Il PECC passa in Gran Consiglio

Approvato il nuovo piano cantonale per rafforzare l'autonomia energetica. Rinviata a domani la discussione sulla Legge sull’energia.
BELLINZONA - Dopo oltre tre ore di discussione, il Gran Consiglio ha dato il via libera al Piano energetico e climatico cantonale (PECC). Con 50 voti favorevoli, 25 contrari e 4 astensioni, l’aula ha approvato il rapporto di maggioranza e il relativo credito quadro da 2 milioni di franchi. La discussione sulle modifiche alla Legge sull’energia è invece stata rinviata a domani.
Gli obiettivi
In estrema sintesi, entro il 2050 il piano punta a ridurre il 48% della potenza di consumo di energia pro capite e circa il 90% delle tonnellate di CO2 pro capite rispetto al 2008.Inoltre, mira ad aggiornare il vecchio Piano energetico cantonale.
Il documento è stato presentato a febbraio 2023 dal consigliere di Stato Claudio Zali, oggi dimissionario e assente in aula. Dopo essere stato messo in consultazione, nel luglio 2024 il Consiglio di Stato ha licenziato un messaggio. Ci sono voluti poi due anni di lavori della commissione Ambiente, territorio ed energia per arrivare alla versione definitiva votata oggi.
Al posto di Zali, De Rosa e Vitta
A difendere la posizione del Governo sono intervenuti Raffaele De Rosa, direttore supplente del DT, e Christian Vitta, direttore del DFE. De Rosa ha difeso il PECC come «documento strategico essenziale» per aumentare l’indipendenza energetica e raggiungere la neutralità climatica. «Aspettare di avere tutte le certezze prima di decidere significa semplicemente rischiare di decidere quando sarà troppo tardi», ha sottolineato. Più tecnico l’intervento di Vitta, che ha ribadito l’invito del Governo ad approvare il rapporto di maggioranza, sottolineando la necessità di valorizzare le risorse energetiche ticinesi in modo «sostenibile, efficiente e strategico», puntando su forza idrica, fonti rinnovabili e capacità di accumulo per rafforzare l’autonomia energetica e la competitività del Cantone.
Le modifiche alla LEn
Inserite anche alcune modifiche alla legge cantonale sull’energia (LEn). Rispetto al messaggio governativo, erano già scomparsi alcuni obblighi, come quello di sostituire le caldaie a combustibili fossili entro una certa data.
È prevista, per i nuovi edifici, l’installazione di impianti fotovoltaici su una superficie pari almeno al 50% della superficie determinante (idem in caso di rifacimento sostanziale della copertura). Inoltre, gli edifici esistenti con almeno 300 m² di superficie determinante e una copertura idonea dovranno avere un impianto fotovoltaico che copra almeno il 50% della superficie.
Il PECC? «Uno strumento flessibile»
Massimo Mobiglia (PVL), relatore del rapporto di maggioranza, ha difeso il piano sottolineando che il cambiamento climatico «è già una realtà concreta» e che il Ticino deve adattarsi. Il PECC, ha spiegato, non è «un documento puramente programmatico», ma uno strumento strategico chiamato a trovare un equilibrio tra obiettivi climatici, sicurezza dell’approvvigionamento, sostenibilità economica e sviluppo del tessuto produttivo. Il fatto che cambino le condizioni e che evolva la legislazione federale, ha aggiunto, non può diventare un motivo per continuare a rinviare le decisioni: il PECC indica una direzione e potrà essere aggiornato nel tempo. La decarbonizzazione dovrà quindi proseguire seguendo il naturale ciclo di rinnovo degli impianti, ma tenendo conto dei costi e della sostenibilità economica.
Il no dell'UDC: «Gli obblighi siano proporzionati
Sul fronte opposto si è posizionato il relatore di minoranza Alain Bühler (UDC). «Possiamo davvero decidere del futuro energetico del Cantone affidandoci semplicemente all’audacia e alla speranza?», ha chiesto, richiamando le parole dell’ex direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, che aveva definito il piano «audace», indicando nell’approvvigionamento energetico invernale e nello stoccaggio una grande incognita e riponendo speranze negli sviluppi tecnologici dei prossimi trent’anni. Il cambiamento climatico, ha proseguito Bühler, è una realtà, ma non può diventare «un lasciapassare per qualsiasi politica energetica». L’approvvigionamento deve essere sufficiente, diversificato, sicuro, economico ed ecologico. «L’audacia può servire alla politica, ma quando sono in gioco approvvigionamento, potere d’acquisto e competitività, senza risposte diventa azzardo».
Tra favorevoli...
Il PLR, con Gabriele Ponti, si è detto favorevole al PEC, chiedendo però correttivi per rendere la transizione più pragmatica e sostenibile. Il gruppo punta soprattutto su incentivi, innovazione e nuove tecnologie, criticando l’introduzione di ulteriori obblighi. Ponti ha contestato in particolare l’estensione degli interventi agli edifici esistenti e chiesto deroghe quando i costi per la sostituzione degli impianti di riscaldamento risultano sproporzionati. Il Centro, con Gianluca Padlina, ha sostenuto il rapporto di maggioranza e quindi l’approvazione del piano, chiedendo però che sia «proporzionato, economicamente sostenibile e aggiornabile» alla luce dell’evoluzione tecnologica, geopolitica e del quadro federale.
Simona Buri (PS) ha invece insistito sull’urgenza di intervenire: «Non possiamo più permetterci di non affrontare e non decidere». Per i socialisti il cambiamento climatico è già una realtà concreta e il PECC 2013 non è più sufficiente. Il gruppo sostiene quindi il nuovo piano, il credito quadro da 2 milioni di franchi e le modifiche legislative. Matteo Buzzi (Verdi) ha invitato il Gran Consiglio ad approvare il rapporto di maggioranza, sostenendo anche gli emendamenti migliorativi proposti dal suo gruppo. Il capogruppo dei Verdi ha insistito sull’urgenza della crisi climatica, ricordando gli eventi estremi che hanno colpito il Ticino e i relativi costi. «Oggi bisogna decidere da che parte stare», ha affermato. A favore anche il Partito Comunista e il PVL.
...e qualche contrario
Contraria l’UDC, rappresentata da Raide dei Bassi, che ha confermato il sostegno al rapporto di minoranza: gli obiettivi del PEC sono condivisibili, ma «il problema è la loro applicazione concreta e soprattutto i costi». Nel mirino, in particolare, l’obbligo di installare pannelli fotovoltaici sugli edifici esistenti di determinate dimensioni, ritenuto un onere potenzialmente pesante per proprietari e inquilini. Amalia Mirante (Avanti con Ticino & Lavoro) dal canto suo si è detta più vicina al rapporto di minoranza, chiedendo prudenza prima di introdurre nuovi obblighi. Nel mirino soprattutto i costi per cittadini e proprietari: «Quando lo Stato introduce un obbligo, anche se il costo non è nel bilancio pubblico non significa che non ci sia». Il gruppo ha poi dichiarato «Valuterà gli emendamenti e deciderà sulla base di efficacia, proporzionalità e sostenibilità economica». Per Giuseppe Sergi (MPS), infine, la transizione energetica non può essere affidata al mercato e agli incentivi, ma richiede un intervento pubblico più deciso. Ha criticato il PEC per non mettere sufficientemente in discussione gli interessi economici e politici alla base dell’attuale modello energetico, chiedendo misure più incisive e una maggiore responsabilità dello Stato.



