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BELLINZONESE

Si porta gli gnocchi da casa per il figlio, lite al grotto

Cinque adulti e un bambino di due anni seduti a un tavolo. Doveva essere una cena tranquilla. E invece si è trasformata in una baruffa col gerente.
Si porta gli gnocchi da casa per il figlio, lite al grotto
Ti-Press (immagine simbolica)
Si porta gli gnocchi da casa per il figlio, lite al grotto
Cinque adulti e un bambino di due anni seduti a un tavolo. Doveva essere una cena tranquilla. E invece si è trasformata in una baruffa col gerente.

BELLINZONESE - Cinque adulti al tavolo. Pronti a consumare una cena. E a spendere. Ma c'è anche un bimbo di due anni che in quel grotto del Bellinzonese non troverebbe quasi nulla per lui. E per questo il papà gli ha portato una porzione di gnocchi freddi da casa. A un certo punto però arriva il gerente. E apertamente dice che quello non è un posto per fare picnic. «Non ci potevo credere – dice il papà –. Fossimo rimasti fino alla fine, avremmo speso complessivamente oltre 300 franchi in cinque adulti. Che problema avrebbe dato mio figlio coi suoi gnocchi?»

«Trattati malissimo»
Gli animi si surriscaldano. Il padre risponde scocciato. E il gerente, dopo l'antipasto, si rifiuta di servire ulteriori piatti alla comitiva. «Siamo stati trattati malissimo – sostiene il papà –. Non discuto la regola del locale. Ma il modo in cui ci è stata comunicata sì. Io, oltre al conto di circa 150 franchi per quello che abbiamo consumato, ero pronto a lasciare anche 30 franchi simbolici per il disturbo arrecato da mio figlio e dai suoi gnocchi».

L'altra versione
Contattato da tio.ch il gerente del grotto racconta la sua versione. «Questo è un grotto. E si mangiano piatti da grotto. Se tutti si portano i piatti da casa, non ci salviamo più. Penso di essere stato molto gentile nel dare la prima comunicazione. Il cliente poi si è alterato e quasi mette le mani addosso a mia moglie. A quel punto certo che mi sono arrabbiato. Il bambino mangiava gli gnocchi, ma ne mangiava anche il papà. Non ci facciamo prendere in giro».

Dal canto suo il papà precisa: «Non ho messo le mani addosso a nessuno. La discussione è stata accesa, ma solo verbale. Io non stavo mangiando gli gnocchi di mio figlio. Lo stavo semplicemente incitando a mangiare. Eravamo pronti a fare l'ordinazione dei piatti principali e non ci è stato concesso».

«Se non volete bimbi...»
La vicenda lascia perplesso Massimo Suter, presidente di GastroTicino. «Se non si vogliono bambini nel locale, bisognerebbe avere il coraggio di scriverlo all'entrata. A caratteri cubitali. Ad esempio: "vietata l'entrata a chi ha meno di cinque anni". Per il resto mi sembra una storia surreale. Mi chiedo come un ristoratore possa comportarsi così. È una questione di buonsenso».

I clienti di domani
E a questo punto Suter approfondisce: «È normale che una cucina di un grotto non sia preparata per cucinare piatti a bimbi così piccoli. Ed è più che logico che un genitore in circostanze del genere il cibo per il figlio se lo porti da casa. L'esercente avrebbe dovuto guardare alla situazione globale, all'incasso che i cinque adulti gli avrebbero garantito. E per quanto riguarda il bimbo occorre ricordarsi che i bambini di oggi sono i clienti di domani. Più li coccoli e più avranno voglia di tornare in un determinato locale. Trovo assurdo non riuscire a cogliere questi dettagli importantissimi per chi fa affari».

Un tema sempre delicato
Più in generale il tema del cibo per i bimbi piccoli nei ristoranti è sempre un tema delicato. E Suter non lo nasconde. «A volte si sentono lamentele perché il menù per i più piccoli è ridotto. La questione è ricorrente. Ma spesso i problemi si superano semplicemente mettendosi d'accordo, col dialogo. Senza essere fiscali».

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