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Frontalieri, cosa succederebbe senza Schengen? Berna avverte: più controlli e code ai confini

Frontalieri, cosa succederebbe senza Schengen? Berna avverte: più controlli e code ai confini
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Frontalieri, cosa succederebbe senza Schengen? Berna avverte: più controlli e code ai confini

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Un rapporto pubblicato il 18.09.2026 dal Consiglio federale analizza cosa accadrebbe se la Svizzera uscisse dagli accordi di Schengen e Dublino. Per i frontalieri le conseguenze potrebbero essere molto concrete: controlli sistematici alle frontiere, tempi di attesa più lunghi e miliardi di franchi di costi economici. Il Ticino sarebbe tra le regioni più esposte.

Per chi ogni mattina attraversa il confine tra Italia e Svizzera per andare al lavoro, Schengen è molto meno astratto di quanto possa sembrare.

Oggi un frontaliere può passare da Como a Chiasso, da Varese a Stabio o da Lavena Ponte Tresa al Canton Ticino senza essere sottoposto sistematicamente a un controllo d'identità alla frontiera. Questo non significa che i controlli siano scomparsi: la Svizzera non fa parte dell'Unione doganale europea e i controlli sulle merci rimangono possibili. Ma, in linea di principio, Schengen elimina i controlli sistematici delle persone alle frontiere interne.

Cosa accadrebbe se questo sistema venisse meno?

È la domanda affrontata dal Consiglio federale nel rapporto pubblicato il 18 settembre 2026, basato su uno studio realizzato da Ecoplan su incarico dell'Ufficio federale di giustizia. Il risultato è particolarmente interessante per il Ticino e per le decine di migliaia di lavoratori che ogni giorno arrivano dall'Italia.

Senza Schengen tornerebbero i controlli sistematici alla frontiera

Il punto centrale è semplice.

Se la Svizzera non facesse più parte di Schengen, il suo confine con Italia, Francia, Germania e Austria diventerebbe una frontiera esterna dello spazio Schengen. Di conseguenza, secondo il rapporto federale, gli Stati confinanti sarebbero tenuti dal diritto europeo a controllare sistematicamente le persone in entrata e in uscita.

Anche la Svizzera dovrebbe potenziare in modo significativo personale e infrastrutture destinate ai controlli di frontiera.

Il rapporto sottolinea quanto questo aspetto sia importante soprattutto per Ticino, Ginevra e Basilea, territori nei quali economia e mercato del lavoro sono strettamente integrati con le regioni confinanti.

Per capire la differenza basta immaginare cosa potrebbe accadere nelle ore di punta ai valichi di Chiasso, Stabio o Ponte Tresa se ogni persona dovesse essere sottoposta a un controllo sistematico.

Fino a 422.000 ore al giorno perse negli ingorghi

Ed è proprio il traffico uno dei punti più rilevanti dello studio.

Nello scenario intermedio elaborato da Ecoplan per il 2035, i pendolari potrebbero perdere complessivamente circa 422.000 ore per ogni giornata lavorativa a causa delle code alle frontiere. Il costo economico associato ai maggiori tempi di percorrenza viene stimato, a seconda degli scenari considerati, tra 1,08 e 2,27 miliardi di franchi all'anno.

Non si tratta naturalmente della previsione di ciò che succederà nei prossimi anni. Lo studio costruisce uno scenario ipotetico nel quale la Svizzera abbandona completamente Schengen/Dublino e non riesce a negoziare una partecipazione parziale. Gli stessi autori sottolineano che l'impatto effettivo dipenderebbe molto dal modo in cui i Paesi vicini organizzerebbero i controlli e dalle risorse messe a disposizione.

In altre parole, più agenti e più infrastrutture significherebbero code inferiori. Con capacità di controllo limitate, invece, i tempi di attesa potrebbero aumentare sensibilmente.

CambiaValute.chGli effetti stimati di un’eventuale uscita della Svizzera da Schengen/Dublino. Fonte: Ecoplan, studio 2026 commissionato dall’Ufficio federale di giustizia.

Il numero dei frontalieri potrebbe diminuire fino al 60%

Le conseguenze non riguarderebbero soltanto il traffico.

Secondo le simulazioni presentate dal Consiglio federale, il numero dei lavoratori frontalieri potrebbe diminuire fino al 60% nel lungo periodo se i controlli sistematici rendessero troppo oneroso spostarsi quotidianamente tra il Paese di residenza e la Svizzera.

L'impatto sarebbe particolarmente importante nei settori che fanno maggiore affidamento sulla manodopera proveniente dall'estero, tra cui ristorazione e cure sanitarie.

Lo studio ipotizza anche un effetto apparentemente controintuitivo: invece di rinunciare al posto di lavoro svizzero, una parte dei frontalieri potrebbe decidere di trasferire direttamente la propria residenza in Svizzera. Ecoplan stima che, nello scenario analizzato, fino a circa 170.000 persone aggiuntive potrebbero scegliere questa soluzione.

Per il Ticino si tratterebbe quindi di una trasformazione importante non soltanto della mobilità, ma anche del mercato immobiliare e del mercato del lavoro.

Quanto potrebbe costare all'economia svizzera

L'analisi va oltre i soli frontalieri.

Nello scenario più sfavorevole considerato dallo studio, l'abbandono di Schengen/Dublino potrebbe portare nel 2035 a un PIL svizzero fino al 3,9% più basso rispetto allo scenario in cui gli accordi restano in vigore.

La perdita annuale di reddito economico viene stimata fino a circa 1.293 franchi per abitante.

Anche in questo caso è importante leggere correttamente questi numeri: sono il risultato di simulazioni economiche e rappresentano l'estremo superiore di una gamma di scenari, non una previsione certa. Ecoplan evidenzia infatti una forte incertezza sull'ampiezza degli effetti economici, proprio perché molto dipenderebbe dalle modalità concrete con cui un'eventuale uscita verrebbe gestita.

Schengen non significa abolizione delle dogane

C'è poi un punto importante, soprattutto per chi attraversa quotidianamente il confine italiano.

Schengen riguarda principalmente la circolazione delle persone, non l'abolizione delle dogane.

La Svizzera non fa parte dell'Unione doganale dell'UE. Per questo motivo anche oggi le autorità possono continuare a effettuare controlli sulle merci alla frontiera e, quando necessario, controllare anche le persone nell'ambito delle verifiche doganali.

La differenza sostanziale è che oggi, essendo Italia e Svizzera entrambe all'interno dello spazio Schengen, non viene effettuato in via ordinaria un controllo sistematico dell'identità di ogni persona che attraversa la frontiera.

È proprio questa fluidità che un'uscita da Schengen metterebbe in discussione.

Per i frontalieri il confine è anche economico: il cambio franco-euro

La vita del frontaliere, però, non si ferma al valico. Ogni mese chi lavora in Svizzera e vive in Italia deve affrontare anche un'altra “frontiera”: quella tra franco svizzero ed euro.

Lo stipendio viene normalmente percepito in CHF, mentre gran parte delle spese familiari — mutuo, affitto, bollette e acquisti — viene sostenuta in euro. Il tasso applicato alla conversione può quindi incidere concretamente sul reddito disponibile.

Servizi come CambiaValute.ch permettono di effettuare il cambio CHF/EUR completamente online, trasferendo successivamente gli euro sul proprio conto italiano tramite bonifico. Il servizio dispone anche di soluzioni dedicate ai lavoratori frontalieri e di un'opzione per automatizzare periodicamente il cambio dello stipendio.

In un contesto in cui ogni minuto perso nel passaggio fisico della frontiera può avere un costo, anche la possibilità di gestire il cambio valuta senza doversi recare in banca o in un ufficio di cambio rappresenta un esempio di come la digitalizzazione possa semplificare la quotidianità di chi vive tra Italia e Svizzera.

Schengen, una questione molto concreta per il Ticino

Il nuovo rapporto federale mostra quindi come un accordo spesso discusso in termini di politica europea abbia effetti estremamente pratici sulla vita quotidiana dei frontalieri.

Oggi non è in corso una procedura che comporti automaticamente l'uscita della Svizzera da Schengen: quello pubblicato da Berna è uno studio degli effetti di uno scenario ipotetico. Ma i numeri permettono di capire quanto l'economia delle regioni di confine sia diventata interconnessa.

Per un lavoratore che ogni mattina attraversa la frontiera, la differenza potrebbe essere molto semplice: passare il confine in pochi minuti oppure trovarsi ogni giorno davanti a controlli sistematici e nuove code.

Ed è proprio in Ticino, dove una parte significativa del mercato del lavoro vive quotidianamente a cavallo tra Italia e Svizzera, che questa differenza sarebbe probabilmente percepita più rapidamente.


Questo articolo è stato realizzato da Cambia Valute, non fa parte del contenuto redazionale.

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