PECC, un’occasione persa: la destra ticinese condanna il Cantone alla dipendenza dalle fossili

Massimo Bartolini, Membro di comitato PVL Ticino
Massimo Bartolini, Membro di comitato PVL Ticino
Il Gran Consiglio ha recentemente votato l’attuazione del Piano Energetico Climatico Cantonale (PECC). Un voto che si è trasformato nell’ennesima occasione persa: la maggioranza composta da PLR, Lega, UDC e Avanti con Ticino&Lavoro ha letteralmente snaturato il piano, stralciando proprio le misure chiave per affrancare il Ticino dalla dipendenza dalle energie fossili.
Durante il dibattito parlamentare, i contrari hanno sollevato argomentazioni facilmente smentibili, agitando lo spauracchio dei costi che sarebbero ricaduti interamente sul ceto medio e alludendo a un fantomatico obbligo generalizzato di installare pannelli solari.
La realtà dei fatti è ben diversa, ed è scritta nel testo del PECC: l’obbligo di copertura fotovoltaica era mirato unicamente alla metà dei grandi stabili sopra i 300 mq entro il 2045 (sia pubblici che privati, inclusi capannoni industriali, grandi condomini o ville di ampie dimensioni).
Davanti a questa disinformazione basata sulla paura, le spiegazioni sono solo due: o i contrari non hanno letto e compreso il PECC, oppure hanno agito in totale malafede, ergendosi a finti protettori del ceto medio per difendere ben altri interessi.
I benefici economici ignorati dalla maggioranza
Ciò che la destra ha omesso di dire è che questo obbligo avrebbe generato un enorme indotto economico per il nostro Cantone, creando posti di lavoro qualificati, nuove competenze professionali, l'ammodernamento del parco immobiliare e un incremento del valore degli edifici nel tempo.
Per quanto riguarda le abitazioni private, l’obbligo sarebbe scattato unicamente in caso di rifacimento totale del tetto. Inoltre, chi installa il fotovoltaico non è solo: può beneficiare di importanti incentivi federali e cantonali.
Senza contare che i principali istituti bancari (come Banca Stato, UBS, Raiffeisen e Banca Cler) offrono modelli di "Ipoteca Green" con tassi agevolati. Riqualificare l'immobile ne aumenta il valore venale, permettendo alle banche di ricalcolare il grado di anticipo (fino all'80% del valore del fondo) e garantendo ai proprietari la liquidità necessaria per l'investimento.
Anche la retorica sugli affitti non regge: per gli edifici a reddito, solo una minima parte dei costi sarebbe ricaduta sugli inquilini, i quali avrebbero comunque beneficiato di energia pulita e gratuita.
Basti pensare che un impianto standard di appena 20 mq è in grado di coprire l’80% del fabbisogno annuo di una casa unifamiliare.
Il paradosso dei numeri
Mentre la destra parlamentare agita lo spauracchio dei costi di transizione, i dati reali sui prezzi dell'energia in Ticino nell'ultimo anno raccontano una verità diametralmente opposta.
Chi è rimasto legato alle vecchie fonti fossili sta subendo una vera e propria stangata, trainata dai conflitti internazionali. Chi invece ha investito nei pannelli fotovoltaici vede la redditività della propria energia in eccesso letteralmente decollare.
Il confronto tra i rincari subiti dalle famiglie e l'aumento dei guadagni per chi produce energia pulita è impietoso: gasolio da riscaldamento +39,5%, diesel +33%, benzina +25,7%, gas +2,5%, contro un aumento della remunerazione dell’energia del +77,1% a beneficio di chi la produce e la rivende oltre all’uso personale.
I numeri non mentono.
Un impianto solare sul tetto non è una spesa a fondo perduto come vuol far credere la maggioranza PLR-Lega-UDC-Avanti, ma un vero e proprio "scudo" finanziario.
Con una remunerazione minima protetta a 6 centesimi e picchi di riacquisto di mercato che oggi superano i 10 centesimi (registrando un balzo del +77,1% per i piccoli produttori privati), l'energia in eccesso si sta trasformando in una rendita solida.
Al contrario, ogni litro di gasolio comprato a prezzo d'oro (+39,5%) rappresenta un capitale ticinese che vola all'estero per foraggiare le multinazionali del petrolio.
Un veto che pesa sulle tasche di cittadini e aziende
La scelta di PLR, Lega, UDC e Avanti di bocciare questa parte fondamentale del PECC non fa altro che prolungare la nostra sottomissione alle energie fossili.
Mentre i prezzi del diesel e del combustibile toccano picchi record a causa delle tensioni internazionali, la destra ticinese ha messo il veto su una strategia che avrebbe garantito energia pulita a costo zero e la possibilità di rivendere l’eccedenza alle aziende elettriche locali.
Una decisione miope che, proprio in questo periodo storico, pesa drammaticamente sulle tasche di aziende, servizi e cittadini.
Non dimentichiamo che un impianto fotovoltaico casalingo permette anche di viaggiare gratis con la propria auto elettrica.
Una scelta ideologica che ci lascia vulnerabili agli sbalzi del mercato globale e rimanda ancora una volta il futuro energetico del Ticino.




