Le pellicce non vanno importate, se prodotte infliggendo sofferenze

Anche gli Stati danno il loro via libera, un anno dopo il Nazionale
BERNA - Dopo il Consiglio nazionale un anno fa, oggi anche gli Stati hanno deciso, approvando il controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Sì al divieto di importare prodotti di pellicceria ottenuti infliggendo sofferenze agli animali", di vietare l'import di questi capi d'abbigliamento.
Concretamente, pelliccerie, negozi di abbigliamento e rivenditori online svizzeri dovranno, al momento dell'acquisto, chiarire il metodo di produzione e fornire la prova che non siano state inflitte sofferenze agli animali.
I prodotti importati e commercializzati illegalmente verrebbero ritirati dal mercato e le persone responsabili perseguite penalmente. Tra l'altro, per accelerare le tempistiche, il Consiglio federale ha già emanato un divieto di importazione a livello di ordinanza che è entrato in vigore il primo luglio 2025 con un periodo transitorio di due anni.
Oggi la Camera dei cantoni non ha seguito in toto le proposte della sua commissione preparatoria. La "senatrice" Isabelle Chassot (Centro/FR) è riuscita a convincere il plenum che i certificati d'importazione andranno richiesti all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), come già deciso dal Nazionale. La maggioranza commissionale si era pronunciata a favore di certificati internazionali.
Il dossier torna ora al Nazionale per una divergenza minore. Visto che il controprogetto non è ancora pronto, la raccomandazione di voto non è ancora stata decisa. Salvo sorprese, il Parlamento dovrebbe comunque invitare i cittadini a votare "no" poiché, come sottolineato dalla Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Consiglio nazionale, "il controprogetto presentato costituisce una risposta adeguata alle problematiche sollevate".



