dietro ogni intervento aereo contro gli incendi boschivi, il successo dipende dal coordinamento tra piloti, tecnici e squadre di terra. Il racconto del ticinese Rocco Pedrazzini.
Dall’alto contro le fiamme: «Serve sangue freddo»
Rocco Pedrazzini
Dall’alto contro le fiamme: «Serve sangue freddo»
Dietro ogni intervento aereo contro gli incendi boschivi, il successo dipende dal coordinamento tra piloti, tecnici e squadre di terra. Il racconto del ticinese Rocco Pedrazzini.

LOCARNO - Rocco Pedrazzini sceglie una metafora cinematografica per raccontare cosa c'è dietro lo spegnimento di un incendio. «In un film - racconta il trentenne ticinese - ci sono gli attori in primo piano. Ma dietro c’è l’impegno e la fatica di tante persone che consentono di raggiungere il risultato».

Se dall'alto sono gli elicotteri a catturare l'attenzione, a terra si muove una macchina complessa, fatta di vigili del fuoco, tecnici e squadre di soccorso. È il lavoro di squadra a permettere di fermare le fiamme. Come quelle che hanno colpito il monte Goi e che il trentenne ticinese, a bordo del suo elicottero, ha contribuito a spegnere. «Sono nel mondo dell'aviazione da ormai 15 anni - racconta -. Ho iniziato nel 2011 con gli alianti. Nel 2017 sono diventato istruttore e dal 2018 dirigo la scuola di volo del Gruppo Volo a Vela Ticino».

Sempre nel 2017 ha iniziato a occuparsi anche di elicotteri. Oggi è istruttore e pilota e, con la sua azienda, partecipa a diverse operazioni in tutta Italia. «Quando siamo impegnati in questo ambito, più propriamente parliamo di operazioni di protezione civile, che per il 99% sono interventi di antincendio boschivo. Esiste però anche una piccola parte di attività legate, per esempio, alla ricerca di velivoli dispersi o al supporto in caso di catastrofi. Dipende sempre dalle necessità».

Rocco è intervenuto a Como con il suo AS350 il giorno di Ferragosto. «Il rogo era in fase di contenimento. Quando veniamo allertati, siamo una squadra composta da due persone: un pilota e un tecnico. Riceviamo le coordinate dell'incendio e ci rechiamo sul posto». Il loro compito è occuparsi delle operazioni di «spegnimento dal cielo». A dirigere il tutto c’è invece il direttore delle operazioni di spegnimento (DOS): «Il direttore d'orchestra».

A seconda della situazione, la squadra può ricevere anche le coordinate di un punto di rifornimento dell'acqua. «Può trattarsi di un lago, di una vasca predisposta oppure, come nel caso di Como, di vasche preparate dai vigili del fuoco. Non è raro che vengano predisposte proprio per questo tipo di interventi». L’intervento a Como è durato circa sei ore. A ogni lancio venivano sganciati circa 800 litri d’acqua, con precisione chirurgica.

Il rogo nel Lario ha bruciato un’area compresa fra i 23 e i 30 ettari di montagna. Nel momento di maggiore intensità erano contemporaneamente al lavoro 180 vigili del fuoco. Durante l’emergenza sono state evacuate 50 persone, tutte già rientrate nelle proprie abitazioni. Dal cielo sono stati effettuati 1'022 sganci d’acqua con elicotteri del sistema regionale AIB, mezzi dei vigili del fuoco e Canadair, per un totale di 1'083'000 litri.

«Più l'incendio è grande, maggiore è l’importanza di individuare le aree critiche, per esempio quelle in cui ci sono edifici in pericolo - aggiunge Rocco -. Compatibilmente con le condizioni ambientali, si cerca di lavorare sul fronte in cui l'incendio sta avanzando, per evitare che possa proseguire. Dico "compatibilmente con le condizioni" perché l'incendio produce spesso molto fumo e noi dobbiamo evitare di volare dentro una colonna di fumo, sia per una questione di visibilità sia perché esiste il rischio che il motore possa spegnersi».

Che cosa si prova facendo un lavoro del genere? «Sicuramente è un'operazione stimolante e appagante. Sapere di poter contribuire, per esempio, a salvare delle abitazioni dà un senso concreto al proprio lavoro. C'è l'emozione di pensare: “Riesco a fare qualcosa di utile”, ma anche un grande senso di responsabilità. Non possiamo farci guidare dalle emozioni».

Alla fine, Pedrazzini torna proprio sull’importanza dell’impegno collettivo: «Noi forniamo un supporto dall'alto, ma dietro il nostro intervento c'è un enorme lavoro delle squadre a terra. Per questo il lavoro di squadra è fondamentale».

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