Chiasso, Pozzo Prà Tiro verso la resa dei conti?

Una riorganizzazione dell’approvvigionamento idrico del Mendrisiotto porterà a inevitabili dismissioni. Intanto ci si interroga sul destino di un pezzo storico della città.
CHIASSO - Dal 1942 accompagna l’approvvigionamento idrico di Chiasso. Ora, con l’attivazione della tappa a lago dell’Acquedotto regionale del Mendrisiotto (ARM), prevista a partire dall’aprile 2027, si apre la questione del futuro del Pozzo Prà Tiro.
Tutti i membri della Commissione della gestione di Chiasso* chiedono chiarezza al Municipio con un’interrogazione sulla dismissione dall’uso potabile, la tutela della falda e l’eventuale conservazione del pozzo come risorsa strategica.
La nuova infrastruttura regionale comporterà una riorganizzazione dell’approvvigionamento nel Basso Mendrisiotto, puntando su un sistema più interconnesso e meno dipendente da fonti locali vulnerabili, anche di fronte a siccità e problemi qualitativi delle falde.
Prà Tiro viene oggi utilizzato per l’acqua potabile attraverso filtri a carbone attivo necessari a eliminare i PFOS, con costi supplementari e la necessità di un rigoroso controllo della qualità.
«Bisogna valutare le conseguenze della chiusura»
Per i firmatari, l’uscita del pozzo dalla rete potabile è coerente con la pianificazione regionale, ma non deve tradursi automaticamente nella rinuncia definitiva all’infrastruttura. Un’eventuale chiusura o cementificazione dovrebbe essere preceduta da una valutazione delle conseguenze tecniche, ambientali, economiche e strategiche.
La Commissione richiama anche siccità e restrizioni idriche e ricorda che la nuova legislazione cantonale permette captazioni provvisorie in emergenze come siccità prolungate, inquinamenti, incidenti o guasti.
L’interrogazione cita inoltre un incontro tra ARM, Servizio idrico del Basso Mendrisiotto e Dipartimento del territorio sulle procedure di dismissione. Il Cantone avrebbe indicato come riferimento l’iter dei pozzi di San Martino a Mendrisio, con l’abrogazione del Piano di protezione delle acque sotterranee e delle relative zone di protezione.
La dismissione come fonte potabile, tuttavia, non esclude necessariamente un utilizzo d’emergenza. Per proteggere il comparto da sviluppi edificatori, lo strumento indicato sarebbe invece il Piano regolatore.
Anche eventuali usi irrigui o industriali richiederebbero verifiche: la presenza di PFOS/PFAS pone infatti il rischio di dispersione degli inquinanti nel suolo e nell’ambiente. La Commissione invita quindi a evitare sia una demolizione prematura e irreversibile sia l’idea che ogni impiego alternativo sia automaticamente possibile.
Sei gli ambiti sui quali la Commissione chiede risposte al Municipio:
1. Strategia e tempi per Prà Tiro con l’attivazione dell’ARM, comprese le garanzie su quantità, qualità e continuità dell’approvvigionamento.
2. Esito dei confronti con ARM, Servizio idrico e Cantone e intenzioni sulla chiusura, cementificazione o conservazione della captazione.
3. Valore del pozzo come riserva per siccità, guasti, blackout, contaminazioni o problemi alla rete ARM e relativi costi di mantenimento.
4. Stato quantitativo e qualitativo della falda, inclusi PFOS/PFAS e altri microinquinanti, e prosecuzione del monitoraggio dopo l’uscita dalla rete potabile.
5. Misure per tutelare pozzo e falda qualora vengano abrogate le zone di protezione, anche attraverso il Piano regolatore.
6. Possibili alternative all’uso potabile, compresa la valorizzazione energetica, e verifiche ambientali necessarie per eventuali impieghi irrigui o industriali.
*L’interrogazione è sottoscritta da Claudio Schneeberger, Amedeo Mapelli, Renato Banditelli, Daniele Godenzi, Davide Rampoldi, Andrea Mini, Kavashar Ratnam, Patrizia Baumgartner e Patricia Wasser.



