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Franco svizzero: tornano le pressioni al rialzo?

Il franco ai minimi di gennaio contro l'euro, ma i segnali di un'inversione si moltiplicano
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Il franco ai minimi di gennaio contro l'euro, ma i segnali di un'inversione si moltiplicano

Chi controlla il cambio sul telefono prima di convertire lo stipendio di fine mese avrà notato qualcosa di diverso rispetto a un mese fa. Da fine maggio il cambio Eur/Chf ha guadagnato oltre il 2%, spingendosi sopra quota 0,93 franchi per la prima volta da gennaio. Il franco ha ceduto terreno anche contro il dollaro, salito oltre 0,81 franchi. Dietro il movimento c'è soprattutto il miglioramento — temporaneo, si scoprirà presto — dello scenario geopolitico globale, l'ennesima conferma del ruolo del franco come valuta rifugio. Ora però il quadro mediorientale è tornato a deteriorarsi e Donald Trump ha rimesso al centro dell'agenda il tema dei dazi. La domanda, per chi vive di franchi e spende in euro, è se la fase di recupero dell'euro sia già arrivata al capolinea.

Perché il franco si è indebolito

Gli analisti concordano nell'attribuire la discesa del franco soprattutto al ridimensionamento della domanda di beni rifugio, ma il vero motore resta il differenziale fra le banche centrali. La Banca nazionale svizzera ha confermato il tasso guida allo 0% nella riunione del 18 giugno, a fronte di un'inflazione che a maggio si attestava allo 0,6% su base annua — un dato che lo stesso presidente Martin Schlegel ha definito "relativamente basso" nel confronto internazionale. Il mese successivo, con la lettura di giugno pubblicata a inizio luglio, il rincaro è sceso ulteriormente allo 0,5%.

La Bce, al contrario, l'11 giugno ha alzato i tre tassi di riferimento di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,25%: il primo rialzo dal 2023, motivato dal rincaro energetico legato al conflitto in Medio Oriente. I mercati scontano un'ulteriore mossa già a settembre. Anche la Fed, ferma al 3,50-3,75%, potrebbe muoversi un paio di volte entro fine anno: è quanto emerge dalle proiezioni aggiornate dopo la prima riunione guidata da Kevin Warsh, che si è mostrato meno accomodante di quanto ci si aspettasse al momento della sua nomina.

Un anno di inversioni

Guardato sulla distanza dei dodici mesi, il cambio Eur/Chf è quasi fermo dove era partito, ma il percorso per arrivarci è stato tutt'altro che lineare. Tra gennaio e marzo il franco ha vissuto la sua corsa più intensa, complice l'escalation in Medio Oriente e il caos aperto dalla Corte Suprema statunitense sui dazi: il cambio è sceso fino a un minimo annuale in area 0,898, il 9 marzo. Da lì l'euro ha recuperato terreno, favorito dal rialzo dei prezzi dell'energia — il petrolio aveva toccato quota 120 dollari al barile — e dalla conseguente revisione delle attese sui tassi Bce, passate in poche settimane da nuovi tagli a un possibile rialzo. Il cambio è tornato fino a un'area di 0,924 a metà aprile.

Da lì, però, l'euro ha perso nuovamente smalto per tutto il mese di maggio, complice l'incertezza sui nuovi dazi Usa introdotti in sostituzione di quelli bocciati dalla Corte Suprema e un cessate il fuoco Iran-Usa, mediato dal Pakistan, che si è rivelato più fragile del previsto. L'ultima fase, quella che ora potrebbe essere arrivata al capolinea, è stata di recupero per la valuta unica: a spingerla sono stati proprio i colloqui tra Washington e Teheran, prima che le schermaglie riprendessero.

Cosa dice la Bns

La Banca nazionale non vede di buon occhio l'apprezzamento del franco: un franco debole favorisce le esportazioni e aiuta a tenere sotto controllo i prezzi. Alla conferenza stampa del 18 giugno, Schlegel ha ricordato che “a inizio marzo avevamo aumentato la nostra disponibilità a intervenire sul mercato dei cambi”, proprio nei giorni del minimo annuale del cambio. E ha aggiunto: “Sebbene l'ampliamento del differenziale di interesse rispetto all'estero abbia comportato una lieve riduzione del valore del franco, il rischio di una forte pressione al rialzo sussiste ancora, dato che la situazione geopolitica resta incerta”. Non a caso la Svizzera resta, per il momento, nella lista di sorveglianza del Tesoro Usa sui paesi sospettati di manipolare il cambio, insieme, tra gli altri, a Cina, Germania e Giappone.

La variabile che può ribaltare tutto

Fredy Hasenmaile, capoeconomista di Raiffeisen, aveva indicato ai media la soglia dei 100 dollari al barile come lo spartiacque oltre il quale il franco tornerebbe a guadagnare terreno, in caso di mancato accordo fra Washington e Teheran. Quella soglia, nelle ultime ore, è stata superata: il Brent ha sfondato quota 100 dollari mentre il conflitto si allarga. Dopo Hormuz, ora anche lo stretto di Bab el-Mandeb è nel mirino: gli Houthi, che il 20 luglio ne avevano annunciato il blocco navale, hanno già colpito due petroliere dirette verso i porti sauditi. Il traffico commerciale nello stretto tra Mar Rosso e Golfo di Aden è crollato di un terzo in pochi giorni.

Cosa significa per chi guadagna in franchi

Per un frontaliere italiano pagato in franchi, ogni decimale del cambio si traduce direttamente in potere d'acquisto. Con l'Eur/Chf a 0,927, uno stipendio di 2.000 franchi equivale a 2.157 euro al lordo delle commissioni bancarie. Se il cambio dovesse tornare ai livelli di marzo, attorno a 0,90, lo stesso stipendio salirebbe a 2.222 euro — 65 euro in più, ogni mese, solo per effetto del cambio.

È proprio in queste fasi di volatilità che scegliere il canale di conversione giusto fa la differenza: bloccare il tasso al momento opportuno, o affidarsi a un servizio pensato per chi vive fra due valute, può valere più di quanto si creda a fine anno. Su cambiavalute.ch/promozioni sono attive le condizioni riservate ai lettori di Valute e Frontiere per chi vuole cambiare stipendio, pensione o risparmi senza lasciare margine alle commissioni bancarie.

Fonti consultate


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