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Bambini che comandano. L'esperta: «I genitori hanno perso il ruolo guida»

Dialogo, regole e limiti per crescere figli autonomi e responsabili. La psicoterapeuta Kathya Bonatti: «Consenso ed empatia sono principi fondamentali»
Bambini che comandano. L'esperta: «I genitori hanno perso il ruolo guida»
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Bambini che comandano. L'esperta: «I genitori hanno perso il ruolo guida»
Dialogo, regole e limiti per crescere figli autonomi e responsabili. La psicoterapeuta Kathya Bonatti: «Consenso ed empatia sono principi fondamentali»

LUGANO - I genitori di oggi sono davvero troppo permissivi? E come è cambiato il modo di educare i figli rispetto alle generazioni precedenti? A rispondere è Kathya Bonatti, psicoterapeuta e sessuologa in Italia, nonché docente in un master dedicato all'educazione affettiva e sessuale per l'infanzia, l'adolescenza e la genitorialità.

Il modo in cui si educano i figli può incidere sulla loro capacità di diventare adulti autonomi, responsabili e consapevoli. Secondo Bonatti, in questo percorso la famiglia ha un ruolo centrale e il dialogo deve accompagnarsi alla capacità di stabilire regole e porre limiti.

Genitori troppo permissivi? Libertà non significa assenza di regole
«Per certi aspetti sì», risponde Bonatti alla domanda se i genitori di oggi siano diventati troppo permissivi. Il problema emerge quando gli adulti non svolgono «in maniera adeguata o in maniera sufficiente il ruolo di guida per aiutare i figli a diventare adulti assumendosi le loro responsabilità». Essere disponibili al dialogo e concedere libertà, quindi, non significa rinunciare ai limiti, che devono essere stabiliti valutando «caso per caso» il grado di autonomia e la consapevolezza delle loro azioni.

Rispetto alle generazioni precedenti, è cambiato soprattutto il modo di intendere l'autorità dei genitori. Nelle culture europee, da un modello basato su «maggiore violenza, maggiore imposizione» e su un'autorità assoluta si è passati progressivamente a un rapporto più orientato al rispetto reciproco. Un cambiamento che Bonatti considera positivo per la riduzione della violenza, purché sia «sempre accompagnato da confini».

Consenso ed empatia, i principi da insegnare
La psicoterapeuta indica, inoltre, il consenso come uno degli aspetti centrali dell'educazione: «Il principio cardine assoluto è il rispetto del consenso dell'altro, un elemento fondamentale per insegnare dove finisce la propria libertà. Questo ha una rilevanza in tantissimi aspetti, ancor di più nella sfera della sessualità». Bonatti spiega infatti che educare al rispetto del consenso permetterebbe di prevenire una grande fetta di violenze fisiche e sessuali e, più in generale, di comportamenti lesivi nei confronti di bambini, animali e persone incapaci di intendere e di volere.

Accanto al consenso, individua nell'empatia un altro elemento fondamentale. «Quando i bambini sbagliano, bisogna insegnare loro a mettersi nei panni dell'altro, a comprendere che cosa prova, per capire che ciò che hanno fatto non è corretto».

Secondo Bonatti, l'insegnamento di questi due principi «eliminerebbe tante delle problematiche a cui assistiamo, anche perché molti atti di vandalismo derivano dalla rabbia, e dalla mancanza di guida e di educazione».

L'autostima si costruisce anche nello sguardo dei genitori
Un altro aspetto su cui l'educazione può incidere riguarda la costruzione dell'autostima. «In genere noi diventiamo quello che vediamo negli occhi dei nostri genitori», osserva la psicoterapeuta. «Se un bambino viene accolto, desiderato, voluto, ascoltato e accompagnato, sarà una persona che avrà stima di sé».

Al contrario, secondo l'esperta, esperienze di rifiuto, abbandono, umiliazione o ingiustizia possono incidere sulla percezione del proprio valore e avere ripercussioni anche nelle relazioni successive. «I bambini inconsapevolmente fanno un'equazione mentale: io non sono amato, quindi non sono degno di essere amato, quindi non valgo».

Bonatti collega la mancanza di autostima anche alla difficoltà di accettare i rifiuti come la fine di una relazione, gli abbandoni e i tradimenti. Più in generale, sottolinea come le sofferenze vissute possano avere conseguenze nei rapporti sociali e contribuire, in alcuni casi, a comportamenti antisociali e devianti.

Essere genitori: consapevolezza e responsabilità
Alla base di molti errori educativi, afferma la psicoterapeuta, può esserci una scarsa consapevolezza del ruolo genitoriale. «Per essere genitori bisogna essere prima diventati adulti», spiega, richiamando l'importanza della maturità emotiva, della responsabilità e della capacità di essere presenti nella crescita dei figli.

Questa riflessione dovrebbe iniziare prima ancora della nascita, interrogandosi sulle motivazioni della scelta e su ciò che comporta. Tra gli errori più comuni, Bonatti indica il «non essere consapevoli in maniera adeguata delle motivazioni per cui si fa un figlio» e il «non valutare bene il partner con cui fare un figlio».

Da qui l'importanza del confronto nella coppia. «Perché voglio un figlio? Lo vogliamo entrambi? Quali sono gli stili educativi, gli obiettivi e i valori esistenziali che vogliamo trasmettere?» sono domande che i futuri genitori dovrebbero affrontare insieme, mette in evidenza l'esperta.

Essere genitori significa anche questo: «Non chiedere ai figli di adattarsi ai tempi e alle disponibilità degli adulti, ma farsi carico dei loro bisogni in ogni fase della crescita, al fine di evitare sofferenze» conclude.


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