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LUGANO

«Una violenza brutale»: chiesti 9 anni a Bernardi

La requisitoria della procuratrice pubblica Anna Fumagalli: «Non si tratta di un gesto isolato ma di una sequenza di atti criminali».
«Una violenza brutale»: chiesti 9 anni a Bernardi
RescueMedia
«Una violenza brutale»: chiesti 9 anni a Bernardi
La requisitoria della procuratrice pubblica Anna Fumagalli: «Non si tratta di un gesto isolato ma di una sequenza di atti criminali».

LUGANO - Nove anni di carcere. È la pena richiesta dalla procuratrice pubblica Anna Fumagalli per l’ex municipale di Bissone Vladimiro Bernardi.

Bernardi è accusato in via principale di tentato omicidio intenzionale e incendio intenzionale per i fatti avvenuti tra il 29 novembre e il 3 dicembre dello scorso anno a Melano. «La colpa, sia sotto il profilo oggettivo sia sotto quello soggettivo, deve essere giudicata grave», ha spiegato la pp. «Non si tratta di un gesto isolato, ma di una sequenza di atti criminali che si è svolta su più giorni. L'imputato ha continuato nell’aggressione anche dopo che la vittima gli aveva promesso di ridargli le chiavi e dopo l'intervento di una terza persona che ha chiamato la polizia».

Il profilo dell'imputato
La richiesta di pena è stata formulata al termine della requisitoria, durante la quale la pp ha ripercorso la dinamica dell’aggressione e dell’incendio, sostenendo la responsabilità dell’imputato per entrambi gli episodi. Una responsabilità che Bernardi, invece, respinge.

«Quando i suoi interessi patrimoniali vengono messi in discussione ricorre alla violenza più brutale per ottenere quello che, secondo lui, gli è dovuto», ha spiegato Fumagalli. Un aspetto che sarebbe emerso anche dalla perizia psichica, «che descrive una personalità rigida e puntigliosa, difficoltà a gestire la contraddizione e ricorso al meccanismo di negazione davanti a realtà per lui inaccettabili».

Tre episodi criminosi e un fil rouge
Per Fumagalli, i tre episodi contestati all'imputato hanno quindi un fil rouge, che si ritrova nelle giustificazioni fornite da Bernardi. «Le sue versioni dei fatti sono inverosimili e vengono smentite da ogni riscontro oggettivo. Nega sistematicamente ogni addebito, banalizza le sofferenze della vittima e si presenta come parte lesa».

La pp ha poi sottolineato lo scarto tra la coerenza della testimonianza della vittima e la confusione delle versioni fornite da Bernardi, sia durante le indagini sia nell'interrogatorio in aula. «Ci sono elementi tecnici che dimostrano l'assoluta inattendibilità di quanto dice».

La differenza tra le due perizie mediche
Non è però l'unico "scarto" su cui si è basata l'arringa di Fumagalli. Anche la differenza tra i referti medici è, secondo la pp, essenziale per comprendere la dinamica dei fatti. La lunga lista di ferite rilevate dai medici dell'Ospedale Beata Vergine di Mendrisio - particolarmente rilevanti le lesioni al collo, dovute secondo i medici a «una compressione pericolosa e potenzialmente idonea a determinare esiti letali a seguito di ostruzione venosa giugulare con congestione cerebrale» - si scontra con «l'assenza di qualsivoglia lesione dell'imputato. Un elemento che smentisce la sua tesi».

«Anche sotto il profilo comportamentale ha adottato una condotta compatibile solo con l'obiettivo di occultare le prove. Ha lasciato il telefono a casa per rendersi introvabile, ha risposto alla chiamata d'allarme per l'incendio in modo calmo e pacato e non ha allertato subito il 118».

«Una condotta deplorevole»
Quanto agli articoli scritti di suo pugno nel 2024 sul Mattino della Domenica e diffamanti nei confronti del sindaco di Bissone, Fumagalli ha sottolineato come «le accuse dell'imputato non siano mai state confermate». Negli scritti Bernardi «lascia intendere che il sindaco fosse coinvolto in vicende penalmente rilevanti anche a sfondo sessuale. Una condotta riprovevole, anche pensando alla sua carica nell'Esecutivo».

Per la pp, nel suo agire Bernardi ha «accettato il rischio che la vittima potesse morire o quantomeno infliggere un danno grave al corpo e alla salute, colpendo zone anatomiche particolarmente vulnerabili come il collo e la testa. Ci troviamo di fronte a un tentato omicidio. Come conferma la perizia medica, si tratta di atti potenzialmente idonei a portare a esiti letali».

Pienamente cosciente
La perizia psichiatrica ha inoltre rilevato come l'imputato soffra di bipolarismo. «Non sono semplici sbalzi di umore, è una malattia grave», ha aggiunto la pp, dopo che in mattinata Bernardi aveva ridimensionato la questione. «La perizia ha però specificato che al momento dei fatti l'imputato era pienamente in grado di distinguere il bene dal male».

L'accusa privata: «Metodi da preistoria»
In seguito la parola è passato all'accusa privata. L'avvocato Marco Frigerio, che difende gli interessi della vittima, ha ricordato la sproporzione fisica naturale a favore di Bernardi rispetto al suo assistito. «Ci sono delle norme che la società ci ha dato per evitare di finire in un'aula di un tribunale per un semplice litigio tra inquilino e proprietario dell'immobile».

L'imputato ha cercato «di fare giustizia da sé con metodi che erano legittimi forse nella preistoria».

All'origine delle diffamazioni la rabbia per la sconfitta elettorale?
Più complesso l'intervento dell'avvocato del sindaco di Bissone Andrea Incerti, Mauro Ermani, per gli articoli diffamatori scritti da Bernardi sul Mattino della Domenica.

Secondo Ermani all'origine delle diffamazioni c'è la competizione per la carica di sindaco. «Sono passati agli attacchi personali: la strumentalizzazione di una registrazione carpita illegalmente e totalmente decontestualizzata». Gli articoli di giornale sono «l'espressione di rabbia per la sconfitta elettorale. Bisognava fare in modo che Incerti dimissioni».

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