«Ermotti non poteva fare peggio, ego fuori controllo»

Secondo l'esperto di diritto, Peter Kunz, le dichiarazioni del CEO potrebbero aver spinto il Consiglio degli Stati a una posizione più rigida su UBS: «Se Ermotti fosse rimasto in silenzio...».
BERNA - Il professore di diritto Peter Kunz attribuisce al CEO di UBS Sergio Ermotti la responsabilità della decisione odierna del Consiglio degli Stati sui requisiti patrimoniali delle banche sistemiche. A suo avviso, però, l'ultima parola non è ancora stata detta: il Consiglio nazionale potrebbe mostrarsi più accomodante nei confronti dell'istituto rispetto alla camera dei cantoni, fa presente il docente di diritto economico all'Università di Berna in un'intervista all'agenzia Awp.
Il Consiglio degli Stati (CSt) si è sorprendentemente avvicinato alla linea dura del Consiglio federale e richiede una copertura del 90% con capitale proprio di classe 1 per le filiali estere di UBS. Se lo aspettava?
Kunz: Sono sorpreso che il CSt si sia avvicinato così tanto alla posizione del governo. Mi sarei aspettato che venisse approvata una normativa più favorevole a UBS e che la camera dei cantoni accogliesse la proposta della sua commissione dell'economia e dei tributi.
Ritiene giusta questa decisione?
Kunz: Il Consiglio degli Stati ha agito correttamente allineandosi maggiormente alla linea dell'esecutivo. La proposta della commissione non mi ha davvero convinto: è chiaro che per la prevenzione è necessario il capitale proprio "duro". E l'attuale requisito del 45% è troppo basso. Ho però ritenuto irrealistico anche il 100% proposto dal Consiglio federale. Una quota di capitale proprio CET1 compresa tra il 60 e l'80% sarebbe sicuramente ragionevole.
La normativa approvata oggi renderà più sicura la piazza finanziaria elvetica?
Kunz: I rischi di UBS verrebbero ridotti e questo, indirettamente, renderebbe più sicura anche la piazza finanziaria. A mio avviso, però, da anni il dibattito si concentra troppo sulla prevenzione. Se le cose andassero male, nemmeno il 100% di capitale proprio CET1 basterebbe. Sarebbe più importante che il parlamento stabilisse finalmente delle norme adeguate in merito alla liquidazione di una banca di importanza sistemica. Nella procedura di liquidazione, l'obiettivo dovrebbe essere quello di separare e salvare la parte di importanza sistemica, mentre il resto andrebbe in fallimento. Da vent'anni in Svizzera questo aspetto non è ben regolamentato.
Nell'attuale dibattito sul capitale proprio, UBS ha fallito con la sua attività di lobbying e il Consiglio federale ha avuto la meglio?
Kunz: Da tre anni l'attività di lobbying è stata estremamente aggressiva, persino nei confronti di noi professori, il che è stato davvero insolito. Ma questa decisione ora ha meno a che fare con le pressioni esercitate negli ultimi tre anni, quanto piuttosto con le infelici interviste rilasciate dal signor Sergio Ermotti negli ultimi giorni.
In che senso?
Kunz: È stato davvero un colpo a vuoto: le dichiarazioni sono state percepite in modo negativo, non solo dal pubblico e dai media, ma anche dai politici. Se Ermotti fosse rimasto in silenzio, oggi avremmo probabilmente un risultato di 50/50. Avanzare teorie complottistiche contro le autorità e denunciare l'incompetenza dei politici: non si poteva fare peggio. L'ego di Ermotti ha perso il controllo.
Come proseguirà la discussione in Consiglio nazionale?
Kunz: Mi aspetto che Ermotti non rilasci più interviste sino alla discussione alla camera del popolo e che, al suo posto, sia il presidente del consiglio di amministrazione Colm Kelleher a presentarsi davanti alla stampa elvetica. Nel frattempo, il dipartimento di lobbying dell'UBS continuerà a operare. Posso quindi immaginare che il Consiglio nazionale si allontanerà dalla linea dura del Consiglio degli Stati e forse troverà un compromesso al 70 o al 75% di capitale di base. Ci sono argomenti oggettivi a sostegno di questa posizione. Ad esempio, il fatto che UBS risulterebbe svantaggiata nel confronto internazionale con regole troppo severe. Una normativa di questo tipo sarebbe comunque onerosa per UBS, ma sicuramente sostenibile.
Ermotti parla di costi aggiuntivi annuali derivanti dall'acquisizione di Credit Suisse pari a 2 miliardi di dollari (1,6 miliardi di franchi) anche nell'ipotesi della proposta di compromesso della commissione degli Stati.
Kunz: Non sono in grado di valutare tale importo. Ci saranno oneri aggiuntivi, ma in realtà non rappresentano un problema per UBS. Ciò avrà un impatto sulla politica dei dividendi e sui programmi di riacquisto di azioni proprie. Per i clienti di UBS non sarà un problema. La cosa avrà ripercussioni soprattutto sui bonus dei dirigenti e su alcuni azionisti orientati al rendimento.
Il Consiglio federale avrebbe potuto decidere con un'ordinanza in merito alla copertura patrimoniale delle filiali estere di UBS. Ma la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter ha affermato oggi in Consiglio degli Stati che il parlamento non avrebbe accettato questo approccio così su due piedi. Cosa ne pensa?
Kunz: Sono scuse da politica. È stato un errore madornale da parte del Consiglio federale portare la questione in parlamento. La competenza era chiaramente del governo, che però ha scaricato la responsabilità su altri. Si sarebbe dovuto regolare tutto già tre anni or sono tramite ordinanza. Anche per UBS questa fase di incertezza protrattasi per anni è stata negativa. Ma ora non è più possibile tornare indietro.



