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La vergogna di comparire come divorziati. Oppure no

La mozione per rimuovere la dicitura "divorziato" dallo stato civile divide la politica ticinese tra chi la considera una questione privata e chi la giudica secondaria rispetto alle vere priorità sociali. Cosa ne pensa invece la gente? Guarda il video.
La vergogna di comparire come divorziati. Oppure no
La vergogna di comparire come divorziati. Oppure no
Davide Giordano tio.ch
La vergogna di comparire come divorziati. Oppure no
La mozione per rimuovere la dicitura "divorziato" dallo stato civile divide la politica ticinese tra chi la considera una questione privata e chi la giudica secondaria rispetto alle vere priorità sociali. Cosa ne pensa invece la gente? Guarda il video.

LUGANO - Essere etichettati come "divorziati" è uno stigma, un fatto privato e personale oppure un elemento abbastanza rilevante da dover comparire sul proprio stato civile?

La questione è approdata sul tavolo della politica federale con una mozione presentata dalla consigliera nazionale del Partito Liberale Radicale (PLR) Nadine Gobet. Secondo Gobet, si tratta di un evento della vita privata che non dovrebbe essere "perpetuato amministrativamente" per decenni. In sostanza, per la consigliera nazionale, questo dettaglio andrebbe semplicemente rimosso. Il Consiglio federale raccomanda di accogliere la mozione.

Ma cosa ne pensa la politica ticinese di questo tema? Comparire come divorziati è davvero un'onta, qualcosa di cui ci si debba vergognare?

Matteo Pronzini (MPS) non le manda certo a dire: «Una mozione del PLR? Mi sembra che gli esponenti del Partito Liberale si stiano comportando come i musicisti sul Titanic. La nave affonda e loro continuano a suonare. Un partito con la rilevanza del PLR dovrebbe occuparsi dei problemi reali con cui è confrontata la popolazione e non di queste sciocchezze. Abbiamo persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese, a pagare la cassa malati. L'etichetta "divorziato" credo sia l'ultimo dei loro problemi».

Più possibilista Piero Marchesi (UDC): «Certamente non è il tema prioritario per la Svizzera, ma è sicuramente una questione su cui si può ragionare. Capisco le ragioni che possono aver spinto a promuovere questa mozione e, provando a immedesimarmi, posso anche condividerle».

Completamente a favore, anzi persino più radicale, la visione di Amalia Mirante (Avanti con Ticino&Lavoro): «Sono assolutamente favorevole a questa proposta, che mi sembra in linea con i tempi che viviamo e con l'evoluzione di alcune prassi e atti amministrativi. Non è una questione di stigma: credo semplicemente che si tratti di una questione privata che non debba avere rilevanza pubblica. Non so nemmeno quanto lo stato civile sia necessario oggi in determinati documenti. Le amministrazioni dovrebbero avere i nostri dati, mentre il resto riguarda questioni personali».

Decisamente più tranchant la posizione di Daniele Piccaluga (Lega dei Ticinesi) che liquida come una sciocchezza la proposta: «Per me le priorità sono ben altre, come la cassa malati e la salvaguardia del ceto medio. Chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese non cambia la propria situazione se su un documento c'è scritto "divorziato" o "sposato". Non capisco la necessità di togliere soltanto la dicitura 'divorziato': se non deve comparire, allora non dovrebbe comparire nulla sullo stato civile. Torniamo a parlare dei problemi reali della gente».

La mozione per rimuovere la dicitura "divorziato" dallo stato civile divide anche la popolazione. Almeno quella interpellata da noi tra le strade del Luganese. Vuoi sapere cosa ne pensa? Guarda il video.

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