Minorenni e sfruttamento sessuale. E in Ticino?

Le deputate Boscolo e Petralli interrogano il Governo sulle misure di prevenzione e protezione dei minori dal rischio di sfruttamento sessuale.
BELLINZONA - Il Ticino dispone di strumenti adeguati per prevenire e individuare situazioni di prostituzione e sfruttamento sessuale di minorenni? È quanto chiedono Giulia Petralli (Verdi) e Lisa Boscolo (PS) in un'interrogazione al Consiglio di Stato, alla luce dei casi emersi nelle aree urbane della Svizzera romanda.
Le due deputate richiamano le recenti inchieste e procedure giudiziarie avviate nei Cantoni di Ginevra e Vaud, che avrebbero evidenziato un fenomeno in crescita, con modalità di adescamento sempre più legate ai social media e alle piattaforme digitali. In Ticino, sottolineano, pur non essendo emersi casi di analoga rilevanza pubblica, i servizi che lavorano con i minori avrebbero rilevato negli ultimi anni episodi puntuali, spesso legati al consumo di sostanze.
L'interrogazione riconosce gli strumenti già sviluppati dal Cantone, tra cui il Programma cantonale di promozione dei diritti, prevenzione della violenza e protezione di bambini e giovani e il Servizio di consulenza per sospetti di abuso sessuale o maltrattamento su minori (SeAM). Petralli e Boscolo chiedono tuttavia se siano sufficienti anche di fronte alle nuove forme di sfruttamento facilitate dagli strumenti digitali.
Tra le diverse domande rivolte al Governo figurano la richiesta di dati, stime o segnalazioni relative al Ticino e l'eventuale elaborazione di una strategia cantonale specifica. Le firmatarie chiedono inoltre quali procedure siano previste in caso di sospetto sfruttamento e quali misure di protezione e accompagnamento siano disponibili per le vittime.
L'atto parlamentare si concentra anche sulla prevenzione nelle scuole e nei servizi che lavorano con adolescenti e giovani adulti. Al Governo viene chiesto se gli operatori ricevano una formazione specifica per riconoscere possibili indicatori di prostituzione minorile, adescamento online e fenomeni legati al cosiddetto modello del “loverboy”. Infine, Petralli e Boscolo domandano quale ruolo abbiano le forze di polizia nell'identificazione precoce dei casi e quali collaborazioni siano attive con i servizi sociali, scolastici e sanitari.



