«La vaccinazione è un fatto privato»

Tami mette in stand-by il caso: «Con le sue dichiarazioni, per noi la questione è momentaneamente chiusa». Knäbel: «Poi valuteremo i prossimi passi»
BELEK - Il caso Xhaka e la falsificazione del certificato Covid-19 hanno tenuto banco nel primo giorno di ritiro della Nazionale a Belek, in Turchia, dove la Svizzera prepara gli impegni di Nations League. Un tema inevitabilmente finito al centro della conferenza stampa del direttore delle squadre nazionali Pier Tami.
Tami ha spiegato di essere venuto a conoscenza dei fatti «già venerdì o sabato», proprio nei giorni in cui il Blick aveva sganciato la bomba. «Sono soddisfatto di come Granit abbia reagito e si sia assunto le proprie responsabilità. È successo tutto molto velocemente e anche lui ha preso rapidamente la sua decisione. Non è stato facile per lui fare questo passo. Solo perché è il capitano non vuol dire che sia perfetto. Apprezzo molto questa reazione, perché per la squadra in questo momento è importante mettere da parte questo tema. Con le sue dichiarazioni, per noi la questione è momentaneamente chiusa».
Il dirigente ha poi precisato che l'ASF non ha mai reso obbligatoria la vaccinazione, ma si è limitata a raccomandarla. «Si è trattato di una questione privata. La Federazione svizzera di calcio non ha dato nessuna indicazione riguardo al vaccino. La Nazionale non ha quindi nulla a che vedere con questo. Anche l'omaggio al presidente del Kosovo condannato è una questione privata».
Sul caso è intervenuto anche il presidente della Federazione svizzera di calcio Peter Knäbel. «Granit mi ha informato personalmente ieri sera sui fatti e mi ha detto contemporaneamente che si sarebbe espresso pubblicamente sulla questione e che si sarebbe assunto la responsabilità».
Federazione e giocatore hanno quindi concordato che Xhaka non avrebbe partecipato al raduno di Belek. «Siamo giunti insieme alla conclusione che è nell'interesse della squadra affrontare questo raduno senza di lui», ha spiegato Knäbel.
La decisione, almeno per il momento, non comporta conseguenze definitive per il futuro del capitano. «Al termine di questa finestra di partite internazionali valuteremo nuovamente la situazione insieme a Granit e discuteremo i prossimi passi», ha precisato il presidente della Federazione.
Xhaka aveva spiegato che, all'epoca dei fatti, era molto insicuro e diffidente nei confronti del vaccino, definendo un errore l'acquisto della certificazione.
Knäbel ha inoltre respinto il paragone con il caso Patrick Fischer. «Ci sono grandi differenze», ha precisato il presidente dell'ASF, sottolineando che per Xhaka, al momento, non esiste una sentenza. Sul piano etico ha tuttavia riconosciuto l'esistenza di una questione morale, aggiungendo che «alla fine nessuno è stato danneggiato». Il presidente della Federazione ha infine ribadito il proprio sostegno al capitano: «Granit è un giocatore con carisma».



