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Dazi USA-Svizzera: aliquota giù al 12,5%, ma il rischio resta

Dazi USA-Svizzera: aliquota giù al 12,5%, ma il rischio resta
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Dazi USA-Svizzera: aliquota giù al 12,5%, ma il rischio resta

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A un anno dallo scontro commerciale con Washington, l'aliquota doganale che gli Stati Uniti applicano alle merci svizzere si è stabilizzata al 12,5%, ben sotto il picco del 39% imposto da Donald Trump nell'agosto 2025. Per chi lavora in Ticino in un'azienda che esporta oltreoceano — dall'orologeria alla farmaceutica, dalla meccanica di precisione ai macchinari — la differenza si misura in ordini, margini aziendali e, indirettamente, in stabilità occupazionale.

Al 7 agosto 2026, secondo un bilancio a un anno dallo shock tariffario pubblicato da laRegione, le imprese svizzere pagano in media un'aliquota doganale del 12,5% sull'export verso gli Stati Uniti, contro il tetto negoziato del 15% e il picco iniziale del 39%. L'accordo raggiunto a fine 2025 ha alleggerito la pressione sulle aziende esportatrici, ma un'inchiesta statunitense in corso sulla sovraccapacità industriale globale potrebbe far risalire i dazi nei prossimi mesi.

Come si è arrivati al 12,5%

Il 1° agosto 2025 il presidente Trump aveva innalzato l'aliquota sulle merci svizzere al 39%, dopo il fallimento dei negoziati bilaterali — una delle tariffe più alte imposte a un singolo partner commerciale, secondo la ricostruzione di swissinfo.ch e del Corriere del Ticino di quei giorni. La svolta è arrivata a novembre: un nuovo accordo ha fissato un tetto massimo del 15% sulla maggior parte dei beni svizzeri, con effetto retroattivo al 14 novembre 2025. Il Consiglio federale ne ha dato comunicazione ufficiale il 10 dicembre 2025.

In cambio, la Confederazione ha abbassato le proprie aliquote su pesce, frutti di mare e alcuni prodotti agricoli, e ha concesso agli Stati Uniti contingenti annui esenti da dazi: 500 tonnellate di carne bovina, 1.000 di carne di bisonte e 1.500 di carne di pollame. Secondo le stime diffuse all'epoca dal Consiglio federale, il nuovo assetto avrebbe ridotto i dazi medi statunitensi verso la Svizzera di circa dieci punti percentuali.

Il dato del 12,5% riportato a inizio agosto 2026 è quindi inferiore al tetto negoziato del 15%: la differenza non è ulteriormente scomposta nella fonte consultata, e non è chiaro se rifletta una media ponderata tra settori con aliquote diverse o l'effetto delle esenzioni concordate. È un punto che merita una verifica diretta presso la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) prima di essere considerato definitivo.

Cosa significa per chi lavora in un'azienda esportatrice

Il Ticino ospita una parte significativa dell'industria svizzera dei macchinari, elettromeccanica e strumenti di precisione (il cosiddetto settore MEM), spesso legata a filiere che esportano anche negli Stati Uniti. Un'aliquota doganale più bassa riduce la pressione sui prezzi finali e, a parità di altre condizioni, sugli ordini — un fattore che pesa sulla programmazione della produzione e, quindi, sui turni.

Va detto con altrettanta chiarezza cosa non sappiamo: nell'estate 2025, quando l'aliquota era al 39%, circolavano stime di "migliaia di posti di lavoro a rischio" nei settori più esposti, come l'orologeria di lusso. A un anno di distanza, non risultano ancora pubblicati dati ufficiali su licenziamenti, assunzioni o ore di lavoro perse collegabili in modo diretto ai dazi. Chi lavora per un'azienda esportatrice farebbe bene a chiedere informazioni dirette al proprio datore piuttosto che affidarsi a stime generiche.

Il rischio che resta: l'inchiesta sulla sovraccapacità industriale

Il tetto del 15% non è garantito per sempre. Le autorità statunitensi hanno aperto un'inchiesta sulla sovraccapacità industriale globale che, secondo laRegione, potrebbe portare a nuovi dazi settoriali. Le autorità svizzere si attendono che l'accordo sul tetto massimo venga rispettato, ma si tratta di un'aspettativa dichiarata alla data del 7 agosto 2026, non di una garanzia contrattuale definitiva. La stessa fonte descrive l'imprevedibilità della politica commerciale statunitense come "una sfida centrale" per le imprese svizzere — un giudizio che vale la pena tenere presente prima di considerare il 12,5% un dato acquisito in modo permanente.

Cosa fare adesso

    • Se lavori per un'azienda esportatrice, chiedi direttamente al tuo datore se e come i dazi USA hanno già influito su ordini o piani di produzione nel tuo reparto.
    • Consulta periodicamente la pagina della SECO dedicata alle relazioni commerciali Svizzera-USA (seco.admin.ch) per aggiornamenti ufficiali.
    • Se il tuo settore è tra i più esposti — orologeria, meccanica di precisione, farmaceutica — segui le notizie sull'inchiesta statunitense sulla sovraccapacità industriale.
    • Evita di basare decisioni personali importanti (mutuo, cambio di lavoro, investimenti) su previsioni di breve periodo sui dazi: le stesse fonti economiche la definiscono una situazione imprevedibile.

Da tenere d'occhio

L'esito dell'inchiesta statunitense sulla sovraccapacità industriale sarà il primo indicatore concreto se il tetto del 15% reggerà. Vale la pena seguire anche eventuali nuovi round negoziali tra Berna e Washington, ed eventuali dati settoriali su occupazione che SECO o l'Ufficio federale di statistica potrebbero pubblicare nei prossimi mesi.

Le informazioni su dazi e accordi commerciali hanno natura generale: per valutazioni specifiche sulla propria azienda o settore è opportuno rivolgersi alle associazioni di categoria o a un consulente specializzato in commercio internazionale.

CONTENUTO PROMOZIONALE
Un anno di incertezza sui dazi ha ricordato a molte aziende ticinesi quanto contino i tempi giusti nelle operazioni transfrontaliere: un ordine, un pagamento, una fornitura possono valere di più o di meno a seconda di quando vengono gestiti. Lo stesso principio vale per chi ogni mese trasforma il proprio stipendio in franchi in un budget di famiglia in euro: il momento in cui si effettua il cambio non è un dettaglio, è parte del conto. Cambiavalute.ch permette, ad Aziende e Privati, di cambiare franchi in euro (e viceversa) in modo semplice e trasparente, con condizioni sempre ben visibili prima di confermare l'operazione.
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Fonti ufficiali

Svizzera, che stangata: Trump fa salire i dazi al 39% — Corriere del Ticino — pubblicato il 1° agosto 2025, consultato l'11 agosto 2026

Relazioni commerciali tra la Svizzera e gli Stati Uniti — SECO — pagina istituzionale, consultata l'11 agosto 2026


Questo articolo è stato realizzato da https://cambiavalute.ch/?utm_source=tio&utm_medium=display&utm_campaign=header-sez-newsblog-it-2026&utm_content=header-newsblog, non fa parte del contenuto redazionale.

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