Cervo ucciso e portato via dall'Italia in volo: è un affare tutto ticinese

L'animale abbattuto da un cacciatore ticinese, il recupero in elicottero e il rientro in Ticino: ecco quali regole sono state violate e perché sono scattate sanzioni da migliaia di euro.
SAVOSA - In volo su una zona a protezione speciale senza avere effettuato le dovute comunicazioni preventive, in barba anche alle norme sull'utilizzo dei velivoli per il recupero degli animali selvatici.
«È un cacciatore ticinese, abilitato alla caccia in Ticino e ammesso all'attività venatoria anche nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola», l'uomo coinvolto nel recupero via cielo di un cervo reale abbattuto negli scorsi giorni in territorio italiano e successivamente trasportato nel nostro cantone in elicottero.
Il tutto è stato però intercettato dagli agenti della Polizia provinciale che hanno comminato sanzioni pecuniarie per il sorvolo di un territorio protetto oltre che per le modalità stesse del volo.
A spiegare i dettagli a Tio.ch è il comandante della Polizia Provinciale del VCO (Verbano-Cusio-Ossola), il commissario capo Riccardo Maccagno.
«È salito a bordo e in quanto cacciatore è vietato»
Il comandante spiega che l'animale abbattuto è stato elitrasportato «nelle vicinanze di Cimalmotto», frazione del comune di Campo (Vallemaggia).
Quanto alle infrazioni commesse dal cacciatore, emerge che il ticinese «non ha adempiuto alle dovute comunicazioni che precedono il recupero una volta ottenuta l'autorizzazione, oltre a essere salito a bordo: in quanto cacciatore, è vietato in Italia».
«Operazioni vietate in quanto il territorio è zona di protezione speciale»
Scopriamo inoltre che è pure di una società ticinese anche l'elicottero utilizzato. Sebenne infatti per ragioni di privacy l'autorità non possa rendere noto il nome della società svizzera che ha effettuato le operazioni, tuttavia ci viene confermato che si tratta di «una società ticinese»
Doppia infine la natura delle infrazioni commesse. Il velivolo «ha effettuato operazioni vietate, in quanto il territorio è zona di protezione speciale», andando così incontro a una multa di «oltre cinque mila euro».
Ammontare, questo, che va a sommarsi con la stessa cifra comminata al cacciatore ticinese.



