Caso Zali, lo scontro in Parlamento

Discusse le interpellanze in Gran Consiglio. Bocciata dal plenum la discussione generale. Aula in subbuglio
BELLINZONA - Dopo la lunga discussione sul PECC, durata circa sette ore, il caso Zali è approdato in Gran Consiglio.
Il dossier è ampio e comprende una serie di interpellanze, in gran parte presentate dall’MPS. Al centro del dibattito ci sono la riunione convocata per chiedere il trasferimento del 14enne alla Farera, la mail inviata all’ex presidente dell’EOC per sollecitare l’assunzione di un suo conoscente e la vicenda legata alla tragica morte della 52enne annegata nel Ceresio.
Sul caso del minorenne in carcere e sull’intervento del consigliere di Stato dimissionario Claudio Zali, al centro di un’interpellanza dell’MPS del 23 luglio scorso, Pino Sergi ha sottolineato come «tutta la vicenda» sia «iniziata da qui». Il caso, ha ricordato, «è stato oggetto della prima inchiesta della Procura e dell’attivazione dell’alta vigilanza. È una discussione importante che il Parlamento deve avere».
La consigliera di Stato Marina Carobbio ha precisato che «sarà compito del Ministero pubblico accertare i fatti e stabilire l’eventuale sussistenza di responsabilità. Parallelamente, il Parlamento cantonale ha attivato l’alta vigilanza sulla vicenda».
Alla luce di questi due distinti procedimenti di accertamento, ha aggiunto Carobbio, «il Governo ritiene opportuno non anticipare valutazioni né trarre conclusioni su fatti che sono ancora oggetto di verifica». Una risposta che non ha soddisfatto Sergi: «Vedo che avete deciso di buttare la palla in tribuna e di non giocare la partita».
Molto critico anche Fiorenzo Dadò (Il Centro), che si è rivolto all’Ufficio di presidenza: «È mai possibile che, di fronte a una situazione così delicata come quella di oggi, non siate capaci di organizzare una discussione ordinata? Il buon nome e la credibilità delle istituzioni passano anche da queste cose. È necessario avere unità di materia. Mettete ordine».
L’Ufficio presidenziale, riunito con la presidente Daria Lepori, sta valutando come procedere. Diversi parlamentari chiedono, in sostanza, di modificare l’ordine delle risposte alle interpellanze e di aprire successivamente una discussione generale.
La mail inviata all’ex presidente dell’EOC
È stata poi affrontata l’interpellanza relativa alla mail inviata all’ex presidente dell’EOC. «Nel testo - ha spiegato Pronzini (MPS) - non solo si esige che una sua protetta venga assunta, ma si fanno anche considerazioni che non hanno diritto di esistere». Secondo il granconsigliere, su questo punto il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, che era in copia alla mail, avrebbe «"cannato" completamente. Il non intervento è un elemento di preoccupazione».
Nella sua risposta, la consigliera di Stato Marina Carobbio ha spiegato che, alla luce degli accertamenti svolti, non sono emerse pressioni sulle risorse umane da parte dei membri del CDA dell’EOC. L’intero Consiglio di Stato, ha aggiunto, «stigmatizza l’agire autoritario di Claudio Zali nei confronti dell’EOC» e se ne distanzia, anche per quanto riguarda «i toni e le modalità».
Carobbio ha aggiunto: «Questa vicenda è andata a sommarsi ad altre emerse nelle ultime settimane e che hanno portato il governo a revocare dapprima alcune competenze al collega e poi a chiederne le dimissioni immediate, in effetto delle quali gli è stata tolta l'intera competenza sul dipartimento da lui diretto. La vicenda richiama l'importanza di mantenere alta l'attenzione sul rischio che segnalazioni o interventi esterni possano tradursi in indebite pressioni, come quelle usate in questo caso, sui processi di selezione e assunzione».
Sull’agire di De Rosa, Carobbio aggiunge che era in copia a una mail di sollecito, ma non conosceva dettagli, nome, cognome o curriculum della candidata. Non era inoltre al corrente della prima mail di Zali né degli sviluppi successivi. La consigliera di Stato ha poi risposto a un’interpellanza di Più Donne sulla gestione di Polizia e magistratura, annunciando che le competenze resteranno nelle mani del Governo fino all’ingresso del nuovo componente dell’esecutivo.
La vicenda della 52enne trovata senza vita nel Ceresio
Con le interpellanze di MPS e Più Donne, il dibattito si è quindi spostato sulla vicenda della 52enne trovata morta nel Ceresio, la stessa che ha diffuso alcuni audio riguardanti Claudio Zali. «Il problema non è soltanto ciò che è accaduto - è il commento di Sergi - ma ciò che questa vicenda ci dice sulle istituzioni di questo Paese. Siamo qui per chiederci se, per come funzionano oggi, siano ancora effettivamente in grado di svolgere il loro compito».
Per il granconsigliere, «una democrazia nella quale non è possibile mettere in discussione le istituzioni non è una democrazia così solida. In fondo vogliamo sapere una cosa assai semplice, e cioè se questo sistema dispone davvero degli strumenti per controllare se stesso». Nella premessa comune a tutte le risposte, la consigliera di Stato Marina Carobbio ha sottolineato come «la separazione dei poteri» sia «un principio fondamentale della democrazia».
Il Governo «non può essere chiamato a rispondere o a esprimere ipotesi e pareri su questioni oggetto di inchieste giudiziarie. Ma proprio la separazione dei poteri che ho richiamato ci impone un limite». Carobbio ha inoltre ribadito che l’esecutivo si è distanziato dall’agire di Zali e ha agito «in modo coerente e proporzionato sulla base degli elementi di cui disponeva nelle diverse fasi della vicenda». Ha infine ricordato che il governo ha appreso dai media dell’apertura del procedimento penale e che dopo la diffusione degli audio il Governo si sia riunito con urgenzo per togliere a Zali la responsabilità di Magistratura e Polizia.
Infine, con 48 voti contrari, il plenum ha respinto la proposta di cominciare una discussione generale.
Mossi Nembrini: «Com’è possibile che non abbia percepito nulla?».
Un po’ a sorpresa, quasi al termine della seduta, al posto di presentare l’interpellanza relativa al docente di Giubiasco arrestato, Maura Mossi Nembrini (Più Donne) si è rivolta direttamente alla consigliera di Stato Marina Carobbio: «C’è una domanda che non riesco a non porle, perché lei Claudio Zali lo incontrava non occasionalmente: era un suo collega di Governo, una persona con la quale si confrontava regolarmente e con la quale inevitabilmente ha condiviso anche momenti informali».
Ha aggiunto la granconsigliera: «Com’è possibile che una persona come lei, che ha dedicato una parte importante della sua vita proprio a questi temi, non abbia mai percepito nulla? Non c'è mai stato un atteggiamento, una frase, un modo di parlare delle donne, un comportamento, qualcosa che le abbia fatto accendere una spia?».
E ancora: «Perché faccio questo parallelismo con il caso del docente di Giubiasco, con il direttore di Lugano, con il sacerdote, con l’agente di polizia? Perché è proprio questo il tema: quello di chi non si accorge, per simpatia, per il ruolo istituzionale. Perché, se la risposta è davvero no, allora forse la domanda che dobbiamo porci è ancora più profonda rispetto alle misure: com’è possibile che per anni nessuno veda, senta o percepisca nulla? E soprattutto, che cosa dobbiamo cambiare davvero affinché la prossima volta qualcuno quella spia la accenda?»
Dopo l’intervento si sono sollevate proteste rumorose. La stessa presidente del Parlamento Lepori ha chiesto di «fare attenzione» alle parole pronunciate e a «non esagerare. È stata irrispettosa, la sorpresa mi ha impedito di essere tempestiva». Fabrizio Sirica (PS) ha stigmatizzato l’accaduto: «Questo tipo di pensiero vuole creare la cultura del sospetto, dicendo e imputando delle responsabilità ai colleghi di Governo che avrebbero dovuto fare, accorgersi o non so che altro. Se si fanno delle accuse così gravi, delle illazioni così gravi, bisogna avere delle prove, portare qualche elemento. Altrimenti è una pura illazione e una deputata non può permettersi di fare questo».



