Voto a 16 anni nei Grigioni: è una scelta di fiducia, non di età

Sandro Fora, Il Noce.
Sandro Fora, Il Noce.
Nei Grigioni si torna a parlare di voto a 16 anni. Una proposta semplice, di buon senso, che altrove - Glarona, per esempio - è già realtà. Eppure, come sempre, c'è chi storce il naso: "troppo giovani, troppo influenzabili". Io dico l'esatto contrario: è ora di dare fiducia ai giovani.
Un ragazzo di 16 anni oggi in Svizzera non è più un bambino. A 15 anni sceglie se fare il liceo o un apprendistato. A 16 anni lavora, paga l'AVS, prende il motorino per andare a lavorare alle 6 del mattino. Si assume responsabilità che molti adulti hanno dimenticato cosa significhi. Perché allora non può assumersi la responsabilità più civica di tutte: votare?
Non stiamo parlando di abbassare l'età per fare il sindaco. Stiamo parlando di permettere a chi vive la scuola, chi usa i trasporti pubblici tutti i giorni, chi si chiede se in valle ci sarà ancora lavoro tra dieci anni, di dire la sua. E diciamolo chiaramente: i nostri giovani spesso ragionano meglio di noi adulti. Lo vediamo nelle assemblee, nei dibattiti a scuola, sui temi ambientali, sulla pianificazione del territorio. Hanno meno pregiudizi, meno calcoli di partito, meno paura del cambiamento. Hanno idee fresche. Non sono ancora incastrati nel "si è sempre fatto così" che blocca tante decisioni in Ticino e nei Grigioni.
Dare il voto a 16 anni non significa regalare nulla. Significa investire. Significa dire a una generazione: "Ci interessano le vostre idee, contate". È il miglior antidoto alla disaffezione per la politica, che nasce proprio quando per anni ti senti escluso.
Se vogliamo comuni vivi, valli vive, una democrazia viva, dobbiamo smettere di avere paura dei giovani. Dobbiamo ascoltarli. Per questo sostengo con convinzione il voto a 16 anni nei Grigioni. E mi auguro che presto anche il Ticino abbia il coraggio di fare lo stesso. Perché il futuro non si costruisce senza chi nel futuro ci dovrà vivere.




