La neutralità è uno strumento politico, usiamolo!

Levi Morosi, membro del Partito Comunista
L’iniziativa popolare sulla neutralità ha dato vita ad alleanze insolite. La destra nazionalista e la sinistra comunista sono favorevoli, il centro destra e il centro sinistra contrari. Quando gli estremi si toccano e il centro si estremizza, i partiti iniziano ad accusarsi reciprocamente di aver tradito i propri ideali e il dibattito si trasforma in una tifoseria in cui ogni argomento è buono per attaccare la controparte. Bisogna però ammettere che, su un punto, i contrari all’iniziativa hanno ragione: il principio di neutralità – anche se espresso in modo alquanto vago – è già presente nella Costituzione.
Questo significa che l’iniziativa non serve a nulla? Niente affatto, ed è proprio questo il punto centrale da prendere in considerazione quando si parla di neutralità. La neutralità è uno strumento politico che permette di perseguire scopi diversi. Non si tratta di inserire i concetti già esistenti nella costituzione ma di sconfessare l’operato del Governo. In caso di approvazione del testo, le forze politiche che hanno promosso l’iniziativa, si troverebbero nella condizione di poter sfruttare la vittoria alle urne per portare avanti le loro battaglie. Il resto della partitocrazia, invece, sarebbe costretta a perseguire una politica estera contraria al volere dei cittadini.
In caso di successo, l’UDC inizierebbe quindi a chiedere maggiori fondi per l’esercito e si opporrebbe a qualsiasi politica favorevole agli interessi dei palestinesi? È possibile. Tuttavia, anche la sinistra potrebbe trarne vantaggio e fare esattamente il discorso opposto. Se siamo neutrali non possiamo acquistare armi totalmente legate ai vincoli tecnologici NATO e non possiamo non riconoscere lo Stato palestinese.
Ma allora perché il centro destra e il centro sinistra non vogliono avvalersi di questo strumento politico? La risposta è molto semplice. Questi Partiti sostengono la politica di sottomissione all’UE e alla NATO portata avanti dal Consiglio federale e non vogliono che il governo sia sconfessato alle urne. Ciò che si vuole evitare è che gli svizzeri rimettano in discussione la doppia morale di un governo che si scandalizza per il comportamento di Putin ma che tace di fronte al genocidio dei palestinesi, che condanna la Russia e che supporta le guerre della NATO.
Il fatto che il PLR e il Centro siano contrari all’iniziativa non stupisce più di tanto visto che Cassis e Pfister dirigono i dipartimenti degli esteri e della difesa. La contrarietà dei Socialisti e dei Verdi è
invece molto più ambigua e molto più triste. Le forze politiche che a parole si dicono contrarie alla guerra e all’esportazione di armi sostengono l’avvicinamento della Svizzera alla NATO, l’alleanza che negli ultimi 30 anni ha scatenato innumerevoli aggressioni militari. La neutralità, uno strumento utile a portare avanti battaglie importanti viene relegato al ruolo di feticcio nazionalista e ci si limita a denunciare il modo con cui, in passato, la destra se ne servì per fare affari col Terzo Reich o con il Sudafrica ai tempi dell’apartheid. In passato, socialisti autorevoli si avvalsero della neutralità per pretendere un atteggiamento meno servile verso Mussolini ma questo sembra non interessare più a nessuno. Incanalati in un circo mediatico che vede la sinistra schierata contro la destra nazionalista, Socialisti e Verdi preferiscono avvallare la politica estera di Ignazio Cassis, membro dell’associazione Svizzera-Israele. Il Partito Comunista viene accusato di tradire la sinistra per sostenere l’UDC. Le tesi dei comunisti, che vogliono sfruttare la neutralità come strumento politico per riorientare la politica estera svizzera e rendere il nostro paese un ponte tra l’Occidente e il Sud globale, per quanto lungimiranti, vengono rifiutate da quella parte di sinistra accecata dall'europeismo. L’iniziativa sulla neutralità rischia di infrangersi contro il muro eretto dalla partitocrazia. Il popolo svizzero troverà il coraggio di sconfessare la sua classe dirigente? I pacifisti si augurano di sì.



