Gasolio da riscaldamento e benzina sempre più cari: acquistare subito o aspettare?

I recenti sviluppi del conflitto in Medio Oriente, e la secca del Reno hanno portato a un'impennata dei prezzi, in Svizzera e in Ticino. Un esperto spiega come muoversi.
ZURIGO - Riscaldare casa e fare il pieno stanno tornando a costare caro. In Svizzera i prezzi del gasolio da riscaldamento e dei carburanti sono saliti bruscamente nelle ultime settimane.
Nel Canton Zurigo, ad esempio, per una fornitura di 3001-6000 litri di olio combustibile, l'8 settembre il prezzo indicativo era di 161.60 franchi ogni 100 litri. A metà giugno se ne pagavano 115.80, secondo i dati dell'Associazione dei proprietari immobiliari del Canton Zurigo.
Anche gli automobilisti fanno i conti con il rincaro. Secondo i dati aggiornati del TCS, la benzina costa in media circa 2.05 franchi al litro, il diesel si aggira sui 2.30. All'inizio di settembre entrambi i carburanti costavano ancora alcuni centesimi in meno.
Impennata del gasolio da riscaldamento
Sull'andamento dei prezzi pesano innanzitutto le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Di recente la milizia Houthi, sostenuta dall'Iran, ha ampliato il proprio controllo in Yemen.
«L'Arabia Saudita ha già reagito al pericolo rappresentato dai ribelli Houthi e ora trasporta il proprio petrolio verso nord, passando dall'Egitto e dal Mediterraneo per raggiungere il mercato mondiale. Questa rotta è però molto più lunga e richiede un numero maggiore di navi. Anche questo ha contribuito all'aumento dei prezzi sui mercati energetici», spiega l'economista Norbert Rücker.
A determinare il prezzo del gasolio da riscaldamento non è però soltanto il costo del greggio. «La base è costituita dal prezzo del greggio, come il Brent. A questo si aggiunge un sovrapprezzo per i prodotti che ne derivano, come diesel e olio da riscaldamento», precisa Rücker.
Quando la capacità delle raffinerie è limitata, questi prodotti possono rincarare più del greggio stesso. In Svizzera si aggiungono i costi di trasporto, cresciuti ulteriormente a causa della siccità e del basso livello del Reno, che complica la navigazione fluviale. A pesare è anche il temporaneo stop della raffineria di Cressier, che normalmente copre poco più del 30% del fabbisogno svizzero di prodotti petroliferi.
Comprare ora o aspettare?
Per chi possiede una casa con impianto a olio combustibile la domanda è inevitabile: conviene ordinare adesso, pagando circa 1.60 franchi al litro, oppure attendere nella speranza che i prezzi scendano?
Secondo Rücker ci sono segnali che una parte degli aumenti straordinari possa rientrare. «I costi di trasporto sono già diminuiti. Anche i sovrapprezzi aggiuntivi su diesel e olio da riscaldamento dovrebbero tornare a normalizzarsi», afferma.
Per chi non ha urgenza, dunque, aspettare può essere una strategia. «Chi può permetterselo potrebbe essere premiato dall'attesa», sostiene l'economista. La distensione, però, non è necessariamente dietro l'angolo: Rücker guarda soprattutto ai prossimi tre mesi.
Ulteriore rincaro non escluso
Un nuovo forte aumento del prezzo dell'olio da riscaldamento appare al momento poco probabile: alcuni dei fattori che hanno spinto i prezzi verso l'alto nelle ultime settimane stanno infatti perdendo forza.
«Osserviamo anche che il mercato del petrolio si sta progressivamente sganciando dalla geopolitica e che l'approvvigionamento è in realtà molto migliore di quanto si temesse all'inizio della crisi», spiega Rücker.
Il rischio di un nuovo rincaro, tuttavia, resta. Danni o attacchi contro importanti oleodotti o raffinerie potrebbero ridurre l'offerta e far risalire i prezzi di diesel e olio da riscaldamento.
Un altro fattore riguarda da vicino la Svizzera: se la siccità dovesse proseguire e i livelli del Reno non dovessero normalizzarsi, i costi di trasporto tornerebbero a pesare sui prezzi.
Nessun rischio di gravi carenze
Rücker non prevede invece grandi problemi di approvvigionamento. Già in primavera si era parlato di possibili difficoltà e di una nuova crisi petrolifera. «Alcuni degli scenari di rischio ipotizzati allora si sono effettivamente verificati. Tuttavia, le conseguenze sono state meno drammatiche di quanto si temesse», afferma.
«Lo Stretto di Hormuz non è mai stato completamente chiuso», sottolinea l'economista. Nel frattempo le scorte mondiali sono rimaste su livelli buoni e sono state sviluppate rotte di trasporto alternative. Per questo, secondo Rücker, sia l'economia mondiale sia quella svizzera hanno finora retto relativamente bene.
Anche la domanda contribuisce a contenere la pressione sui prezzi. «La Cina, per esempio, importa meno petrolio. Dietro questo fenomeno c'è anche la rapida transizione energetica del Paese, che porta a una diminuzione strutturale della domanda».
Rincaro alle stazioni di servizio
Il caro energia si fa sentire anche alla pompa. La benzina è tornata a costare in media più di due franchi al litro e il diesel è ancora più caro.
Anche in questo caso, spiega Rücker, l'evoluzione dipenderà dagli stessi fattori che incidono sul prezzo dell'olio da riscaldamento: costo del greggio, capacità delle raffinerie, sovrapprezzi sui prodotti e costi specifici legati alla Svizzera.
«Non posso fare una previsione sui prezzi. Nei prossimi mesi vedo però anche alla pompa possibilità di una distensione», conclude l'economista.



