«Se avesse voluto ucciderlo, avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento»

Parola alla difesa dell'ex municipale di Bissone Vladimiro Bernardi, alla sbarra per tentato omicidio intenzionale e incendio. Chiesto il proscioglimento da tutte le accuse.
LUGANO - «Se avesse voluto ucciderlo, avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento». La difesa dell'ex municipale di Bissone Vladimiro Bernardi, a processo oggi alle Assise criminali di Lugano per tentato omicidio intenzionale e incendio intenzionale, ha cercato di smontare punto per punto la tesi della pubblica accusa.
Nella sua arringa, la procuratrice pubblica Anna Fumagalli aveva chiesto 9 anni di carcere per i fatti avvenuti tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre dello scorso anno a Melano.
La tesi della difesa
«Anche se la Corte non dovesse riconoscere la legittima difesa invocata dall'imputato, il tentato omicidio non sarebbe dato», ha esordito l'avvocata Sandra Xavier, chiedendo il proscioglimento del suo assistito da tutte le accuse. «Non è sufficiente stabilire che Bernardi abbia esercitato della violenza sull'inquilino per ritenerlo autore colpevole di un tentato omicidio».
Secondo la difesa, gli atti non consentono di giungere alle conclusioni illustrate dall'accusa. «I referti medici non permettono di ricostruire la dinamica precisa della lite. Un aspetto tutt'altro che irrilevante, che non consente di affermare con esattezza che le ferite siano riconducibili a una stretta al collo».
Una tendenza a ingigantire?
«Il fatto che l'inquilino abbia ingigantito i fatti non sorprende. Anche sul lavoro creava continui problemi e, quando è stato licenziato, non ha esitato a denunciare il datore di lavoro».
Una tendenza a ingigantire le situazioni che, secondo la difesa, «trova riscontro nel confronto tra il racconto e le conseguenze riscontrate. L'esito delle azioni, infatti, non è irrilevante. Non voglio banalizzare le ferite, ma se l'imputato avesse davvero esercitato tutta la violenza descritta dall'accusa privata, difficilmente si capirebbe perché gli accertamenti medici abbiano rilevato conseguenze così blande».
Il ruolo delle differenze fisiologiche
Per Xavier, il quadro sarebbe dunque diverso da quello di un tentato omicidio. «Non è accertata né la durata né l'intensità delle prese al collo».
Le differenze fisiologiche sollevate dall'accusa privata rappresentano poi, secondo la difesa, un elemento importante. «È un dato incontestabile che l'imputato sia almeno il doppio dell'inquilino. La realtà è che, se avesse voluto ucciderlo, avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento. Se avesse davvero accettato la possibilità di un esito fatale, non si capisce perché non abbia proseguito le sue azioni. Invece, le lesioni appaiono molto contenute e non possono essere qualificate se non come semplici».
L'incertezza sulle origini dell'incendio di Melano
La difesa ha respinto anche l'imputazione di incendio intenzionale. «Sono stati necessari diversi mesi per ottenere i referti della polizia sull'origine dell'incendio. E dopo tutto questo tempo una risposta chiara non è mai arrivata». Il rapporto della polizia scientifica «non è stato in grado di giungere a conclusioni certe, né sulla natura intenzionale né sull'origine del rogo. Non sono state trovate neppure tracce dell'impiego di accelerante».
La scientifica ha indicato l'intervento umano come causa più probabile dell'incendio. Per la difesa, tuttavia, non vi sarebbe alcuna certezza sulla natura dolosa del rogo. «Eppure l'accusa compie quel salto che la scientifica non ha potuto compiere. Origine umana non significa origine dolosa e neppure che l'autore possa essere stato Bernardi. Gli accertamenti non hanno potuto collegare l'imputato al rogo».
Non è stato inoltre possibile stabilire se l'eventuale intervento umano sia stato intenzionale o frutto di negligenza. Per la difesa, dunque, non vi sarebbero elementi per affermare che l'incendio sia stato appiccato da Bernardi.
Proscioglimento da tutti i capi d'accusa
In conclusione, la difesa ha chiesto il proscioglimento da tutti i capi d'accusa e un indennizzo per torto morale.
La sentenza è attesa per domani alle 17.



