Stesso istituto, stesso look: la scuola ticinese del futuro sarà in divisa?

Una mozione chiede al Consiglio di Stato di valutare un abbigliamento comune nelle scuole d'infanzia ed elementari per ridurre le differenze legate a mode, marche e possibilità economiche.
BELLINZONA - Tutti in divisa tra i banchi? Una polo, una felpa, pantaloni o gonna e colori uguali per tutti: la scuola del futuro potrebbe avere un suo dress code. È la proposta al centro di una mozione presentata da Michela Ris, deputata al Gran Consiglio, e altri cofirmatari* che invita ad aprire una riflessione sull'introduzione di un abbigliamento comune, dall'infanzia alle elementari.
Per i promotori, la questione va ben oltre il semplice abbigliamento: «La scuola è uno dei primi luoghi nei quali i nostri bambini imparano a vivere in una comunità, a rispettarne le regole e a comprendere che nella vita esistono contesti diversi, ai quali è necessario sapersi adeguare. Tra questi insegnamenti vi è, a nostro avviso, anche quello relativo al modo di presentarsi e di vestirsi».
Alla base della proposta ci sono due fenomeni: da una parte «la presenza di abbigliamenti poco consoni al contesto scolastico», dall'altra il confronto sempre più precoce dei bambini «con modelli legati all'immagine, al consumo, alle marche e alle mode».
L'intento, precisa Ris insieme agli altri co-firmatari, non è giudicare i gusti o le scelte delle famiglie, ma fare della scuola uno spazio nel quale queste dinamiche possano passare almeno in parte in secondo piano: «A scuola un bambino dovrebbe distinguersi per ciò che è, per ciò che impara e per come si comporta, non per ciò che indossa».
Da qui l'idea di un abbigliamento comune, che secondo i promotori non limiterebbe l'individualità degli allievi: «Una divisa non cancella la personalità di un bambino: la personalità si esprime attraverso le idee, il carattere, le capacità, le amicizie, lo sport, la musica e mille altri aspetti della vita». Quanto alle caratteristiche dell'abbigliamento, spiegano: «Potrebbe trattarsi di pochi capi semplici, pratici e facilmente lavabili, eventualmente personalizzati con il nome o il simbolo della scuola o del Comune».
In concreto, potrebbe trattarsi di pochi capi semplici, pratici e facilmente lavabili: ad esempio maglietta o polo, felpa e pantaloni o gonna in colori prestabiliti, eventualmente personalizzati con il nome o il simbolo della scuola o del Comune. Dovrebbero inoltre essere previste soluzioni adeguate alle diverse stagioni e alle attività scolastiche.
Tra le motivazioni c'è anche la volontà di «ridurre le differenze visibili tra gli allievi legate alle possibilità economiche delle rispettive famiglie tra gli allievi» e di ricordare che, «durante le ore scolastiche, tutti gli allievi fanno parte della stessa comunità».
I mozionanti chiedono quindi al Consiglio di Stato di valutare l'introduzione della divisa nelle scuole dell'infanzia ed elementari ticinesi, eventualmente attraverso una fase pilota, individuando un modello pratico e sostenibile che non comporti costi aggiuntivi per le famiglie.
*Simona Genini, Matteo Quadranti, Paolo Caroni, Giuseppe Cotti, Nadia Ghisolfi, Giovanni Capoferri, Gianluca Padlina, Omar Balli, Josef Savary, Roberta Soldati



